Luca Pagliari

La banalità del male, bullismo contro una dodicenne disabile a Piacenza

Piacenza, per mesi un gruppo di dodicenni bullizza la compagna di classe disabile. Il commento del giornalista esperto di bullismo Luca Pagliari
La banalità del male, bullismo contro una dodicenne disabile a Piacenza

A Piacenza una ragazzina disabile di dodici anni è stata vessata per mesi da un gruppo di 7 coetanei, ora indagati dalla procura per violenza privata e diffamazione. Un gruppo Whatsapp intitolato “Ti odiamo” su cui ogni giorno scrivevano insulti di ogni genere nei confronti della ragazzina, ora ammalatasi di ansia. Quanti casi del genere accadono ogni giorno in tutto il mondo? Il tredicenne che viene massacrato per i suoi atteggiamenti troppo effeminati, la ragazzina vessata per anni a causa dei suoi chili di troppo. Potrei allungare l’elenco quasi all’infinito, ripensando ai tanti casi di bullismo e cyberbullismo in cui mi sono imbattuto nel corso di questi anni.

Vero che il bullismo è sempre esistito, altrettanto vero che questo non giustifica nulla, perché la civiltà di una nazione transita attraverso una crescita etica e morale.
Una cosa che mi colpisce molto è il comportamento delle famiglie. Spesso i genitori delle vittime non colgono segnali importanti, minimizzano o in molti casi risultano “non pervenuti”. Quando accadono episodi gravi o fatali, raramente alle spalle del minore esiste una struttura familiare valida e coesa, viceversa, dove ho trovato famiglie attente, si è sempre arrivati a una soluzione del problema. Magari attraverso la disperazione e il dolore, ma uniti si è riusciti a superare la tempesta.

Penso alla cara Flavia vessata per anni da una gang di delinquentelli. La sua famiglia “speciale” ha saputo fare quadrato di fronte a violenze e soprusi ed alla fine il problema è stato superato alla grande. Penso a David, distrutto per il semplice fatto di essere dislessico e infine Alice e Alessia, due splendide ragazze sarde, due principesse, che per anni sono state attaccate senza un motivo preciso. In tutti questi casi a fare la differenza sono state le famiglie, pronte a cogliere segnali e a combattere in nome e per conto di un figlio. Anche nel caso

Perché si viene bullizzati?

La cosa devastante è che nella maggior parte dei casi non esiste una vera causa scatenante. Una grave colpa da espiare. E torno alla famosa banalità del male, ovverosia all’azione di bullismo e cyberbullismo, commessa senza avere la minima capacità di comprendere le conseguenze del gesto compiuto. L’assenza di un pensiero rende un qualsiasi essere umano simile a un comune animale. Tutto li. La categoria di genitori più infima è invece rappresentata da quelli che minimizzano il comportamento di un figlio “bullo”. Per loro le azioni vessatorie commesse dal proprio erede sono e resteranno per sempre delle ragazzate. La famosa difesa a spada tratta “perché in fin dei conti mio figlio non ha fatto nulla di grave”, e allora in questi casi la dignità della vittima viene calpestata per una seconda volta. Sapeste quante volte ho affrontato questi temi con i diretti interessati. Quante vittime di bullismo non hanno mai ricevuto una parola di scusa, un segno di comprensione dai rispettivi aguzzini and family.

Non sono uno psicologo, troppe volte i ragazzi mi confidano il loro dolore e allora cerco di usare il buon senso, chiedo consiglio a mia moglie, cercando di venire a capo di una matassa intricata e purulenta. E ogni volta la domanda che mi pongo è sempre la stessa. Perché tanti ragazzi affidano il proprio dolore a un giornalista sconosciuto che si occupa di questo tema? Possibile che nessuno sia riuscito a intercettare i loro SOS prima di me? Non ho una risposta precisa e non è neppure mio compito cercarla. Resta il fatto che sono in molti a vivere una solitudine apparentemente dorata.

Ripenso a quella ragazza che dopo mesi trovò il coraggio di avvicinarsi al padre per confidargli il suo personale inferno, e non era stato facile compiere quel passo. “Papà posso parlarti? devo dirti una cosa”. E il papà, con il telefonino sotto gli occhi, le aveva risposto senza neppure guardarla “un attimo e arrivo”. Poi si è dimenticato e la storia è finita lì.
Questo è quanto spesso accade. Colpa della tecnologia ? Dei troppi impegni ? Dello stress ?
Noi esseri umani siamo fantastici nel saper trovare capri espiatori, ma in cuor nostro sappiamo che gli unici colpevoli siamo noi.

Luca Pagliari

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