L'annuncio della Nasa

Scoperti 7 pianeti simili alla terra, potrebbero ospitare la vita

La Nasa ha annunciato la scoperta di sette pianeti, allineati e vicini alla stella madre (il loro sole) Trappist-1, situati a circa 40 anni luce dalla Terra
Scoperti 7 pianeti simili alla terra, potrebbero ospitare la vita

MILANO – Man mano che migliora la tecnologia migliora anche la nostra capacità di guardare, la profondità del nostro sguardo e la attendibilità delle nostre conoscenze. La Nasa ha annunciato la scoperta di sette pianeti, allineati e vicini alla stella madre (il loro sole) Trappist-1, situati nella costellazione dell’Acquario a circa 40 anni luce dalla Terra. Alla guida del gruppo che ha fatto la scoperta c’è Michael Gillon dell’Università di Liegi. La cosa straordinaria, ha detto Gillon, “è che tutti hanno una taglia analoga alla nostra Terra”.

MARI E OCEANI – A parte il settimo, che risulta più esterno, gli altri sei pianeti sono rocciosi e sono situati a una distanza ottimale dalla stella madre tanto che in superficie hanno una temperatura compresa tra 0 e 100 gradi, cosa che permette all’acqua di esistere e, eventualmente, generare la vita. Il loro Sole, insomma, è più piccolo, meno caldo, ma più vicino, permettendo ai pianeti di ricevere dalla loro stella madre la stessa energia che riceve la Terra dal Sole. Come scrive il giornalista scientifico Giovanni Caprara sul “Corriere della Sera”, “potrebbero ospitare la vita, almeno come la definiamo sulla terra”. Per tre di questi pianeti le condizioni paiono addirittura ideali, dato che potrebbero avere mari e oceani.

UN SISTEMA SOLARE IN MINIATURA – I sette pianeti e la stella madre sono in qualche modo un sistema solare in miniatura, perché tutti i sette pianeti sono “in uno spazio che potrebbe essere contenuto nell’orbita di Mercurio, il pianeta più vicino al nostro Sole”. Questo è reso possibile dal fatto che Trappist-1 è più piccolo del nostro Sole. In più, come la nostra Luna, i pianeti ruotano in sincronia con l’astro rivolgendo ad esso sempre la stessa faccia. “Insieme sono come la stele di Rosetta – ha detto Julien de Wit del Mit di Boston – perché ognuno dei sette corpi racconta storie diverse che aiutano a decifrare i processi di formazione planetaria”.

 

PHOTO CREDITS: Nasa

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