Ti amavo di Alda Merini è una poesia che mette in scena un amore che non cessa mai di esistere: quello che, quando non si è più in grado di mostrare la parte migliore di sé, trova dall’altra parte una porta che si chiude per sempre.
È l’esperienza di molti amori: quando la fragilità arriva, quando la malattia, la stanchezza o una crisi personale interrompono un equilibrio, ciò che resta è un vuoto enorme. In questi casi l’amore continua a vivere in uno solo dei due. L’altro va avanti, cambia, sceglie altro. Chi resta, invece, sperimenta una sofferenza più sottile dell’abbandono: l’esclusione. Non essere più parte della vita dell’altro proprio nel momento in cui se ne avrebbe più bisogno.
Alda Merini dà voce a questa condizione senza giustificarla e senza condannarla. La osserva. La attraversa. La rende dicibile. E prima ancora di diventare poesia, Ti amavo è il racconto di una verità emotiva che appartiene a molti: l’amore che non muore, ma smette di essere condiviso.
Ti amavo non si trova nelle classiche raccolte poetiche della poetessa dei Navigli. È un dono che Alda Merini fece a Roberto Vecchioni, e che oggi si può leggere nel libro Lezioni di volo e atterraggio, pubblicato da Einaudi nel 2020.
Entriamo ora nei versi di questa poesia d’amore di Alda Merini per scoprirne il significato e il messaggio profondo.
Ti amavo di Alda merini
Ti amavo
eri una riviera incantata
sopra cui
io avrei preso
le mie primissime nozze.
C’è un tempo
in cui le donne
diventano ragazze
e portano i fiori
dei loro ricordi
ovunque,
il tempo di una messe serena.
Ma c’era anche in me
la gabbia del manicomio.
Io avrei voluto
che tu vedessi la pena
di quell’atroce campo.
Misi le mie piume migliori
e venni a battere
alla tua finestra.
Non aprí nessuno
tu eri partito
per altri amori.
Quando l’amore non viene ricambiato, ma continua a vivere
Ti amavo è una poesia di Alda Merini che mette a fuoco una verità semplice e dolorosa. L’amore non finisce sempre nello stesso momento per chi lo vive. Può accadere che uno dei due resti fermo, fedele a ciò che è stato, mentre l’altro prosegue altrove. Non per crudeltà, ma per necessità, per sopravvivenza, per scelta.
Il messaggio della poesia non è la fine di una relazione, ma l’esclusione e la sofferenza di chi è costretto a dover rinunciare all’altro. L’amore continua a esistere solo in chi resta, e proprio per questo diventa più pesante, più esposto, più vulnerabile. Non è il dolore dell’abbandono immediato, ma quello dell’esclusione: essere rimasti fuori da una vita che si pensava condivisa.
Alda Merini non trasforma questa esperienza in rivendicazione né in lamento. La registra. La rende visibile. Mostra cosa accade quando l’amore non muore, ma perde il suo luogo naturale: la reciprocità.
Il dono a Roberto Vecchioni e il capitolo “Alda” in Lezioni di volo e atterraggio
Ti amavo non nasce come poesia destinata a una raccolta. È un dono personale che Alda Merini fece a Roberto Vecchioni, e compare nel capitolo a lei dedicato nel libro Lezioni di volo e atterraggio, pubblicato da Einaudi nel 2020.
In quelle pagine Vecchioni racconta Alda non come monumento poetico, ma come presenza viva, imprevedibile, disarmante. Una donna attraversata dalla poesia più che autrice consapevole di un’opera. Scriveva dettando, parlando, lasciando che le parole passassero attraverso di lei senza preoccuparsi di trattenerle. La poesia, per Merini, era un gesto di dono, non di conservazione.
Nel capitolo emergono aneddoti che restituiscono tutta la sua natura contraddittoria, ovvero la grandezza poetica accanto alla fragilità quotidiana, la generosità improvvisa, l’indifferenza per il denaro, l’urgenza assoluta della parola. È in questo contesto che Ti amavo va letta, non come testo costruito, ma come atto emotivo consegnato a una persona che ti sta vicino.
Non a caso Vecchioni chiude con una frase che suona come una dichiarazione di debito culturale e umano:
A Dylan, la Alda dovrebbero tradurgliela.
