Lessico Civile

Massimo Recalcati: “Tracciare il confine è il primo gesto della vita…”

Che cos'è il confine? E perché sentiamo il bisogno di attraversarlo? Sono solo alcune delle domande a cui Massimo Recalcati a prova a rispondere con "Lessico Civile"
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Ieri sera, è andata in onda la prima puntata di “Lessico Civile” con Massimo Recalcati. Un appuntamento per riflettere sui fenomeni collettivi contemporanei, che molto incidono sulla nostra vita quotidiani. Che cos’è il confine? E in che modo possiamo attraversalo senza paura? Perché lo straniero ci fa paura? Sono solo alcune delle domande a cui lo psicanalista Massimo Recalcati prova a dare risposta, attingendo alla psicanalisi, ma anche al cinema, alla politica e, persino, ai poemi omerici. 

Clicca qui, per vedere la prima puntata di Lessico Civile.

Desiderio di appartenenza e desiderio di libertà

Tracciare il confine è il primo gesto della vita, ovvero distinguere l’interno dall’esterno, l’identità dalla differenza, la propria patria da quella straniera. “Ma la vita non è solo bisogno di appartenenza”, esordisce così Massimo Recalcati nella prima puntata di Lessico Civile su Rai 3.  “Esiste un’altra polarità fondamentale, quella dello sconfinamento, dalla libertà”. L’umanità oscilla, dunque, tra il desiderio di appartenenza e il desiderio della libertà. In Occidente questo desiderio di sconfinamento è rappresentato dalla figura mitica di Ulisse, che insegue un costante e vertiginoso sconfinamento della libertà.

Cosa accade quando uno dei due poli vince sull’altro

“La malattia arriva quando uno dei due poli si irrigidisce, quando questa dialettica fra due poli viene mano”. Allora avremo una libertà senza radici, oppure un’appartenenza senza libertà, dove il confine diventa una barriera. Se la vita senza confine rischia di precipitare nel caos, d’altra parte c’è anche il rischio che il confine diventi un muro. Il confine serve per delimitare una identità, per distinguere l’interno dall’esterno, ma rende anche possibile lo scambio fra interno e esterno, fra differenza e identità. “Il confine è tale solo se è poroso, ovvero solo se si riconosce la sua capacità di transito, di comunicazione”. Invece, spesso, il confine si irrigidisce ed emerge un fantasma di contaminazione, dove lo straniero è il nemico da cui bisogna difendersi.

La paura dello straniero fa parte di noi

La tentazione del muro, di difendere i proprio confini, di vivere l’altro come luogo di una minaccia, appartiene all’umano. “Esiste una pulsione a proteggersi dallo straniero – continua Massimo Recalcati – Ma lo straniero non è soltanto qualcuno che abita al di là della frontiera”. Lo straniero ci abita, è dentro ognuno di noi. È che quello che Freud ebbe l’intuizione di riconoscere e definire come inconscio. Qualcosa che ci appartiene, ma che non possiamo governare: un po’ come il battito del nostro cuore. Dal nostro cuore dipendono tutti gli altri organi. “Noi siamo il nostro cuore, eppure il nostro cuore è in qualche modo straniero, dal momento che non lo possiamo governare”.

Ulisse, la rappresentazione dello sconfinamento

Come accennato prima, nella cultura occidentale a rappresentare la sete di sconfinamento è la figura di Ulisse. Ulisse è, infatti, presentato da Omero non tanto come il grande re di Itaca, o l’astuto guerriero che vince la guerra di Troia. “Ulisse ci appare come un naufrago, senza patria e perduto nel mare. Ma non siamo forse noi tutti simili a Ulisse? Non approdiamo tutti noi sempre su terre sconosciute? Non chiediamo sempre noi al nostro “altro” di essere accolti?”. Con queste domande, Massimo Recalcati conclude la prima lezione di Lessico Civile.

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