Donna in Divisa – di Maria Pia Costagliola

Donna in Divisa - di Maria Pia Costagliola

Ti.ti.ti.ti…..ti.ti.ti.ti…ti..ti..ti…? Hmm…hmm, sono già le 07.00, devo alzarmi!
Con enorme sforzo lancio via il piumone da dosso e faccio scendere a terra il mio piede destro di lì a poco, il sinistro lo imita e oplà finalmente impiedi.
Un clic alla macchinetta del caffè, un giro veloce alla manopola per riscaldare il latte per poi far seguire una serie di lanci al volo di briosce sul tavolo, e infine mi dirigo verso il bagno per una doccia superveloce.
Ancora in accappatoio apro le porte dell’armadio e preparo i vestiti sul letto acconciati come fossero una divisa.
Camicetta rosa e pantalone bluette ?! .hmm…. non è sexy lo so, ma essendo l’unica donna in ufficio è meglio non esagerare, metterò il tacco 6 così starò più comoda.

 

Mi trasformo di primo mattino in un car-pooling per accompagnare chi a scuola e chi a lavoro. Uffh..che stress! arriverò in ufficio già stanca.
Ore 13.30 finalmente la pausa pranzo. Subito dopo ricomincio a gestire clienti e fornitori, “Pronto.. sono Lea in cosa posso esserle utile?” e così via fino alle 17.30. Sarà un privilegio essere l’unica donna in ufficio starete pensando? per me non è stata così.
Le priorità e le urgenze lavorative mi costringevano alla pari con la razionalità dei miei colleghi maschi, e qualsiasi cosa facessi veniva utilizzata contro di me. Lo stratagemma da loro usato per intascare più provvigioni era quello di raddoppiare gli ordini presi con i clienti addossando a me l’errore di inserimento quantità, cosa che mi costringeva ogni volta a subire le lamentele dei clienti che mi richiamavano prontamente al telefono per urlarmi: “Signora Lea la colpa dell’errore è solo sua che non sa fare il suo lavoro, dica al suo titolare che la paga inutilmente!”.
Ho creduto di aver instaurato un legame affettivo con i colleghi, almeno per senso di gratitudine avendogli sempre parato loro il culo.
Una mattina mi si chiama nella stanza del Direttore, mi si chiede di sedermi e di stare ad ascoltare: “Lea cara! Sono oramai 14 anni che lavori con noi ed è con dispiacere che dobbiamo comunicarti di aver concluso oggi la tua preziosa collaborazione! Troppe spese con meno provvigioni e poi pochi clienti nuovi. Siamo sicuri che con la tua esperienza e caparbietà riuscirai a trovare un altro lavor, però prima di andare via, ti chiediamo un ultimissimo favore, lì vedi sul tavolo c’è la lettera di licenziamento già firmata dal Direttore che non ha avuto il coraggio di scriverla, potresti per favore farlo tu e poi riconsegnarcela?!” Mi si gelò il sangue, in quel preciso momento capii quanto un essere umano può essere messo a dure prove di autocontrollo a reazioni violente e dimenticarsi a volte di essere anche una donna. Mio malgrado l’ho scritta.
E ora? cosa faccio? di disgrazia si tratta, gli psicologi infatti paragonano il malessere del licenziamento pari a quello di un dolore luttuoso.
Metabolizzata la mia perdita lavorativa, sette mesi dopo inaspettatamente mi viene proposto un nuovo lavoro e mi presento al colloquio esordendo: “Buongiorno, mi chiamo Lea e sono qui per il ruolo di Addetta alla Segreteria, vorrei lavorare presso la vostra Azienda perché ho coraggio e capacità, tempo un mese e imparerò
tutto”. Li ho convinti.

Forse era destino che cambiassi ruolo per crescere professionalmente, pensando poi nello stesso tempo di riscattarmi di quelle iene ridens dei miei ex colleghi, perché qui mi chiameranno tutti “Dottoressa Lea”.
Organizzo il mio primo nuovo giorno di lavoro. L’accappatoio è sempre lo stesso, apro l’armadio preparo sul letto la divisa per il ruolo di addetta alla Segretaria di Amministrazione. Non sarò l’unica donna in ufficio questa volta, solo la più matura! Ma sì, mi ammoderno un po’..,.jeans classico e tacco 5 così sentirò meno dolore ai piedi visto che dovrò tornare a casa la sera più tardi.
Cammino per i corridoi della nuova Azienda a testa alta per sfoggiare la mia età ma non per questo mi mandano lo stesso allo sbaraglio presso gli uffici pubblici senza adeguata preparazione, consapevoli del fatto che sarei tornata indietro senza una soluzione,e mi avrebbero costretta a tornare presso gli stessi uffici per rifare tutto d’accapo.
Ma quanto sono strani questi giovani colleghi, forse qualcuno di loro vuol farmi cadere in trappola? l’importante però è impegnarsi al meglio.
Non godendo di ferie perché ultima arrivata, sacrifico la mia estate a lavorare, e secondo voi il giovane Direttore in quale mese dell’anno decide di far traslocare gli uffici amministrativi presso la nuova palazzina? Indovinato! Nel mese di Agosto e l’unica ad averlo fatto sono stata io.
Se vuoi perdere peso senza far dieta devi traslocare nel periodo più caldo dell’anno, ma mi conforto del fatto che avendo superato il periodo di prova mi aspetta un bel contratto a tempo indeterminato che mi ripagherà della vacanza persa.

