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Liliana Segre, la sua battaglia contro l’odio

Prima firmataria della proposta di legge, Liliana Segre è il simbolo vivente della battaglia contro l'odio e il razzismo

Con 151 voti a favore, in Senato ha vinto il sì per la costituzione di una Commissione straordinaria contro il razzismo. Una vittoria contro l’intolleranza, l’antisemitismo, l’istigazione all’odio e alla violenza, che si incarna nella figura di Liliana Segre. Prima firmataria della proposta di legge, Liliana Segre è il simbolo vivente della battaglia contro l’odio e il razzismo. Proprio lei che ha vissuto l’orrore dei campi di sterminio e che ogni giorno riceve centinaia di insulti a sfondo antisemita. Alla vittoria del sì è seguita in Senato una lunga standing ovation, un momento emozionante ma non privo di tensioni. Sono infatti ben 98 gli astenuti al voto, che durante l’applauso rivolto a Liliana Segre sono rimasti seduti a braccia conserte. Un’immagine eloquente che racconta quanto ancora sia lunga la strada verso una società davvero inclusiva e antirazzista. 

Io che sono stata vittima dell’odio dell’Italia fascista sento che, dopo anni, sta ricrescendo una marea di razzismo e di intolleranza che va fermata in ogni modo

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La storia di Liliana Segre

La sera in cui a Liliana viene detto che non potrà più andare a scuola, lei non sa nemmeno di essere ebrea. In poco tempo i giochi, le corse coi cavalli e i regali di suo papà diventano un ricordo e Liliana si ritrova prima emarginata, poi senza una casa, infine in fuga e arrestata. A tredici anni viene deportata ad Auschwitz. Parte il 30 gennaio 1944 dal binario 21 della stazione Centrale di Milano e sarà l’unica bambina di quel treno a tornare indietro. Ogni sera nel campo cercava in cielo la sua stella. Poi, ripeteva dentro di sé: finché io sarò viva, tu continuerai a brillare. Questa è la sua storia, raccontata in un libro dedicato ai ragazzi, Fino a quando la mia stella brillerà.

 

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