Primo giorno d’estate – Racconto di Chiara Maccagnola

Forse non sai, lo non ancora del tutto, che con te, nella tua casa, ho vissuto due stagioni e, in un giorno, tutta un’estate.
Sono arrivata che era inverno, fuori, ma anche un po’ dentro. Un inverno di freddo confuso, un inverno da lasciare andare, che tu hai fatto sciogliere in fretta trasformando le stelle in primavera.

Sono passati i mesi ed io ho continuato ad arrivare su per quelle scale di pietra, di cui ho amato ogni gradino.

E con me la primavera è arrivata davvero, con il suo tempo balzano ed ha portato una grossa bufera, per la quale ognuno si è nascosto in sé. Ma, usciti di nuovo, sono state esplosioni di gioia, di sguardi, di sorrisi, di abbracci, di odori, di io e te. E’ stata tanto bella, questa primavera, che ho detto parole che non avrei voluto dire. E’ inutile che tu abbia spiegato che nulla è cambiato per te: è cambiato tutto, invece, sei cambiato tu verso di me, sono cambiate le cose, le parole, i gesti, sempre belli, sempre un regalo, ma con un fondo di qualcosa che non si riusciva a dire, se non con tanta fatica.

Sono infine arrivata da te il primo giorno d’estate, con la voglia d’ascoltarti, di guardare il tuo sguardo chiaro, di sorridere al tuo sorriso disarmante, di condividere con te cibo, parole, risate e dolcezza. Siamo stati ancora io e te, ci siamo regalati a vicenda un non-compleanno speciale. Un giorno solo d’estate, che è valso tutta la stagione.

Perché lo sapevo, io lo sapevo, che per “io e te” era già arrivato l’autunno, anche se tu, forse pavido come dici, non lo vuoi dire o non lo vuoi ammettere.
Terrò care le nostre due stagioni ed un giorno: la stagione della naturalezza, quella del confronto e il primo giorno d’estate, quello del non ritorno.

Il nostro autunno lo sto già accogliendo, seppur con questa estate che mi si srotola davanti. Questa estate appena abbozzata di caldo, vacanze, sole, esperienze, amici, spettacoli, città, passeggiate. Questa estate piena di cose, che spero mi aiuterà ad archiviare le altre due stagioni nel recesso “nonfapiùmale” del cuore.

Questa estate che spero mi aiuterà a tornare da me, senza mai dimenticare la meraviglia e lo stupore che sono stati arrivare fino a te.

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