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Come vivere la quarantena in casa, i consigli per superare ansia e paura

La psicologa e scrittrice Vera Slepoj spiega come vivere la quarantena in casa ed affrontare i diversi stati d'animo dovuti al periodo di emergenza Coronavirus
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Vivere la quarantena in casa senza la possibilità di uscire se non per emergenze o commissioni importanti non è facile. Occorre essere capaci di gestire le proprie problematiche psicologiche che un periodo così lungo di reclusione forzata può comportare. La psicologa e scrittrice Vera Slepoj spiega in che modo è possibile realizzare questo percorso di autoanalisi. Consigli utili per vivere la quarantena dovuta all’emergenza Coronavirus soli o in famiglia nel modo più corretto.

Le tre fasi

La prima fase è la diagnosi, o stabilire come capire se abbiamo dei sintomi particolari, e quali. L’elenco che presenteremo riguarda quelli più frequenti e/o possibili in soggetti e/o gruppi di convivenza forzata e in una situazione di pericolo soggettivo.

Seconda fase: individuare a quale gruppo apparteniamo, ossia qual è la condizione in cui ci troviamo, fisicamente, e nella gestione della nostra quarantena.

Terza fase: impariamo cosa fare di fronte ai sintomi e come organizzarci per evitare problemi psicologici legati alla convivenza.

Le possibili problematiche

Ecco, a causa della quarantena in casa, i possibili stati d’animo che si possono manifestare, sia a livello fisico sia a livello emotivo, e come affrontarli e risolverli.

Stato d’ansia

Si tratta di sensazioni cognitive e percezione di un’idea minacciosa legata ad una incapacità di gestione del controllo. E’ il respiro la parte significativa di questa reazione emotiva. E’ un evento fisico che si mette in atto quando ci troviamo di fronte a situazioni complesse e dentro una comunicazione ambivalente, e può essere frequente durante il vivere in quarantena. L’ansia si genera nel cittadino talvolta senza un pensiero preciso, arriva perché la mente non riesce più a coordinarsi positivamente. Esempi: ansia di non avere un’idea chiara del futuro, ansia per i propri familiari e per il proprio futuro, ansia per non avere idea del proprio stato di salute e sulla paura di perdere.

Stato di angoscia

Sensazione di perdita della cognizione della realtà dovuta a inquietudine o visione esasperata irrazionalmente. Reazione psicologica unita a sensazioni fisiche come nodo alla gola, tachicardia, perdita del controllo. L’angoscia è diversa dall’ansia perché riguarda anche una precisa visione della realtà. Non è solo una risposta, ma uno stato doloroso determinato dall’impossibilità di avere risposte di fronte a situazioni problematiche, come la quarantena in casa.

La paura

La paura è un sentimento antico di protezione e percezione di rischio della propria vita o incolumità. Si tratta di una sensazione dovuta al fatto di non poter individuare il nemico o l’aggressore simbolico.

Il rifiuto

Si tratta di un meccanismo di difesa di carattere psicologico dovuto all’incapacità di affrontare una situazione dolorosa. Il rifiuto può nascere da una situazione di cui il soggetto non dispone di strumenti sufficienti per affrontarlo, come la quarantena in casa. Sono tutte quelle situazioni in cui si cerca di minimizzare, semplificare o creare dubbi sulla validità della realtà. Fa parte di un preciso comportamento e riguarda generalmente quei soggetti che non ascoltano, che tendono a farsi un’idea egocentrica della realtà. Sono quelle personalità che tendenzialmente rifiutano gli stati critici o quelli che possono dare o richiedere un’idea di responsabilità o una rinuncia dei propri convincimenti. Chi rifiuta ha una personalità che tende a voler guardare le situazioni sempre evitando le conseguenze. Essi sono i soggetti che minimizzano, ridicolizzano, che cercano di evitare le difficoltà. Sono tutti coloro che creano un’idea complottistica degli avvenimenti.

