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il caso

Cancel Culture: Putin cita la Rowling, l’autrice lo zittisce

"L'Occidente ha cancellato lei e ora vuole cancellare la cultura russa" afferma Putin parlando di cancel culture per la Russia come avvenuto in passato per la Rowling. non si è fatta attendere la risposta dell'autrice.

E’ davvero cancel culture? JK Rowling ha contestato con forza Vladimir Putin per averla citata nel suo discorso in cui ha accusato i Paesi occidentali di voler boicottare la cultura russa, arrivando a paragonarli ai nazisti che bruciavano i libri e facendo un riferimento alla scrittrice britannica in quanto vittima della cosiddetta “cancel culture“. “La Rowling è stata cancellata perché non soddisfaceva le richieste dei diritti di genere”, ha detto Putin nel suo discorso, riferendosi alle accuse di transfobia che hanno coinvolto la scrittrice negli ultimi anni e alle ripetute contestazioni da lei subite da parte dei gruppi Lgbt per la sua difesa dell’identità biologica femminile.

La risposta della Rowling a Putin

Sul suo profilo Twitter l’ideatrice di Harry Potter ha sottolineato, riferendosi al presidente russo, che non si può ergere a critico nè tantomeno alleato nella lotta alla ‘cancel culture’ occidentale chi “massacra i civili e imprigiona o avvelena i propri oppositori”. Ha inoltre inserito un ‘hashtag’ di sostegno all’Ucraina invasa dalle truppe di Mosca ricordando l’attività della sua associazione di volontariato Lumos in favore dei bambini, in particolari orfani, nel Paese europeo.

Cos’è la cancel culture 

Come già spiegato in un precedente articolo, la locuzione cancel culture o call-out culture (dall’inglese cultura della cancellazione o cultura del boicottaggio) è usata per indicare una forma moderna di ostracismo nella quale qualcuno verrebbe estromesso da cerchie sociali o professionali – sia online sui social media, che nel mondo reale, o in entrambi. Questa pratica è intesa come lo “smettere di dare supporto a una determinata persona”.

L’esistenza effettiva della cancel culture è infatti criticata da molti, che la ritengono un fenomeno inesistente, gonfiato, inventato e/o ininfluente. A sostegno di queste tesi, si fa notare come ogni presunto “caso” di cancel culture possa essere considerato un caso del tutto ordinario di critica o applicazione di normali e legittime scelte editoriali.

L’espressione cancel culture ha infatti connotati per lo più negativi e viene comunemente usata nei dibattiti che sostengono presunte minacce alla libertà d’espressione in nome del cosiddetto politically correct.

 
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