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Divise e psicologia

La questione delle divise e i loro impatti psicologici

Dopo le polemiche di Michela Murgia, scopriamo gli impatti psicologici che hanno le divise di militari e ufficiali su ognuno di noi.

La maggior parte delle persone può identificare un agente di polizia dall’uniforme ufficiale. La divisa nitida del poliziotto trasmette potere e autorità e alcune ricerche hanno messo in luce come, la visione delle divise, sia in grado di modificare la nostra psicologia e il nostro approccio. In questi giorni, dopo diversi interventi della scrittrice Michela Murgia sul tema, in molti sono intervenuti per dire la loro sulla questione “divise”. Approfondiamo il tema dal punto di vista storico e psicologico.

Le divise condizionano la nostra psicologia

L’idea di uniforme è nata insieme alla nascita della legge stessa. Le diversi uniformi (carabinieri, militari, poliziotti) si differenziano in base al ruolo ricoperto e, come nel resto del mondo, tendono ad essere di colori scuri e facilmente “mimetici” con l’ambiente. La cosa importante da sottolineare è, però, il ruolo e l’impatto che le uniformi hanno sulla nostra psicologia. Già l’abbigliamento in senso lato, è fondamentale per definire il primo approccio con qualcuno. L’abbigliamento serve come scorciatoia psicologica per identificare il sesso, lo status, l’appartenenza al gruppo, la legittimità, l’autorità e l’occupazione di una persona.

L’uniforme indossata da un ufficiale di polizia genera anche una serie di stereotipi sullo status, l’autorità, gli atteggiamenti e le motivazioni di tale persona. L’uniforme della polizia serve a identificare una persona come una figura munita dei poteri dello stato per arrestare e usare la forza. Questa serve anche a stabilire l’ordine e la conformità nei ranghi di coloro che la indossano, sopprimendo l’individualità. L’impatto psicologico e fisico dell’uniforme della polizia non dovrebbe essere sottovalutato. A seconda del background del cittadino, l’uniforme della polizia può suscitare emozioni che vanno dall’orgoglio e dal rispetto, alla paura e alla rabbia.

Violenza e divise

Le uniformi della polizia non sono solo indumenti utilitaristici; gli studiosi di giustizia penale dicono che sono anche progettati per trasmettere un potere simbolico. Alcuni  studiosi sottolineano che l’originale uniforme blu navy della polizia è stata progettata per dare l’impressione di sicurezza e competenza, mentre le uniformi da combattimento segnalano il potenziale di violenza.

Ma utilizzando altri studi psicologici, Robert Mauro (professore di psicologia all’Università dell’Oregon) ritiene che le uniformi che oscurano il volto e il corpo hanno maggiori probabilità di indurre chi le indossa ad agire in modo violento. E mentre le uniformi della polizia mostrano il nome dell’ufficiale su un distintivo e tendono a lasciare scoperti il viso e la testa, le uniformi in stile militare rendono più difficile identificare la persona che le indossa. Questo porta a ciò che gli psicologi chiamano “disindividuazione”, che significa sentirsi disconnessi dalla propria identità, compresi il passato e il futuro. 

“Si perde la connessione con la propria educazione morale e l’impatto che le proprie azioni avranno in futuro”, spiega Mauro. “Si finisce per essere più suscettibili alla pressione delle situazioni. Le uniformi militari disinibiscono il comportamento morale, spingendoti verso la violenza”. (Mauro dice che gli antropologi hanno scoperto che le tribù che usano più vernice di guerra che oscura i loro volti e corpi hanno più probabilità di agire in modo violento).

La-polemica-di-Michela-Murgia-contro-il-commissario-Figliuolo-in-divisa

La polemica di Michela Murgia contro il commissario Figliuolo in divisa

Ieri sera Michela Murgia, ospite al programma DiMartedì condotto da Giovanni Floris ha criticato il commissario Paolo Figliuolo.

Michela Murgia e la questioni sulle divise

Dopo la polemica su Figliuolo e il suo linguaggio militare, la Murgia torna a polemizzare sull’abuso di potere che gli uomini in divisa spesso portano avanti. Durante la trasmissione ‘Otto e mezzo’ su La7, la scrittrice ha raccontato un avvenimento dove si è sentita particolarmente intimidita. Le sue parole:

Sono andata a prendere un treno e durante il controllo dell’autocertificazione un poliziotto in servizio mi ha detto: ‘Signora, lei ha paura della mia divisa quindi?’ E io gli ho detto: ‘Guardi, fino a 10 secondi fa non ne avevo. Ne devo avere? Mi dica lei’. Mi ha risposto: ‘Vada, vada che è meglio’. È una cosa che dovrebbe succedere?”

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