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La riflessione

Il senso del Natale secondo Umberto Galimberti

In una sua riflessione del lontano 2002, ma più che mai attuale, pubblicata sul sito Feltrinelli Editore, Umberto Galimberti affronta il tema del Natale

Umberto Galimberti è uno dei più stimati filosofi del nostro tempo. Accademico, psicoanalista e giornalista, riesce ad esprimere il suo pensiero in maniera chiara e puntuale. Visto il periodo abbiamo pensato di proporvi una sua riflessione pubblicata sul sito di Feltrinelli Editore riguardo al Natale come festività religiosa o laica che oggi risulta più che mai attuale.

Il Natale è ancora una festa Cristiana?

Ma il Natale è ancora una festa cristiana? Mi sono posto questa domanda quando mi è stato chiesto che cos´è il Natale per l´ateo che non crede in Dio, per l´agnostico che non sa se Dio c´è, per il laico che nelle sue scelte etiche prescinde dalla nozione di Dio? E la risposta che mi sono dato guardando le pratiche natalizie degli acquisti e dei consumi è che nella nostra cultura il Natale è già ateo, o se preferite agnostico, certo profondamente laico. Di cristiano è rimasto solo il rito che si ripete, la ricorrenza che ritorna, la festa che, come nessun’altra, è davvero “comandata”.”

Parte da questa domanda la riflessione di Galimberti che, ragionando sul presente e sulla concezione originaria del Natale elabora un interessante punto di vista.

La morale Cristiana e quella economica

Constatato il fatto che ormai il Natale si basi soprattutto sul consumismo, Umberto Galimberti mette a paragone i due elementi, Cristianesimo ed economia, considerandoli come morali.

Il cristianesimo è una morale (della moderazione) e l’economia è un’altra morale (della soddisfazione smodata). Le due morali sono incompatibili, per cui parlare di un’economia cristiana ha lo stesso significato e spessore logico di un circolo quadrato, con buona pace di tutti i benpensanti che ritengono di poter far quadrare il cerchio. Nel momento, infatti, in cui la società è passata dallo stato di bisogno allo stato di soddisfazione smodata del bisogno, la morale del cristianesimo ha finito la sua storia, e quindi o emigra nel Terzo e nel Quarto mondo dove vive la mortificazione del bisogno, o sparisce.”

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Perché è importante vivere lo spirito del Natale pensando al prossimo

Siamo abituati a trascorrere il Natale circondati da buon cibo e tanti regali, sempre più persone però vivono una situazione diversa

 

Il senso del Natale

Ed ecco come si trasforma, secondo Galimberti, il Natale ai giorni nostri. In un tempo dove il consumismo sovrasta le nostre vite, come può non sovrastare la morale Cristiana?

Per questo un sottile, ma pervasivo senso di colpa, connesso al nostro privilegio, accompagna gli acquisti natalizi con cui nelle nostre case allestiamo l’albero di Natale. Simbolo non cristiano dove traluce il nostro benessere, e che perciò ha preso il posto del presepe cristiano che è invece uno spettacolo della povertà. Dalla stalla dove è nato Gesù il senso del Natale cristiano si è infatti trasferito nel luccichio dei negozi, nella sovrabbondanza dei supermercati, nelle evasioni promesse dalle agenzie di viaggio, per cui la domanda non è: che senso ha la festività di Natale per un laico, ma che significato essa ancora possiede per un cristiano che vive in una cultura opulenta, e in ogni suo aspetto laicizzata, dell’Occidente “cristiano”?

Un esame di coscienza

Ecco la risposta alla questione “Non guardiamo il Natale con occhi innocenti. Non nascondiamoci dietro lo sguardo dei bambini. Nel loro incanto sappiamo che c’è provvisorietà e anche un po´ di inganno. Una festa può essere così universale solo se coglie il senso originario della nostra esistenza, non solo semplicità e innocenza che, nel disincanto del mondo, ormai non ci appartengono più. […] A Natale proviamo la vertigine di chi si trova per un giorno e a sua insaputa gettato lungo la via faticosa della ricerca di senso, della direzione della nostra esistenza, con l’amara sensazione che il teatro del mondo ci preveda come semplici marionette, mosse da voleri che ci sovrastano e ci impongono, loro sì, una direzione ignota.

Il tempo della speranza che il cristianesimo ha inaugurato si fa così lontano da diventare estraneo al nostro sguardo, perché ormai siamo alla cruda accettazione della casualità della vita.”

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca’ Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology. Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania

Alice Turiani

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