La solitudine

Esiste una reale situazione di solitudine, diciamo fisica, che coinvolge tutte le persone che vivono realmente da sole come single. La solitudine riguarda anche anziani o soggetti che per lavoro o altro devono vivere lontani. Esiste poi la solitudine psicologica che riguarda la perdita di un’idea rassicurante della relazione, che colpisce quei soggetti incapaci di gestire la propria autonomia. Un esempio sono gli adolescenti, abituati ad uscire, ad incontrarsi, a stare sui social.

Caos emotivo

Un sovraccarico di stati d’ansia e di angoscia che producono un senso di confusione, perdita di lucidità, non riuscire a dirigere i propri sentimenti in una organizzazione nazionale. E’ una reazione incontrollata, ma a differenza di altri stati patologici, è momentanea e spesso è dovuta alla conseguenza della difficoltà di accettare condizioni di cambiamento improvviso. Tale difficoltà, molto legata ad un pensiero rigido, è la possibile scissione tra realtà e possibilità. Esempio: confusione mentale, impossibilità ad avere una corretta ideazione cognitiva, azioni irrazionali e scomposte, improvvisi attacchi di tensione e di nervosismo, passività.

Ossessioni e manie

Sono stati patologici legati ad un pensiero rituale o che si dirige in un’unica realtà spesso inesistente, o paure inesistenti che vanno dal pensare di avere manifestazioni di malattie, oppure idee persecutorie o un senso permanente di pericolo. Si tratta di una patologia che obbliga il pensiero a organizzare la paura sia irrazionale che irragionevole. Il pensiero ossessivo serve per controllare gli stati di sofferenza e dolore psicologico, l’ossessione o il rituale serve per impedire al dolore di avere conseguenze devastanti che il soggetto non è in grado di controllare. Esempio di alcuni rituali legati al vivere in quarantena: misurare sempre la febbre, avere la sensazione di sintomi che in realtà non ci sono, nutrire un’esagerata paura verso gli altri, verificare insistentemente se la porta di casa è chiusa, controllare se il gas è chiuso con insistenza.  In questa fase possono verificarsi casi di ipocondria, stato patologico dove il soggetto teme di avere malattie o sintomi ed è ossessionato a fare controlli medici o diagnosi o l’uso di internet per individuare qualche malattia.

L’attacco di panico è una condizione patologica preesistente alla tematica del vivere in quarantena, ma può accentuarne la sua comparsa, soprattutto in quei soggetti che ritenevano magari di aver risolto il problema.

Come affrontare le problematiche

Dopo esserci dati un auto-diagnosi, occorre capire cosa fare di fronte a tali sintomi e come organizzarci per evitare problemi psicologici legati al vivere in quarantena.

Concordare attività comuni

In generale, il consiglio in famiglia è quello di costruire e organizzare delle attività concordandole tutti assieme, in modo che ci sia un tempo per stare insieme. E’ consigliabile durante il vivere in quarantena fare i lavori di casa, cucinare assieme e condividere le attività della famiglia, guardare assieme un programma o un film a giorni alternati, costruire una palestra simbolica o qualcosa che riguardi attività come canto, ballo o qualsiasi altro hobby.

Gestire l’esposizione televisiva

La televisione e internet sono organizzazioni mentali che ci impediscono, se guardati a lungo, di avere un sovraccarico di dati, accentuando gli stati d’ansia. Pertanto, è necessario che i tempi, i luoghi e le giornate siano programmate.

L’importanza di un leader che coinvolga tutti

In tutte le situazioni di gruppo, la sottomissione psicologica è il vero rischio: il debole verso il forte, il forte che vuole dare le sue regole, il forte che disconosce le fragilità degli altri, il distruttivo e l’isterico. Proprio a causa di queste derive, per reggere occorre organizzare il tempo e consentire, ad un membro del gruppo che abbia doti di leadership, di organizzare il gruppo famiglia. Quello che va evitato in un gruppo è che ognuno gestisca lo spazio per se stesso.

Vera Slepoj (estratto da Il Mattino di Padova)

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