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“Mai prigioniero sarai”, la poesia di Emily Dickinson sulla libertà

La libertà, per Emily Dickinson, è una condizione dell’animo. L’abbiamo imparato bene noi in questi mesi difficili.

Essere liberi non significa solo poter uscire, vedere gente o fare quello che si vuole. La libertà è una condizione molto più nobile, alta e difficile da raggiungere. Questi versi di Emily Dickinson, del 1863, compongono una poesia breve breve ma che rappresenta a pieno il pensiero della poetessa. Una delle pensatrici e scrittrici statunitensi più importanti, nonostante la sua cagionevole salute ed una forte solitudine, oggi possiamo ricordare le sue parole per farle un po’ nostre.

Emily Dickinson, le sue poesie e la lezione sull'isolamento

Emily Dickinson, le sue poesie e la lezione sull’isolamento

La poetessa statunitense Emily Dickinson ha scelto per anni di vivere in isolamento volontario, trovando ispirazione per poesie e versi tra i più belli di sempre

Mai prigioniero sarai, la poesia sulla libertà

Mai Prigioniero sarai –
Ove la Libertà –
Abiti – in Te.

Le catene invisibili per le anime libere

La libertà è uno stato dell’animo, una condizione superiore. Lo abbiamo imparato in questi mesi di “reclusione”, dove le nostre abitudini sono state stravolte e dove le rinunce fatte nella quotidianità sono state moltissime. Quando dentro di noi sappiamo coltivare grandi spazi, passioni, e quando sappiamo elevarci ad impegni e progetti superiori, ci rendiamo conto che avere una mente ed un’anima libere, è il tesoro più grande. Come dice Emily Dickinson non possono esserci catene che possano legare un’anima libera. Se hai in te la libertà, se la senti come parte integrante della tua persona, anche le sbarre più poderose non potranno rinchiuderti.

Lo spazio privato di Emily Dickinson

Emily Dickinson parla di libertà, sapendo che si tratta di un concetto cha va oltre i confini di tempo e spazio. Nella sua cameretta Emily Dickinson si dedicava all’unica, totalizzante passione: la poesia. Talmente era gelosa di sé stessa e dei suoi progetti letterari, che quasi nessuno poteva violare l’intimità della sua stanza. ( Ogni vocazione comporta un’amputazione ). Il suo spazio domestico finiva per coincidere con il giardino della mente nel quale coltivava la pianta dell’ispirazione lirica. Dopo la sua morte, la sorella valicò il confine della camera e vi trovò custoditi pile e pile di fogli contenenti ingenti tesori poetici.

Nei tempi che abbiamo vissuto e in parte ancora viviamo di isolamento affettivo e di distanziamento interpersonale, la sua vita è anche un esempio: proviamo ad emanciparci dal peso della segregazione e facciamo come lei: espandiamoci dentro noi stessi; rovesciamo la claustrofobia in claustrofilia. La nostra poetessa – per tutta la vita –  è stata una viaggiatrice immobile in riva alla vita. La sua poesia documenta questo pervicace approfondimento interiore, questo scavo in interiore homine che si conclude, come sempre con i grandi artisti – con la scoperta – nella più remota profondità dell’anima – di un io che è un noi.

 
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