Quando il calcio si fa umano

Roberto Mancini, i bambini delle favelas e un vecchio pallone

Luca Pagliari incontra il CT della Nazionale Roberto Mancini per parlare di un calcio diverso e della ONLUS "Il Giardino degli Angeli"
Roberto Mancini, i bambini delle favelas e un vecchio pallone

MILANO – L’unico pallone che ho incontrato a Canavieiras (Brasile) era logoro, scucito, sgonfio, ma ancora vivo. L’ho fotografato perché manteneva inalterata la sua dignità. Nonostante gli acciacchi era ancora un pallone. I bambini delle favelas lo calciavano a piedi nudi e lui, obbediente, anche se con fatica, continuava a rotolare facendoli sognare. Quella rimane la partita più bella che abbia mai visto.

Rimasi per oltre un’ora, in riva a quel fiume, tra sabbia, polvere e urla a seguire i movimenti di quello sciame di bambini poveri. Molto poveri. Probabilmente senza una famiglia, con una baracca al posto di una casa, ma con un pallone.

Ieri sera con Roberto Mancini abbiamo parlato proprio di questo. L’essenza del calcio.

Luca Pagliari (giornalista) e Roberto Mancini (CT della Nazionale di calcio italiana)

Roberto Mancini, nella storica trattoria di Marco (amico fraterno) appoggiata sulle colline che separano Jesi da Senigallia, non era il CT della nazionale, ma un ragazzo che nella vita decise sin da bambino di inseguire un pallone. Tutto il resto è ornamento, un mercato del superfluo venduto a peso d’oro.

Per questo da tempo seguo meno il calcio, ma quella di ieri sera non era una cena dove si è parlato di nazionale, di convocazioni o di VAR. Al centro di tutto c’era Il Giardino degli Angeli, una ONLUS che per una serie di coincidenze ha deciso di aiutare i minori di Canavieiras, una cittadina dello Stato di Bahia che si affaccia sull’oceano atlantico. Ai tempi del cacao si viveva anche bene, ma un parassita ha prima distrutto le piantagioni e poi le persone. Nelle favelas si sopravvive tra spacciatori di crack, coltellate, alcolismo e incesti. Gli unici sogni li regala quel vecchio pallone scalcinato, in alternativa ci sono gli aquiloni, perché  per fabbricarli bastano due pezzetti di legno messi a croce, un busta di plastica e un po’ di filo. Gli amici de “Il Giardino degli Angeli” hanno avuto il coraggio di entrare nel cuore di quei quartieri e quindi di rimboccarsi le maniche.

Luca Pagliari presso “Il Giardino degli Angeli”

 

Sono nati un asilo meraviglioso, un centro sportivo, il doposcuola, un istituto alberghiero e altro ancora. Di questo abbiamo parlato ieri sera con Mancio.  Neanche a farlo apposta lo abbiamo fatto proprio in quella trattoria dove tanti anni fa portai il grande Omar Sivori, storie di numeri 10, storie di fantasia e di incantatori di folle. Corsi e ricorsi storici a neppure duecento metri dalla casa dove nacque Renato Cesarini, quello della famosa “Zona Cesarini”, tanto per intenderci.

Ci piace “Il Giardino degli Angeli”. Ci piace perché  esiste ancora la possibilità di alzare lo sguardo verso gli altri. E allora ieri sera non esistevano giornalisti, medici, commercialisti o CT della Nazionale. C’erano solamente persone che volevano aiutare altre persone.

Cose come “Il Giardino degli Angeli”- ha detto Roberto – mi aiutano a credere che può esistere un mondo migliore”. Condivido. Ieri sera ha vinto ancora una volta quel vecchio pallone scucito. Quello che regala sogni, emozioni e profonde verità.

Luca Pagliari

© Riproduzione Riservata
Commenti