Libri - Le opere da rileggere

Oliver Sacks, i 10 libri più famosi

In occasione della recente scomparsa delloscrittore e neurologo britannico, vi proponiamo i suoi 10 libri più belli...
Oliver Sacks, i 10 libri più famosi

 In occasione della recente scomparsa delloscrittore e neurologo britannico, vi proponiamo i suoi 10 libri più belli

MILANO – Ieri 30 agosto ci ha lasciato Oliver Wolf Sacks, il famoso neurologo e scrittore britannico è morto a New York all’età di 82 anni. Per ricordarlo, vi proponiamo i suoi libri più importanti.

Risvegli

“Risvegli” apparve nel 1973 e da allora l’Autore lo ha più volte rielaborato nelle successive edizioni. Ma qui, ancora una volta, l’elemento decisivo è il narratore: Oliver Sacks, colui che sa farsi strada all’interno delle esperienze più remote e inaccessibili dei suoi pazienti. Per dieci anni, fra il 1917 e il 1927, una grave epidemia di encefalite letargica (malattia del sonno) invase il mondo. Quasi cinque milioni di persone furono colpite dal male. Poi l’epidemia scomparve, improvvisamente e misteriosamente come era sopraggiunta. Una minuscola frazione dei malati sopravvisse, in una sorta di perpetuo torpore, fino al 1969, quando un nuovo farmaco, la L-dopa, permise di risvegliarli. Oliver Sacks, fra il 1969 e il 1972, somministrò questo farmaco a più di duecento malati al Mount Carmel Hospital di New York. Risvegli racconta le storie di venti di loro. Già da tali elementi è facile rendersi conto della impressionante singolarità di questo libro.

L’isola dei senza colore

Due viaggi in Micronesia dischiudono a Sacks una prospettiva sconfinata di orrori, meraviglie e misteri: la cecità cromatica completa ed ereditaria che si manifesta a Pingelap e Pohnpei, in una terra che è un tripudio di colori; il devastante e inspiegato “lytico-bodig” che colpisce con una paralisi progressiva solo certi abitanti dell’isola di Guam e solo quelli nati in determinati anni. Sacks racconta questi suoi viaggi passo per passo, o meglio salto per salto dei minuscoli aerei che lo trasportano come cavallette da un’isola all’altra. Un racconto che, con partecipazione profonda e magistrale arte narrativa, mette di fronte il lettore all’indecifrato rapporto fra la mente e la natura che ci circonda e di cui siamo fatti.

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

“L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” è stato pubblicato per la prima volta a Londra nel 1985. Questo libro, che si presenta come una serie di casi clinici, è un frammento di tali Mille e una notte – e ciò può aiutare a spiegare perché abbia raggiunto negli Stati Uniti un pubblico vastissimo. Nella maggior parte, questi casi – ma Sacks li chiama anche «storie o fiabe» – fanno parte dell’esperienza dell’autore. Così, un giorno, Sacks si è trovato dinanzi «l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello» e «il marinaio perduto». Si presentavano come persone normali: l’uno illustre insegnante di musica, l’altro vigoroso uomo di mare. Ma in questi esseri si apriva una voragine invisibile: avevano perduto un pezzo della vita, qualcosa di costitutivo del sé. Il musicista carezza distrattamente i parchimetri credendo che siano teste di bambini…

Allucinazioni

In questo libro Sacks aggiunge un ulteriore tassello alla sua “scienza romantica”, capace di tramutare la casistica medica in una forma d’arte empatica. Charles Bonnet, naturalista ginevrino del Settecento, si era occupato di tutto: dall’entomologia alla riproduzione dei polpi, dalla botanica alla filosofia. Quando seppe che suo nonno, ormai semicieco, iniziava ad avere “visioni” di strani oggetti flottanti e di ospiti immaginari, volle stenderne un minuzioso resoconto, che passò inosservato per oltre un secolo e mezzo. Oggi la sindrome descritta da Charles Bonnet, che collegava l’insorgere di stati allucinatori con la regressione della vista – come se il cervello intervenisse, a modo suo, per compensare il senso perduto -, è ormai riconosciuta dalla letteratura medica, anche se viene raramente diagnosticata perché le allucinazioni sono associate alla demenza, alla psicosi, e chi ne soffre tende spesso a tacerne.

