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Iran, una ciocca di capelli contro la violenza

Quando un gesto semplice come quello di tagliarsi una ciocca di capelli diventa simbolo di ribellione alla violenza e di solidarietà alle donne che stanno protestando in Iran.

Lo scorso 13 settembre in Iran è accaduto qualcosa che ha sconvolto gli equilibri socio-politici del Paese e ha risvegliato l’attenzione internazionale sulla Repubblica Islamica: la giovane Mahsa Amini, accusata di aver indossato male l’hijab, è stata arrestata dalla Polizia Morale – una forza paramilitare fondata da Khomeini – e condotta presso una stazione penitenziaria. 3 giorni dopo, Mahsa è stata dichiarata morta. 

Le cause del decesso sono da subito sembrate sospette. Nonostante la polizia abbia dichiarato che Mahsa Amini sia morta per via di un infarto, sul corpo della ragazza sono state rinvenute profonde ferite. Non è difficile giungere alle conclusioni e pensare ad un pestaggio finito nel più tragico dei modi. 

Sin dal primo momento, la notizia ha avuto un’ampia risonanza tanto in Iran quanto nel resto del mondo. Le proteste e le manifestazioni si sono susseguite copiose e, da qualche giorno, politiche, artiste, donne comuni e dello spettacolo stanno agendo con un gesto che è diventato virale, un simbolo per mostrarsi vicine alle donne in Iran e per protestare contro l’inaudita violenza che le interessa: tagliarsi una ciocca di capelli. 

Una ciocca di capelli contro la violenza in Iran 

Tagliarsi una ciocca di capelli è un gesto altamente simbolico, innanzitutto perché Mahsa Amini, la giovane vittima di violenza nelle carceri, è stata arrestata con l’accusa di aver trasgredito alla legge sull’obbligo del velo – in vigore dal 1981 – proprio perché si intravedeva una ciocca di capelli ad incorniciarle il viso. 

Inoltre, il gesto ha una valenza ancora più forte se si pensa che il taglio dei capelli è parte di una cerimonia, caratteristica dei paesi orientali, che si effettua nel caso di un lutto. Luciana Littizzetto, che ha partecipato alla protesta, lo ha spiegato in un post su Instagram: 

“Il taglio dei capelli è una vecchia cerimonia usata in Iran e in altri paesi limitrofi. Significa ‘lutto’: quando ci si trova di fronte a una grande tristezza o rabbia, allora ci si tagliano i capelli. È come ignorare il proprio senso estetico o la propria bellezza per far vedere che si è tristi. Adesso questo è diventato simbolico”.

Come tutto è iniziato

Questo segno di protesta ha avuto origine proprio nel luogo dove Mahsa Amini è stata uccisa, nel suo Paese. Il video di una giovane donna che si taglia i capelli in segno di lutto, dolore e rabbia accanto al cadavere del fratello, rimasto vittima della repressione delle forze dell’ordine, ha fatto il giro del mondo su Twitter. In pochi giorni, il gesto di questa donna è diventato simbolo delle proteste per Mahsa Amini e per tutte le vittime delle violenze repressive che in queste settimane non fanno che aumentare. 

In Italia, è stata la redazione de Le Iene a dare il via alla campagna di mobilitazione, a cui hanno aderito tantissimi volti noti, fra cui Claudia Gerini, Belen, Massimiliano Ossini, Nunzia De Girolamo. L’obiettivo è quello di spedire i capelli tagliati in una busta all’Ambasciata italiana dell’Iran a Roma in segno di protesta. 

Anche nel resto del mondo, donne e uomini tagliano una ciocca di capelli contro la violenza in Iran. L’eurodeputata svedese di origine irachena Abir Al-Sahlani lo ha fatto rivolgendosi ai governanti persiani: “Né la storia né Allah vi perdonerà per i crimini contro l’umanità”. In Francia, Isabelle Adjani, Angèle, Isabelle Huppert, Jane Birkin, Charlotte Gainsbourg, Juliette Binoche e molte altre donne dello spettacolo stanno manifestando il loro dissenso allo stesso modo. 

Un gesto che di certo non ferma le violenze di questi giorni nel paese che un tempo era la splendente Persia, ma che fa sentire la nostra vicinanza a chi rischia la propria vita per la libertà, letteralmente. 

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