Il ragazzo dentro lo specchio – racconto di Tatiana Torraco

Il ragazzo dentro lo specchio - racconto di Tatiana Torraco

Trinità dei monti era più splendente che mai: il sole era appena scomparso dietro l’antica chiesa in stile gotico, ma una densa e persistente scia colorata ricopriva ancora l’altissima guglia di un suggestivo rosa salmone , mentre i lampioni trasformavano la famosa terrazza in una corona di stelle, in cima alla scalinata più calpestata del mondo. La folla di turisti cominciava a diradarsi, già pregustando l’ imminente scoperta di una favolosa Roma notturna, e una coppia di giovani s’attardava , abbracciandosi, sul bordo marmoreo che circonda la “Barcaccia”.
Marcos li osservava dall’alto, seduto al suo tavolo, sulla balaustra bianca e dorata dell’elegante ristorante.
Tamburellando con le dita sul bicchiere di cristallo, aspettava con ansia e fissava quel punto luminoso al centro di piazza di Spagna : da lassù, l’acqua della famosa fontana sembrava scorrere su quelle sagomine scure e attorcigliate, colorandosi di giallo alla magica luce dei lampioni . All’improvviso distolse lo sguardo dalla finestra , inspiegabilmente attratto dalle figure dentro l’enorme specchio ottagonale , sulla parete accanto: lei era bellissima, con gli occhi verdi e i capelli biondissimi; sorrideva imbarazzata, guardando in basso, mentre con le dita accarezzava i petali della rosa posata sul piatto, rossa come la maglietta un po’ attillata che indossava; lui era alto e robusto, con i capelli castani, pettinati alla “Dragon ball”, e gli occhi chiarissimi, di un azzurro quasi cristallino; le sfiorava delicatamente la fronte, con la sua mano un po’ tozza e paffuta.
“Ahi!” fece lei, quando un ricciolo le s’impigliò nell’anello del ragazzo. Subito dopo cominciò a ridere a crepapelle nel vedere il volto di quest’ultimo contorcersi nelle più buffe smorfie, alle prese con quell’ostinato e setoso nodo che , anziché sciogliersi, sembrava farsi sempre più stretto attorno al suo dito.
Quando finalmente districò la matassa, il suo volto si fece improvvisamente serio. Poi disse qualcosa, e lei smise di ridere. Da lontano non si capiva di cosa parlassero, ma i loro gesti dicevano chiaramente che l’idillio romantico era rotto. Dopo qualche minuto di animata discussione, lei si alzò di scatto, prese la rosa dal piatto, senza curarsi delle spine, e gliela gettò addosso ; quindi, agitando il dito insanguinato, raccolse le sue cose e se ne andò, lasciandolo solo, con i petali sparsi sulla giacca e lo sguardo triste.
Marcos lo osservava nello specchio : ad un tratto, come per magia, quegli stupendi e ingelatinati capelli castani s’ingrigirono; sebbene pettinati allo stesso modo, divennero un po’ più bassi, meno vistosi, mentre gli occhi , sempre azzurrissimi, si circondarono di piccole rughe.
Poi una mano maschile gli sfiorò la spalla.
“Ciao”- esclamò Marcos, girandosi .
”Ciao!” gli rispose l’altro, baciandolo sulle labbra -“Scusami … mi hanno trattenuto al lavoro” –aggiunse, sedendosi. Finalmente era di fronte a lui, in tutto il suo splendore , bello, elegante, nella sua giacca blu, e con quel sorriso che pareva colorargli il volto, tingendogli di rosso le leggere borse sotto gli occhi semichiusi. Marcos mise la sua paffuta mano su quella lunga e magra del suo compagno, poi guardò di nuovo dentro lo specchio: erano passati anni da quella fatidica sera, ed era di nuovo nello stesso ristorante, allo stesso tavolo, con la stessa rosa nel piatto, o meglio, una identica, ma il suo sguardo non era affatto triste, perché, questa volta, era lì con la sua anima gemella.

Tatiana Torraco

 

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