Fotografie – Racconto di Federica Antonacci

Fotografie - Racconto di Federica Antonacci

Il vento sferzante colpì in pieno il viso di Lea, costringendola a stringersi nel cappotto. Nonostante la sciarpa che le copriva il viso per metà, sentiva il freddo penetrarle la pelle. Ogni mattina usciva di casa molto presto per lavorare ad un progetto che doveva esser pronto per la fine del mese nello studio fotografico, prestatole da un suo amico che era partito per la luna di miele. La metropolitana era gremita dai soliti pendolari mattinieri. Erano più corrucciati del solito per via del freddo, annunciato dalle previsioni meteo con largo anticipo. Lea trascorse il quarto d’ora che la separava dalla sua destinazione a guardarsi intorno. Le piaceva scrutare la gente che viaggiava in metrò. Un’interessante fauna urbana, composta da turisti in pensione, studenti intenti a scopiazzare i compiti appoggiando il quaderno ai pochi centimetri di parete disponibile.

Il suo sguardo venne rapito da due amiche che parlavano sottovoce. A giudicare dal modo in cui gli occhi di una delle due brillavano, intuì quale doveva essere l’argomento di conversazione: un primo appuntamento. Avvenne tutto all’improvviso. La famigliare fitta allo stomaco, quel senso di solitudine che la faceva sentire fuori dal suo corpo.  Tuttavia, quella mattina riuscì a guardare in faccia il vuoto e a sopportarne la visione. Si accorse giusto in tempo di essere arrivata a destinazione e si tuffò nella giungla  del centro. Tagliò per un paio di traverse e finalmente raggiunse lo studio fotografico, battendo i denti. Una delle caratteristiche che più amava di se stessa era la capacità di ambientarsi subito in un posto nuovo. Le era bastato comprare una moka nuova, portarsi dietro un paio dei suoi libri preferiti, le sue pantofole e scambiare un cenno di saluto con la proprietaria del negozio di alimentari a fianco per sentirsi già a casa. Il progetto al quale stava lavorando raccontava in immagini i paesaggi mediterranei.

Un bel contrasto con la tramontana che imperversava là fuori. Non che quelle immagini le trasmettessero chissà quale calore. Nonostante la bellezza dei luoghi fotografati, ogni immagine le scatenava ricordi malinconici. Si era lanciata in quell’avventura principalmente per tenere la mente occupata e avere un motivo per svegliarsi al mattino. Era rimasta quindi molto stupita quando il suo amico, che lavorava nel campo da diverso tempo, si era sinceramente complimentato con lei a le aveva dato dei contatti per metter su una mostra. Non sarebbe stato chissà quale evento mondano ma Lea si sentiva molto orgogliosa di quelle fotografie. Lavorò freneticamente fermandosi di tanto in tanto per fumare una sigaretta.  Provava diversi filtri, uno più chiaro, uno più caldo per poi passare al bianco e nero. Metteva in evidenza questo o quest’altro dettaglio. Decideva se rendere il mare più blu o i sassi più nitidi. Dopo più di due ore, finalmente raggiunse quella che credeva la versione migliore di una spiaggia calabrese e passò alla didascalia successiva. Le si fermò il cuore.

Uno scorcio della casa a mare nella quale aveva trascorso tutte le estati fino ai 14 anni. Un tavolo dipinto di blu con sedie rosse in legno creavano un bel contrasto. La sabbia era appena visibile sulla soglia della porta. Un quadro di natura morta raffigurante un cesto pieno di frutta e il piano cucina d’antiquariato appena visibili sullo sfondo. Uno stormo di ricordi le annebbiò la mente. Lea sentì gli angoli degli occhi bruciare e nonostante il piacevole tepore creatosi nello studio uscì a prendere una boccata d’aria. Incredibile come un ricordo diventi più prezioso del momento vissuto in sé. A volte aveva la sensazione di non azzeccare mai il tempo giusto. È come se la vita fosse sempre diversi passi avanti e lei, incespicando, cercava di tenerle testa. Un inaspettato raggio di sole le colpì il viso e un senso di speranza le fece battere il cuore più velocemente. Forse era arrivato il momento di lasciarsi alle spalle il freddo del dolore e cominciare a vivere intensamente ciò che le capitava. Nulla poteva cambiare il passato. La temperatura si alzò improvvisamente. Lea si sfilò il maglione di lana azzurro dalla testa, scompigliandosi i capelli. Sembrava quasi estate. La sentiva sulla pelle. Dentro. Tornò alle sue fotografie con un sorriso sereno sulle labbra.

 

Federica Antonacci

 

 

 

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