Esattamente a 365 giorni e a fine giornata, mi si chiama nella stanza del Direttore, mi si fa sedere e mi si chiede di ascoltare.
Il giovane Direttore imbambolato e all’impiedi nell’angolo più lontano della stanza con aria da attore protagonista (avrà fatto le prove generali davanti a uno specchio), rimane immobile nell’attesa che io mi sieda davanti a lui come il pubblico fa a teatro per una Prima. Con tono di voce impostata mi sento dire all’improvviso: “ Lea, è passato un anno che sei qui”, prende poi una bella pausa, accenna qualche passo a destra e poi subito a sinistra verso la finestra voltandomi le spalle per guardare il panorama, e con un respiro forte aggiunge: “È la prima volta che faccio un discorso di questo genere a una Donna, non mi è mai capitato prima sai? ”, Beh, che culo per me! pensai, prosegue poi tutto d’un fiato tenendomi ancora le spalle a vista e conclude dicendo: ”É un dispiacere dirti che la tua collaborazione con noi finisce qui”. Io, basita e incredula, consapevole di quanto appena sentito, mi è sembrato di rivivere in un Deja Vu.

Guido verso casa nel buio assoluto della sera, le lacrime agli occhi mi impediscono di distinguere la strada dai pedoni mentre l’attraversano, queste notizie non dovrebbero mai essere comunicate a fine di una giornata lavorativa, diventa un serio pericolo per chi le riceve e mentre guido ripeto continuamente a voce alta e rabbiosa “ Caro mio giovane Direttore, non ho pianto davanti a te perché hai l’età di mio figlio, ah!..se fossi tua madre ti strapperei quel bavaglino a forma di cravatta che porti annodato al collo, per non parlare poi della puzza di latte e biscotti che si sente ogni volta al tuo passaggio, ti insegnerei io come parlare ai più grandi! ”
E adesso come lo dico in famiglia? di nuovo senza un lavoro, cosa penseranno
di me ?
Passano mesi, mi sento di nuovo persa, ho perduto la bussola del tempo e mi rassegno alla mia nuova divisa da casalinga, tuta blu e scarpette da ginnastica.
Giuro che il mio prossimo lavoro lo sceglierò tra quelli più umani possibili, basta grandi Aziende e uffici, sono arene dentro le quali fai il ruolo di preda e a volte da cavia per le ambizioni altrui.
Aspetto qualche mese per rimettermi in sesto mentre penso che non posso continuare a rifiutare colloqui per cercare il mio lavoro ideale.
Accetto un ruolo di collaboratrice per Amministratori di Condomini e mi rattrista non sentirmi più chiamare Dottoressa ma, la “Signora dell’Amministratore” come fossi un appendice del condominio stesso. I conti non mi tornano, starò percorrendo una carriera professionale a ritroso?
Avrò a che fare con persone di ogni età ed estrazione sociale,quindi riapro il mio armadio e mi invento una divisa per il ruolo di collaboratrice condominiale con vestiti comodi e antistrappo per liti assembleari che dovrò tenere a bada. Un ruolo questo che non mi appartiene, ma che devo in qualche modo farmi piacere per amore della mia famiglia.
Passa un anno e mezzo e per fortuna non sono stata ancora chiamata nella stanza del titolare, non mi si è chiesto di farmi sedere ad ascoltare, ma ogni volta che lui mi chiama per un discorso incomincio a fare ogni tipo di scongiuro.

Questo nuovo ruolo mi regala però qualche mattina libera. Come posso impegnarla? Non ho più tempo per sprecare tempo. Decido quindi di rimettermi in gioco partecipando ai più svariati corsi di formazione, non importa quale finalità abbiano, ma che mi aiutino a stare al passo coi tempi.
Ecco!, l’idea è seguire un corso per addetto alla selezione del personale, imparerò a valutare i Curriculum Vitae e proverò a stare al di là della scrivania selezionando stavolta io, gli aspiranti lavoratori.

Siamo un bel gruppo di sfigati, dai 26 ai 49 anni di età, ci ritroviamo a partecipare a questi incontri che sembrano delle vere e proprie sedute introspettive. Chi vuole diventare un Manager, chi un Operaio alle catene di montaggio, chi un Libero professionista, chi un Filosofo, e io ? Quando è toccato a me dire cosa volessi fare ho avuto ben chiara solo una cosa, fino ad oggi non ho inseguito un mio personale progetto lavorativo, piuttosto, ributtata bruscamente più volte nella mischia dei disoccupati, mi ritrovo seduta su questa sedia oggi a domandarmi cosa vorrò fare da grande, ma grande già lo sono. Mi viene quindi solo da pensare e ragionare sul mio passato, “nel ruolo di Femmina ci sono per natura, Mamma per scelta, Lavoratrice cerco di esserlo, ma l’unico ruolo più adatto a me è quando mio marito, con tutta la sua dolcezza dà una mano a liberarmi degli abiti della giornata e stringendomi a sé con garbo mi sussurra: ”Ti amo, Donna mia!”.
É questo il ruolo di “Donna” per il quale non mi stancherò mai di indossare una Divisa, fosse anche per una seconda vita.
Maria Pia Costagliola

 

 

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