sessismo

Morelli, Sgarbi e Gué Pequeno: diario di un’Italia sessista

Dopo la bufera che ha travolto lo psichiatra milanese Raffaele Morelli, un'ondata di sessismo pare essersi abbattuta sul Paese
sessisti

Dopo la bufera che ha travolto lo psichiatra milanese Raffaele Morelli, un’ondata di sessismo pare essersi abbattuta sul Paese. Oggi, infatti, mentre sui social continua il dibattito in merito ai commenti sessisti di Raffale Morelli, Vittorio Sgarbi perde le staffe in parlamento, definendo “troia” e “stronza” la deputata di Forza Italia, Giusi Bartolozzi. Contemporaneamente il rapper Gué Pequeno, intervistato da Rolling Stones, commenta riferendosi a Ghali: “Io non sono assolutamente razzista, tanto meno omofobo, però un rapper che si veste da donna e utilizza la borsetta mi fa ridere, che poi almeno fosse gay”. Insomma, per essere un 25 giugno come un altro, sembra che ci sia ancora molto da discutere e riflettere sulle problematiche legate alla discriminazione di genere. Per riflettere su quanto accaduto, ci affidiamo alle parole di Lorenzo Gasparrini, filosofo femminista e autore del libro “Non sono sessista, ma…” (Tlon, 2019). 

L’importanza di aprirsi a nuovi orizzonti

Su quanto accaduto ieri sera fra Raffaele Morelli e la conduttrice Michela Murgia, Lorenzo Gasparrini non ha dubbi: “Il modo di argomentare di Morelli, oltre che profondamente maleducato nei confronti dell’interlocutrice, dà al pubblico l’idea che ci siano dei principi inattaccabili”. Infatti, invece, di esordire con un semplice “secondo me”, nel corso dell’intervista Morelli non ha fatto altro che appellarsi all’autorità indiscutibile e astratta della psicanalisi. Quindi, che le bambine giochino con le bambole e i maschi no, a dirlo “non sono io, è la psicanalisi”, continuava a ribadire il professor Morelli. “Questo modo di trattare le discipline come un ammasso monolitico è – secondo Gasparrini – profondamente scorretto. Perché certo che la psicanalisi dice quello, ma dice anche il contrario”. La forza di una disciplina come la psicanalisi è la sua vastità e la sua capacità di ripensarsi e aprirsi a nuove soggettività, “un po’ come accade alla fisica, alla matematica, alla medicina”.

Quando a parlare sono gli esperti

Un altro aspetto della vicenda non trascurabile è l’autorità messa in campo e pretesa da Morelli. “Quando sei un personaggio pubblico, la tua autorità ha un peso enorme su coloro che ti ascoltano e che si affidano al tuo parere di esperto”. Gli effetti di queste sparate sensazionalistiche possono essere, secondo Gasparrini, devastanti. Perché coloro che subiscono il giudizio, in questo caso le donne, “rischiano di rimanere schiacciate sotto il peso di quell’autorità” che si arroga il diritto di definirle. Di decidere cosa vuol dire essere donne e cosa nega, invece, il tuo essere donna (in questo caso, la tua carica seduttiva). 

Il sessismo è un problema di consapevolezza

“In Italia c’è un grandissimo problema di consapevolezza del sessismo”, continua Lorenzo Gasparrini. “E’ una parola molto diffusa e inflazionata e tutti pensano di sapere cosa sia, ma purtroppo non è così”.  Da anni Gasparrini evidenza come il sessismo sia uno strumento di sopraffazione che si usa tranquillamente nel linguaggio quotidiano, spesso inconsapevolmente. “Questo non giustifica il suo uso”, ribadisce il filosofo. “Spesso usiamo frasi sessiste senza nemmeno renderci conto di quale forza agiamo, di quale leva pericolosa stiamo attivando”. Infatti, secondo Lorenzo Gasparrini, è facile essere agenti inconsapevoli di sessismo, dal momento che, sin da ragazzini, impariamo che ci sono cose da maschi e cose da femmine. “Ad esempio, quando la mamma dice di non fare la femminuccia o, viceversa, il maschiaccio. Così si cresce con costruzioni monolitiche di cosa siano femminilità e mascolinità. O sei quel tipo di donna o sei sbagliata, o sei quel tipo di uomo o sei sbagliato”, conclude Lorenzo Gasparrini. 

 

 

© Riproduzione Riservata
Commenti