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Liliana Segre, la sua battaglia contro l’odio

Superstite e testimone della Shoah, Liliana Segre è il simbolo vivente della battaglia contro l'odio e il razzismo. Oggi compie 90 anni

Con 151 voti a favore, in Senato lo scorso anno ha vinto il sì per la costituzione di una Commissione straordinaria contro il razzismo. Quella fu una vittoria contro l’intolleranza, l’antisemitismo, l’istigazione all’odio e alla violenza, che si incarna nella figura di Liliana Segre. Prima firmataria della proposta di legge, Liliana Segre è il simbolo vivente della battaglia contro l’odio e il razzismo. Il 10 settembre è il compleanno della senatrice a vita, nata a Milano nel 1930. Proprio lei che ha vissuto l’orrore dei campi di sterminio e che ogni giorno riceve centinaia di insulti a sfondo antisemita. Alla vittoria del sì è seguita in Senato una lunga standing ovation, un momento emozionante ma non privo di tensioni. Sono infatti ben 98 gli astenuti al voto, che durante l’applauso rivolto a Liliana Segre sono rimasti seduti a braccia conserte. Un’immagine eloquente che racconta quanto ancora sia lunga la strada verso una società davvero inclusiva e antirazzista. 

Io che sono stata vittima dell’odio dell’Italia fascista sento che, dopo anni, sta ricrescendo una marea di razzismo e di intolleranza che va fermata in ogni modo

«Pensate come persone libere»

Lo scorso 20 gennaio al Teatro degli Arcimboli di Milano, la senatrice a vita Liliana Segre ha portato la sua testimonianza di fronte a oltre duemila studenti. L’incontro faceva parte della rassegna di eventi che l’associazione “Figli della Shoah” organizza ogni anno in vista della Giornata della Memoria

«Vita è una parola importantissima che non va dimenticata mai, perché non si torna mai indietro. Non bisogna perdere mai un minuto di questa straordinaria emozione che è la nostra vita. Mi dispiace da matti avere 90 anni e avere così pochi anni davanti. La vita mi piace moltissimo, anche se gli odiatori mi augurano la morte ogni giorno». Liliana Segre ha iniziato così il suo intervento, parlando con gli studenti della sua esperienza ad Auschwitz. 

«Mi ero nutrita di odio e di vendetta. Sognavo la vendetta, quando il mio carceriere buttò la pistola ai miei piedi, io la vidi e pensai: “Adesso lo uccido”. Mi sembrava il giusto finale di quello che avevo sofferto. Fu un attimo irripetibile. Ma capii che non avrei mai potuto uccidere nessuno. Non raccolsi quella pistola, da quel momento sono diventata quella donna libera, quella donna di pace che sono anche adesso». Così ha concluso la testimonianza Liliana Segre, che ha esortato i ragazzi «a pensare con la vostra testa, non con quella di chi grida più forte. Siete persone libere». 

La storia di Liliana Segre

La sera in cui a Liliana viene detto che non potrà più andare a scuola, lei non sa nemmeno di essere ebrea. In poco tempo i giochi, le corse coi cavalli e i regali di suo papà diventano un ricordo e Liliana si ritrova prima emarginata, poi senza una casa, infine in fuga e arrestata. A tredici anni viene deportata ad Auschwitz. Parte il 30 gennaio 1944 dal binario 21 della stazione Centrale di Milano e sarà l’unica bambina di quel treno a tornare indietro. Ogni sera nel campo cercava in cielo la sua stella. Poi, ripeteva dentro di sé: finché io sarò viva, tu continuerai a brillare. Questa è la sua storia, raccontata in un libro dedicato ai ragazzi, Fino a quando la mia stella brillerà.

 

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