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Sarà estate

“Sarà estate”, la poesia della Dickinson che celebra la sacralità dell’estate

La celebre poetessa britannica alla calda stagione e alla sua attesa ha dedicato alcuni versi all'interno della poesia "Sarà estate"

Un caleidoscopio di colori, capace di “colorare il pallido paesaggio”. E’ questa l’estate secondo Emily Dickinson, la celebre poetessa che alla calda stagione ha dedicato alcuni versi all’interno della poesia “Sarà estate”.

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Sarà estate, la poesia di Emily Dickinson

Sarà Estate – finalmente.
Signore – con ombrellini –
Signori a zonzo – con Bastoni da passeggio –
E Bambine – con Bambole –
Coloreranno il pallido paesaggio –
Come fossero uno splendente Mazzo di fiori –
Sebbene sommerso, nel Pario –
Il Villaggio giaccia – oggi –

I Lillà – curvati dai molti anni –
Si piegheranno sotto il purpureo peso –
Le Api – non disdegneranno la melodia –
Che i loro Antenati – ronzarono –

La Rosa Selvatica – diventerà rossa nella Terra palustre –
L’Aster – sulla Collina
Il suo perenne aspetto – fisserà –
E si Assicureranno le Genziane – collari di pizzo –

Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo –
Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne –
O i Preti – ripongono i Simboli –
Quando il Sacramento – è terminato –

L’arrivo della bella stagione

La poesia fin dall’inizio celebra il tanto atteso arrivo “finalmente” dell’estate. Una stagione unica, capace di dare colore al paesaggio come “uno splendente mazzo di fiori”. Fiori come i lillà, le genziane, l’aster, le rose selvatiche, citati dalla poetessa nella seconda strofa. La stagione estiva è definita un miracolo che si ripete ciclicamente, una routine che si rinnova una volta l’anno come quella delle donne che ripiegano le proprie gonne. Un rito come quello dei preti che “ripongono i simboli quando il sacramento è terminato.” 

Emily Dickinson, le poesie più belle

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Emily Dickinson è considerata la più importante poetessa americana del XIX secolo grazie all’enorme potenza evocativa dei suoi versi. Ecco le sue poesie più belle

Emily Dickinson

La poetessa statunitense Emily Dickinson nacque il 10 dicembre 1830 ad Amherst, una cittadina del Massachusetts, da una famiglia di estrazione borghese e di solidi principi puritani. Il clima familiare era molto rigido e soprattutto il padre assumeva atteggiamenti austeri e severi con i figli.

Il temperamento insofferente e individualista portò Emily Dickinson a distaccarsi dalla religione di famiglia e a compiere viaggi a Boston e a Filadelfia. Ritornata nella città natale iniziò un progressivo ritiro nella casa paterna, dove visse per i successivi trent’anni, quasi in clausura, non uscendo addirittura più dalla camera da letto e comunicando con gli amici e i familiari attraverso le pareti della camera, poi, attraverso affettuosi bigliettini che inviava loro.

Paradossalmente, però, quei muri che la escludevano dal contatto fisico con il mondo esterno finirono per diventare vetri trasparenti dai quali guardare al mondo con occhio limpido e curioso, e fu in quella situazione di volontario isolamento che Emily Dickinson prese a rifugiarsi nella contemplazione della natura, nella meditazione sul senso della vita e, soprattutto a partire dal 1860, nella composizione di versi.

Scrisse 1775 poesie, delle quali solo sette furono pubblicate mentre era in vita e senza il suo consenso. Sarà la sorella, dopo la morte della scrittrice (15 maggio 1886), a trovare chiuse in un cassetto le sue liriche, scritte su piccoli fogli, cuciti a mano a formare un libriccino segreto. Le poesie, così come le numerose lettere, furono pubblicate postume.

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