L’occhio della mente

Nel rivivere le fantasmagorie percettive scatenate dal tumore, Sacks prosegue la sua esplorazione del versante creativo di ogni malattia, che in questo caso si manifesta nelle infinite modalità con cui ogni occhio e ogni mente inventano e reinventano l’inafferrabile vastità del mondo esterno.Lilian Kallir è una brillante pianista che predilige Mozart: una sera, allorché deve affrontare il “Concerto n. 21” (quello col famoso Andante), la partitura diventa di colpo un intrico di segni incomprensibili; è l’esordio di una neuropatologia che le impedirà, se non di scrivere, quanto meno di leggere e altererà la sua percezione sino a farle confondere un violino con un banjo o un rasoio con una penna.

Zio Tungsteno – Ricordi di un’ infanzia chimica

Con questo libro Oliver Sacks apre le porte della grande casa edoardiana di Londra in cui viveva un ragazzino timido e introverso con la passione per la chimica: di fronte al multiforme e al caotico, all’incomprensibile e al crudele, la purezza del metallo ha per il piccolo Oliver un valore simbolico, quasi la materializzazione di “idee chiare e distinte” e di un ordine stabile. Il tramite naturale verso questo mondo fantastico è Dave, zio Tungsteno, quello che fabbricava le lampadine.

Emicrania

“Emicrania non è solo una descrizione, ma anche una meditazione sulla natura della salute e della malattia, e su come, ogni tanto, gli esseri umani possano aver bisogno, per breve tempo, di essere malati; una meditazione sull’unità di mente e corpo, e sull’emicrania come manifestazione esemplare della nostra trasparenza psicofisica; infine, una meditazione sull’emicrania intesa come reazione biologica, analoga a quanto accade in molti animali”. Così Sacks definisce Emicrania, vero work in progress, che apparve come suo primo libro nel 1970 e poi è stato sottoposto a numerosi ampliamenti e rimaneggiamenti fino all’edizione più recente del 1992.

Su una gamba sola

“Su una gamba” sola apparve per la prima volta nel 1984.Un incidente di montagna in Norvegia: Oliver Sacks si ritrova su un letto con una gamba che, nella sua percezione, non gli appartiene più. All’inizio, pensa che il suo caso sia semplice e banale. Poi, si trova sprofondato in un «abisso di effetti bizzarri e anche terrificanti». Quella gamba alienata dal suo corpo lo induce a indagare «l’orrore e la meraviglia che occhieggiano dietro la vita e che sono celati, per così dire, dietro la superficie usuale della salute». Perdere la percezione di un arto lede l’immagine di se stessi, obbliga a chiedersi che cosa sia questo Sé che agisce in noi. Anche questa volta, Sacks indaga, e ci fa partecipi della sua indagine, attraverso il racconto: che sarà il racconto di uno strano viaggio “in avanti e all’indietro – perché questa sembra essere la natura del pensiero: ricondurci al suo punto di partenza, alla casa atemporale della mente”.

Diario di Oaxaca

Nel 2000, insieme a una trentina di altri pteridologi più o meno dilettanti, Oliver Sacks è partito per una spedizione scientifica informale nella regione in cui sopravvive la più alta concentrazione mondiale di specie di felci – lo Stato di Oaxaca, in Messico – e che abbia tenuto un diario di quei dieci giorni di viaggio. La curiosità debordante, l’acume disinvolto e le capacità associative di Sacks hanno poi fatto il resto: lungi dal limitarsi alla tassonomia botanica, il suo sguardo spazia con levità dall’osservazione del passeggio nello zócalo di Oaxaca de Juárez alla storia del tabacco e del cacao, dalla distillazione del mezcal all’architettura antisismica degli Zapotechi, dall’astronomia precolombiana alle spirali logaritmiche presenti in natura, dalle esplorazioni gastronomiche di bevande al cocco e cavallette al legame fra arte rupestre e allucinogeni esotici.

In movimento

Ad ottobre uscirà in tutte le librerie la sua autobiografia. Un testo che senz’altro vi aiuterà a conoscere meglio la vita e le esperienze vissute dal celebre autore.

31 agosto 2015

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