Atlante dell'Infanzia a rischio

Bambini senza libri. La povertà infantile è un’emergenza nazionale

Bambini impoveriti, che studiano in scuole non sicure, ma che non si arrendono e hanno trovato il coraggio di chiedere a gran voce che gli venga restituito un futuro. I dati allarmanti sulla povertà infantile

A dieci anni dalla pubblicazione del primo Atlante dell’Infanzia a rischio, Save the Children propone un bilancio sulla povertà dei bambini in Italia lungo gli ultimi dieci anni. Quella disegnata da Giulio Cederna, giornalista e ideatore dell’Atlante di Save The Children, è una mappa geografica, un atlante appunto, da cui emergono dati allarmanti e un divario sempre più netto fra centro e periferie, fra due Italie diversamente povere. L’Atlante restituisce un quadro preoccupante, un paese “vietato ai minori”, che negli ultimi dieci anni ha perso di vista il suo patrimonio più importante: i bambini. Bambini impoveriti, che studiano in scuole non sicure, ma che non si arrendono e hanno trovato il coraggio di chiedere a gran voce che gli venga restituito un futuro.

 

L’intervista

Di questo, abbiamo parlato con Giulio Cederna, curatore della decima edizione dell’Atlante.

Negli ultimi dieci anni il numero dei minori che vive in povertà è triplicato. A cosa si deve questo peggioramento?

Ci lasciamo alle spalle un decennio critico, segnato da due crisi economiche importanti, la prima nel 2008 e la seconda fra 2013 e 2014. La crisi economica ha avuto un impatto fortemente negativo sui bambini e sulle loro famiglie, compromettendo in modo violento il futuro delle nuove generazioni. Per contro, sono mancate e continuano a mancare misure di sostegno alle famiglie. La questione delle povertà minorili era un tema già presente a metà degli anni Novanta, eppure ci si è limitati a tamponare il problema con azioni sporadiche e poco incisive.

Quali sono le famiglie maggiormente colpite da questa crisi?

Sono le famiglie con figli piccoli, con un picco di povertà nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare in Sicilia, Sardegna e Calabria. Ma la crisi tocca anche diverse regioni del Nord, abbattendosi con particolare ferocia sui nuclei familiari degli stranieri.

Come possiamo contrastare la povertà minorile?

In assenza di politiche sociali adeguate, possiamo rispondere a questa grande crisi con i libri. Nei quartieri più difficili e nelle realtà più a rischio, mancano i libri, mancano spazi di cultura e condivisione. Un dato interessante per capire quello che sta accadendo è infatti l’indicatore dei libri posseduti in contesti di svantaggio economico. Nelle case dove ci sono pochi libri o non ce ne sono affatto, il rischio di povertà aumenta considerevolmente, rispetto a una famiglia che nelle medesime condizioni ha almeno una piccola libreria personale.

Come possono i libri essere un antidoto alla povertà?

Il libro è uno strumento inclusivo incredibile e protegge i bambini in condizioni di svantaggio economico e sociale. I libro rende i bambini più resilienti, perché vivere in un ambiente ricco di bellezza e cultura è importante. Chi lavora in questi contesti ci insegna che per restituire valore e ricchezza al libri bisogna puntare sulla capacità del libro di parlare a chi non è abituato alla lettura. Ma anche sulla bellezza del volume, sulla lettura a voce alta, sulle biblioteche. Biblioteche che non siano scrigni, ma spazi aperti per far uscire i libri dal tempio e farli arrivare nei quartieri più difficili e sensibili del nostro Paese.

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Qual è la risposta dei giovani a tutto ciò?

Se da una parte bambini e adolescenti sono stati messi ai margini dall’agenda politica, dall’altra si avverte da parte degli stessi un forte desiderio di riscatto. Penso alle manifestazioni oceaniche del “Fridays for Future”, il movimento nato con Greta Thunberg. Migliaia di studenti stanno chiedendo ai rispettivi governi di posizionare la lotta ai cambiamenti climatici in cima alla lista delle priorità. Sono segnali importanti, che raccontano un bisogno, un desiderio di rivalsa, che non possiamo continuare a ignorare.

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