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Recalcati: “L’ebreo è stato per il nazismo, quello che il nero è per l’america bianca e conservatrice”

Massimo Recalcati, ospite a Quante storie, commenta l'ondata di proteste e violenza scaturita dall'assassinio di George Floyd a Minneapolis
recalcati

Il filosofo e psicanalista Massimo Recalcati, ospite a Quante storie su Rai3, commenta l’ondata di proteste e violenza scaturita dall’assassinio di George Floyd a Minneapolis. Al centro della discussione torna il tema del razzismo e dunque del muro, su cui verte l’ultimo saggio di Massimo Recalcati, dal titolo “La tentazione del muro“.

Che cosa rappresenta l’assassinio di George Floyd

“Quello che noi abbiamo visto è l’esercizio di un potere, dell’ignoranza del potere”, commenta Massimo Recalcati. “Ci sono infatti due tipi di ignoranza. Da una parte c’è l’ignoranza nel senso di colui che non sa, dall’altra l’ignoranza di colui che pensa di possedere la verità”. “Cosa può spingere un uomo a togliere il respiro a un altro uomo solo perché ha le pelle di un altro colore?”. Si interroga Massimo Recalcati. “Egli pensa di fare il bene, di esercitare la violenza in nome del bene, della difesa della propria razza”. Chi esercita il male, continua Recalcati, spesso si sente in diritto di farlo in nome di un bene superiore”. Com’è accaduto per il nazismo, o per il fondamentalismo islamico, dove ci si sente legittimati a uccidere nel nome di Dio, della storia, del popolo e della razza bianca. “L’ebreo è stato per il nazismo, quello che il nero è per l’america bianca e conservatrice: l’incarnazione dell’impurità”, conclude Recalcati. Il tema che ritorna è quello del razzismo e dunque della tentazione del muro

La paura del diverso

La tentazione del muro, di difendere i proprio confini, di vivere l’altro come luogo di una minaccia, appartiene all’umano. “Esiste una pulsione a proteggersi dallo straniero – continua Massimo Recalcati – Ma lo straniero non è soltanto qualcuno che abita al di là della frontiera”. Lo straniero ci abita, è dentro ognuno di noi. È che quello che Freud ebbe l’intuizione di riconoscere e definire come inconscio. Qualcosa che ci appartiene, ma che non possiamo governare: un po’ come il battito del nostro cuore. Dal nostro cuore dipendono tutti gli altri organi. “Noi siamo il nostro cuore, eppure il nostro cuore è in qualche modo straniero, dal momento che non lo possiamo governare”.

 

 

 

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