Smartphone e figli

“The Shoah party”, cosa c’è nello smartphone dei nostri figli

The Shoah Party è la chat in cui certi ragazzi si inviavano materiale crudo, anche pedopornografico. È la prova che per navigare su internet occorra un'educazione
The Shoah party, cosa c'è nello smartphone dei nostri figli

A gennaio 2019 una madre dopo aver guardato nello smartphone di suo figlio, prende la decisione di andare dai carabinieri di Siena per fare una denuncia. Infatti nel cellulare di suo figlio appena tredicenne ha scoperto video pornografici violenti, collegati a una chat dell’orrore intitolata “The Shoah Party”. Per i giovani internet può essere una vera risorsa, ma bisogna imparare a maneggiarla con cautela e raziocinio.
In fondo all’articolo vi proponiamo 3 libri utili per approfondire l’argomento.

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Che cos’è The Shoah Party

Si tratta di una chat dell’orrore di whatsapp, partita da Rivoli, alle porte di Torino, per diffondersi in tutta Italia. In questa chat ci si scambia video a luci rosse, pedopornografia, scritte inneggianti ad Hitler e a Mussolini, ma anche all’Isis e frasi contro i migranti e gli ebrei. Insomma una galleria di immagini crude, terribili che di certo non dovrebbero essere tra le mani di ragazzini. Nell’indagine, aperta grazie alla denuncia di una mamma di un ragazzo tredicenne, sono coinvolti 25 ragazzi, dei quali 16 minorenni, tra i 13 e i 17 anni, e 9 maggiorenni, tra i 18 e i 19 anni.

Educare i giovani a navigare

La prima cosa che viene in mente quando si viene a conoscenza di simili notizie è che internet è dannoso per i nostri figli. Che meglio che se ne tengano alla larga.
In questa primo pensiero elaborato di getto c’è un aspetto vero e uno fallace: sì è vero, internet può essere dannoso perché non vi è una distinzione tra Bene e Male, tra educativo e diseducativo. È un mare magnum torbido, in cui ci si può perdere. Ma internet è ormai alla base della nostra società e allontanarlo dai nostri figli non è altro che rendere inadatti i nostri figli alla vita fuori dalla quattro mura domestiche. E non è neanche facile, dato che una ricerca commissionata dal Miur  e realizzata dall’Università di Firenze e Skuola.net, il 19% dei teenager dice di essere connesso tra le 5 e le 10 ore al giorno e quasi 1 su 5 di non poter fare a meno di Internet, rimanendo sempre online.

Però per rendere il web uno strumento utile ed efficace per arricchirsi, bisogna ricevere un’educazione adeguata per poterlo utilizzare in modo corretto. Come dimostra The Shoah Party, i giovani rimangono spesso vittima di questa non conoscenza del web, rimanendo invischiati, forse a loro insaputa, in gravi reati.
I giovani sono abituati a dialogare virtualmente tramite social network e chat, ma più del 10% ha confessato di condividere online i propri segreti e soprattutto foto intime, circa l’8% degli intervistati, poi, dichiara di aver attuato intenzionalmente comportamenti da bullo online. Senza contare che il 10% banalizza queste azioni come scherzi, senza rendersi conto della gravità delle loro azioni. ( Vedi La Repubblica).

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I libri da leggere

Vi consigliamo tre libri utili per approfondire l’argomento e per rendersi consapevoli del fenomeno, prendendo le precauzioni  e per interessarsi all’educazione digitale dei giovani.

Ragazzi online. Crescere con internet nella società digitale 

Ragazzi e internet: un tema di riflessione e di dibattito cui è difficile sottrarsi se si condivide quella responsabilità educativa che è propria degli adulti. Genitori, insegnanti, educatori e, in forme diverse, politici, professionisti della comunicazione, operatori del terzo settore e dell’associazionismo, nonché studiosi di campi disciplinari che vanno dalla sociologia alla pedagogia alla psicologia, non possono eludere le domande che la rapida diffusione della rete e l’appropriazione che ne è stata fatta da parte dei più giovani sollecitano in abbondanza.

Nativi digitali. Crescere e apprendere nel mondo dei nuovi media 

Il libro esplora l’impatto delle tecnologie sulla Generazione Y, ovvero sui giovani che sono nati e cresciuti con esse, sul loro modo di pensare, sentire e relazionarsi. Cosa cambia quando si parla a un amico guardandolo negli occhi o quando si posta un messaggio sulla sua bacheca di Facebook? La virtualità dei nuovi media ci aliena dalla realtà o, al contrario, ci aiuta ad affrontare le sfide della modernità? E le strutture educative in che modo possono formare i nativi digitali?

La solitudine dei nativi digitali. Tablet, cellulari e videogiochi – Giuseppe Riva

Come comportarsi con un figlio che non si stacca mai dal cellulare e dai videogiochi? A che età si può consegnare il tablet a un bambino? E poi: siamo così sicuri che tutti i giochi elettronici e le app facciano “male”? Senza ricette precostituite, il secondo volume della collana risponde alle domande che più assillano le famiglie dei “nativi digitali”, i bambini e i ragazzi nati dopo il 2000. Con un’ampia gamma di esempi tratti da situazioni reali che riguardano età, contesti e device differenti, l’autore fornisce le coordinate per orientarsi in un universo, quello delle nuove tecnologie, in costante evoluzione.

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