Non abbiamo più l’animo per accorgerci che è primavera

La disillusione avanza con forza nei nostri cuori e nelle nostre menti. E' arrivato il momento di ridare certezze e linfa agli italiani. Puntare su cultura e territorio potrebbero essere antidoti alla crisi, ma forse non vanno di moda...

La disillusione avanza con forza nei nostri cuori e nelle nostre menti. E’ arrivato il momento di ridare certezze e linfa agli italiani. Puntare su cultura e territorio potrebbero essere antidoti alla crisi, ma forse non vanno di moda. Il nostro petrolio è il nostro Paese, bello ed unico, ricco di bellezze artistiche e territoriali.  

Come si fa ad accorgersi della primavera con tutto ciò che accade tutti i giorni in Italia. Siamo troppo presi dalla disillusione per apprezzare il primo caldo che arriva, l’aria che inizia a dare brio al nostro corpo. Brutta roba perdere di vista questi elementi fondamentali dell’esistenza.

L’Italia e gli italiani non possono che essere disillusi, anzi hanno in corpo lo spirito amaro della rabbia. Tutto sembra andare a rotoli, non abbiamo un governo, le aziende chiudono, la disoccupazione avanza, la povertà colpisce sempre più famiglie. Tutto molto triste per accorgersi che è arrivata la primavera.

Ma dal nostro punto di vista, un aiuto per cambiare le cose può arrivare dai libri e dalla lettura, unici compagni fidati in cui rinchiudersi nei momenti di grande tristezza, nei momenti in cui la luce sembra non arrivare più. Ma gli economisti e la politica non sono convinti che la cultura sia il volano per ripartire. Chi dirige ha altri obiettivi, ben più importanti. Per loro il territorio da bonificare o l’immenso patrimonio artistico del nostro paese non valgono nulla. Noi invece che leggiamo i libri siamo convinti che la cultura e il territorio siano il vero petrolio di questa Nazione.

L’Italia è baciata da Dio, ma solo la nostra classe dirigente non sembra accorgersi di ciò. Oggi è il digitale il fine primario, le start up super tecnologiche. Fanno moda questi messaggi e non altri, dimenticandoci che per arrivare da Salerno a Napoli non c’è un’autostrada degna di potersi chiamare così, o se arriva un acquazzone in molte città si rischia l’alluvione.

Parliamo della scuola, delle biblioteche, dei monumenti, delle città d’arte. Non servono. Le priorità stanno da un’altra parte: nell’indice di borsa, nello spread, nei soldi virtuali che nessun italiano avrà mai in mano. Poco importa se il nostro futuro, i nostri figli sono costretti a vivere la loro formazione in edifici e spazi al limite della vivibilità.  Non è importante avere spazi culturali condivisi in cui poter accedere ai libri con facilità. Non interessa che città come Roma, Firenze, Venezia, Napoli, Palermo potrebbero portare milioni di visitatori da ogni parte del Mondo.

Ci sembra assurdo tutto questo, ma siccome ci piace leggere comprendiamo che migliorare lo stato della popolazione significa non poter più gestire la selezione e l’ingresso nel mondo del lavoro, significa non credere più alla demagogia, significa avere una popolazione più critica e più convinta che la meritocrazia sia il vero senso del vivere civile. Un’Italia più ricca e con un ceto medio forte non fa bene a chi ha voglia di gestire tutto, di avere tutto nelle proprie mani.

Ecco perché forse sarebbe meglio convincersi che il nostro futuro è fatto di cultura e territorio, di libri e monumenti, di Etna e Vesuvio, di Chianti e Nero D’Avola, di Pompei e Siracusa, di Capri e Taormina, delle Dolomiti, di Raffaello, Leonardo, Michelangelo. E’ questa secondo noi la cura per poter riportare la primavera nei nostri cuori e apprezzarne di nuovo i benefici  per il nostro corpo e la nostra mente.    

 
Saro Trovato


13 aprile 2013

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