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Il rischio più grande è non rischiare, una poesia di Rudyard Kipling per riflettere sulla nostra vita

“Il più grande pericolo nella vita è quello di non rischiare”: con la sua poesia, Rudyard Kipling ci mostra quanti treni perdiamo solo perché abbiamo paura.

Il 18 gennaio 1936 scompariva Rudyard Kipling, il primo autore inglese ed il più giovane di sempre ad aver ottenuto il Premio Nobel per la Letteratura. Figura di spicco del suo tempo, legato al pensiero colonialista e per questo oggetto di alterne fortune, Kipling ha concepito un’opera che è presto entrata nel nostro canone letterario e che prende ispirazione dai luoghi e dalle vicende vissute dallo scrittore nell’India britannica: “Il libro della giungla”.

Per ricordare Kipling in occasione del suo anniversario, vi lasciamo una sua profonda poesia che può insegnarci tanto: già dal titolo, “Rischiare” ci invita a riflettere sul nostro modo di vivere, sulle paure che ci attanagliano e ci privano del gusto dei giorni che passano.

Vivere senza paura

Attraverso la sua poesia, Rudyard Kipling ci guida alla scoperta di una grande verità: molte delle occasioni mancate della vita dipendono esclusivamente dal nostro atteggiamento. La paura, l’essere troppo fermi sulle nostre posizioni, come anche lo stare sulla difensiva, non possono portare dinamismo, cambiamenti e novità:

“Colui che non rischia niente
non fa niente, non ha niente, non è niente.
Evita la sofferenza, il dolore,
ma non impara, non prova sentimenti,
non cambia, non cresce, non vive”.

Se ci pensiamo bene, tutto ciò che facciamo può essere letto come un rischio da chi ha paura di vivere:

“Ridere è rischiare di apparire matti,
piangere è rischiare di apparire sentimentali.
Tendere la mano significa rischiare di impegnarsi,
mostrare i sentimenti è rischiare di esporsi.
Far conoscere le proprie idee ed i propri sogni
è rischiare di essere respinti.

Perfino vivere “è rischiare di morire”:

Amare è rischiare di non essere contraccambiati,
vivere è rischiare di morire,
Sperare è rischiare di disperare,
tentare è rischiare di fallire”.

Che fare, allora? Chiudersi nella propria bolla sicura e nel frattempo vedere scorrere la vita degli altri? Kipling ci mostra un’alternativa: semplicemente vivere, assumersi qualche rischio in più, aprirsi al mondo e alle possibilità che ci offre se solo noi siamo ben disposti. I sogni restano nel cassetto se non prendiamo la decisione di girare la chiave nella serratura e prenderci cura di loro. Nulla si muove se non lo facciamo noi per primi. Rischiamo di più, allora, perché “colui che non rischia niente/ non fa niente, non ha niente, non è niente”.

Rischiare di Rudyard Kipling

Ridere è rischiare di apparire matti,
piangere è rischiare di apparire sentimentali.
Tendere la mano significa rischiare di impegnarsi,
mostrare i sentimenti è rischiare di esporsi.
Far conoscere le proprie idee ed i propri sogni
è rischiare di essere respinti.

Amare è rischiare di non essere contraccambiati,
vivere è rischiare di morire,
sperare è rischiare di disperare,
tentare è rischiare di fallire.
Ma noi dobbiamo correre il rischio!
Il più grande pericolo nella vita
è quello di non rischiare.

Colui che non rischia niente
non fa niente, non ha niente, non è niente.
Evita la sofferenza, il dolore,
ma non impara, non prova sentimenti,
non cambia, non cresce, non vive.

È uno schiavo che ha venduto la sua libertà.
Soltanto chi rischia è libero.
Il pessimista si lamenta del vento,
e l’ottimista è certo che cambierà direzione.
Il realista indirizza la sua rotta in conseguenza di esso.

To risk

To laugh is to risk appearing a fool,
to weep is to risk appearing sentimental.
To reach out to another is to risk involvement,
to expose feelings is to risk exposing your true self.
To place your ideas and dreams before a crowd is to risk their loss.

To love is to risk not being loved in return,
to live is to risk dying,
To hope is to risk despair,
to try is to risk failure.
But risks must be taken because
the greatest hazard in life is to risk nothing.

The person who risks nothing, does nothing,
has nothing, is nothing.
He may avoid suffering and sorrow,
but he cannot learn, feel, change, grow or live.
Chained by his servitude he is a slave who has forfeited all freedom.
Only a person who risks is free.
The pessimist complains about the wind;
the optimist expects it to change;
and the realist adjusts the sails.

Rudyard Kipling

Rudyard Kipling nasce a Bombay il 30 dicembre 1865 da genitori inglesi; Nel 1871, all’età di sei anni, viene mandato a Southsea, in Inghilterra, insieme alla sorellina Trix, per frequentare le scuole primarie. Nel 1878 fa il suo ingresso all’United Service College, una scuola di Westward Ho nel Devon, appositamente creata allo scopo di educare i figli degli ufficiali britannici senza che questi debbano sostenere grandi spese. Nel 1892 Kipling sposa Caroline “Carrie” Starr Balestie.

Ottiene il Premio Nobel per la Letteratura a soli 41 anni, nel 1907, per “Il libro della giungla”. Durante la Prima Guerra Mondiale lavora come corrispondente di guerra su diversi fronti, fra cui quello italiano, per poi arruolarsi come autista delle ambulanze militari. Nel frattempo, la sua popolarità scema per via del forte legame con il colonialismo. Dopo la fine del conflitto, Kipling lavora come corrispondente itinerante in giro per l’Europa. I suoi articoli riscuotono un enorme successo.

Nel 1922 viene nominato rettore della St Andrews University. Muore il 18 gennaio del 1936, mentre lavora alla sua scrivania, a causa di un’ulcera duodenale perforata.

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