Gocce di pioggia – di Morena Bussola

Gocce di pioggia - di Morena Bussola

Era la sera il momento che lei preferiva, quando le luci forti si spegnevano e si chiudeva nel suo piccolo studio in soffitta a pensare, leggere, scrivere.
Nelle serate più limpide poteva scorgere il limite della campagna circostante delimitato da una strada costeggiata di cipressi, tra i quali la luna a volte si nascondeva bassa ed inquietante.

Altre sere erano le stelle a farla da padrone, brillanti come diamanti, vicine, quasi a poterle toccare.
Quella sera d’estate c’era un forte temporalee non si poteva nemmeno tenere aperta la finestra per respirare l’aria più fresca.
La pioggia picchiettava sui vetri insistente e le goccioline scendevano verso il loro destino come lacrime su un viso immobile.

Loro si lasciano andare, pensò, non cercano di sfuggire a ciò per le quali sono state create, non cercano di risalire e farsi risucchiare dalle nuvole per dissolversi nell’aria, senza cadere per essere schiacciate sui tetti, nei campi e sull’asfalto. Le più fortunate si tuffano nel mare per diventare tutt’une con esso. Con questi pensieri iniziò a scrivere: ” gocce sagge, non come noi esseri umani che vorremmo sempre correre controcorrente, decidere il nostro domani, domare il nostro destino con scelte apparentemente azzeccate ma poi irrimediabilmente sbagliate. Noi che non ci lasciamo andare alle emozioni, ad una parola spesa gratuitamente…sempre tutto così calcolato, così controllato.

Noi siamo piccole forme senza peso in attesa solo di un raggio di sole che ci riscaldi o che un abbraccio sciolga il gelo che ci portiamo dentro. Noi siamo piccoli lumi nel mistero del nostro cammino”.
La stachezza ora si faceva sentire pesante sulle palpebre e i tuoni ormai lontani non potevano più disturbare il sonno che non sarebbe tardato ad arrivare.

 

Morena Bussola

© Riproduzione Riservata
Commenti