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La Poesia

Salvatore Quasimodo, i ricordi e la nostalgia nella poesia “Vicolo”

“Vicolo” è un’emozionante poesia in cui Salvatore Quasimodo rievoca le memorie d’infanzia e canta la nostalgia.

“Vicolo” di Salvatore Quasimodo è una poesia incentrata sul ricordo e sulla sua capacità di esercitare in ciascuno di noi il fascino della nostalgia, un sentimento antico, che sprigiona sensazioni positive e negative allo stesso tempo.

Nostalgia

Il termine “nostalgia” ha origini antiche. Deriva dall’unione di due parole greche, nostos, cioè “ritorno”, e algia, letteralmente “fastidio, dolore”. La nostalgia è quindi il “dolore del ritorno”, quel familiare stato d’animo che si impadronisce di noi nel momento in cui con la mente e con il cuore “ritorniamo” ai tempi passati, e nel ricordare proviamo un misto inscindibile di piacere e dolore.

Crogiolarsi negli anfratti della memoria, sentire il peso del tempo che scorre e assaporare la bellezza degli attimi passati essendo consapevoli che parte della loro bellezza consista proprio nel non essere che ricordi, istanti che non torneranno più. È questo il fulcro della poesia che stiamo per leggere.

“Vicolo” inizia con la rievocazione di un paesaggio familiare, descritto con dolcezza ed eleganza. Il vicolo è qui personificato, come se esso fosse dotato di una voce che ammalia e che richiama il cuore del poeta, in cui si risvegliano memorie antiche, profonde, nonché quel sentimento nostalgico che è intimamente poetico. Commentando la poesia di Salvatore Quasimodo, lo scrittore Francesco Puccio spiega:

“Il vicolo si presenta come l’espressione simbolica di una realtà del sentimento, che, se non esiste oggettivamente nel vissuto quotidiano, si configura però come un momento indelebile della vicenda interiore del poeta e pronto a riemergere in particolari momenti di sospensione”.

Leggiamo insieme “Vicolo”, questa meravigliosa poesia di Salvatore Quasimodo, che è tratta dalla raccolta “Acque e terre”, pubblicata per la prima volta nel 1930, e poi rimaneggiata fino a farla confluire in opere successive.

Vicolo di Salvatore Quasimodo

Mi richiama talvolta la tua voce,
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.

Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
E s’udiva la notte un pianto
Di cuccioli e di bambini.

Vicolo: una croce di case
Che si chiamano piano,
e non sanno ch’ è paura
di restare sole nel buio.

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo nasce a Modica nel 1901. Il padre è capostazione, quindi da piccolo Salvatore viaggia molto e anche la sua adolescenza trascorre serena all’insegna degli spostamenti in diversi paesi siciliani per via del lavoro paterno.

Eclettico per natura, Quasimodo si stanca subito delle attività cui si dedica. Nel corso dell’età adulta si destreggia con vari mestieri, fra cui il commesso, il disegnatore tecnico, il contabile, l’impiegato al genio civile… tutte mansioni che può svolgere grazie al suo diploma da geometra. Ma ciò che non lo stanca mai è lo studio delle lettere, a cui si dedica parallelamente alle attività saltuarie. Si appassiona così tanto ai classici e all’arte della scrittura che ben presto comincia a scrivere.

Intanto, a Milano ottiene una cattedra per l’insegnamento della letteratura. Il cognato Elio Vittorini ha un grande ruolo nella carriera di Salvatore Quasimodo: è proprio lui che presenta lo scrittore agli intellettuali legati alla rivista letteraria Solaria, dove vengono pubblicate le prime poesie dell’autore. Presto, Quasimodo si lega ai poeti ermetici e fa dell’ermetismo la sua cifra poetica. Le sue raccolte affrontano i temi più disparati ma, soprattutto dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, larga parte della sua produzione è dedicata esclusivamente alla tematica bellica e all’impegno civile. Nel 1959 gli viene conferito il Premio Nobel per la Letteratura. Muore improvvisamente a Napoli, nel 1968.

 

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