Una frase che non è un paragone, ma un riconoscimento. Perché Alda Merini non appartiene a una scuola, a un secolo o a una corrente. Appartiene a quella zona rara in cui la poesia smette di essere letteratura e diventa voce necessaria.
L’amore che conosce la sofferenza dell’esclusione
La poesia si apre con una dichiarazione che non ammette repliche:
Ti amavo.
Non è una confessione, non è una richiesta, non è un tentativo di riaprire un dialogo. È una constatazione detta da chi sa che nulla può più cambiare. L’imperfetto non attenua il sentimento, lo rende definitivo. Indica qualcosa che durava, che aveva un futuro già immaginato, e che proprio per questo non può essere cancellato.
L’immagine della “riviera incantata” introduce subito l’idea dell’amore come promessa di felicità piena, quasi originaria. Non un luogo reale, ma uno spazio mentale in cui tutto sembrava possibile, persino le “primissime nozze”. L’amore, all’inizio, è sempre un progetto totale. Non riguarda solo l’altro, ma una vita intera che si immagina di costruire insieme.
Poi la poesia rallenta e cambia ritmo. Entra in scena il tempo della memoria, quello in cui “le donne diventano ragazze”. Non è un ritorno all’ingenuità, ma il momento in cui i ricordi rifioriscono e continuano a essere portati con sé, ovunque. È una stagione interiore, fragile e luminosa, che esiste solo per chi sente ancora.
A questo punto arriva la frattura. La “gabbia del manicomio” non è solo un riferimento biografico, ma il simbolo di tutto ciò che spezza la continuità di un amore, ovvero la malattia, l’esclusione, la perdita di un equilibrio riconosciuto. È il momento in cui non si è più presentabili, in cui non si riesce più a mostrare la parte migliore di sé.
Il desiderio non è quello di essere salvata, ma semplicemente vista. Merini non chiede comprensione astratta, chiede che l’altro riconosca la pena, che non distolga lo sguardo. L’amore, qui, diventa richiesta di presenza nel momento più difficile.
Il gesto delle “piume migliori” è uno dei più delicati e dolorosi della poesia. Indica lo sforzo finale del raccogliere ciò che resta di sé, la dignità, la bellezza, la voce, e presentarsi comunque. Bussare alla finestra significa esporsi senza difese, accettare il rischio di non essere accolti.
E il finale arriva senza enfasi, senza dramma urlato:
Non aprì nessuno.
Non c’è conflitto, non c’è spiegazione. L’altro ha già scelto. È partito “per altri amori”. Non perché questo fosse falso, ma perché non ha saputo, o voluto, attendere.
La poesia si chiude qui, in questo spazio vuoto. Non con la morte dell’amore, ma con la sua sopravvivenza solitaria. L’amore resta, ma non è più condiviso. E proprio per questo diventa parola, memoria, poesia.
In questa poesia Alda Merini non racconta una fine sentimentale, ma una condizione umana profonda: quando l’amore continua a vivere solo in chi resta, e l’esclusione diventa più dolorosa dell’abbandono stesso.
Un dono per chi ama anche quando è escluso
Ti amavo è una poesia che non cerca risposte e non offre consolazioni. Non promette che il dolore passi, né che l’amore trovi una nuova forma. Dice solo una cosa, con estrema onestà: non sempre l’amore finisce per entrambi nello stesso momento.
Alda Merini affida alla poesia ciò che nella vita resta senza posto. L’amore che sopravvive solo in chi lo prova, quando l’altro ha già voltato pagina. È un sentimento che non chiede di essere ricambiato, ma di essere riconosciuto per la sua verità. Una verità scomoda, perché costringe a guardare l’asimmetria dei legami, la fragilità che non viene attesa, la porta che si chiude proprio quando si avrebbe più bisogno di restare.
In questo senso Ti amavo non è solo una poesia d’amore, ma una poesia sull’esclusione affettiva. Sul restare fuori dalla vita dell’altro senza colpa, senza colpevoli, senza appello. E proprio per questo continua a parlare a molti, con una forza che non si consuma.
Alda Merini non trasforma il dolore in lezione né l’amore in rimedio. Lo lascia essere ciò che è stato: totale, fragile, definitivo. E lo consegna alla poesia come si consegna qualcosa che non può più essere vissuto, ma nemmeno dimenticato.
Perché ci sono amori che finiscono. E altri che, anche quando tutto è chiuso, continuano a esistere solo in chi resta.