Pioggia di Settembre (1952) di Leonardo Sciascia: ogni fine prevede sempre un nuovo inizio

29 Agosto 2025

Scopri i versi di Pioggia di settembre, poesia di Leonardo Sciascia che racconta la fine dell’estate e trasforma la malinconia in speranza e rinascita.

Pioggia di Settembre (1952) di Leonardo Sciascia: ogni fine prevede sempre un nuovo inizio

Pioggia di settembre di Leonardo Sciascia è una poesia che sembra dare voce alle atmosfere che regala la fine dell’estate. Settembre, le piogge che arrivano salutano la bella stagione e riportano gli umani alla vita di tutti i giorni. Ma, l’atmosfera che dona il mese che apre le porte all’autunno è magica. È una soglia delicata dell’anno, che porta con sé una malinconia dolce, ma anche una promessa di rinascita.

Leonardo Sciascia, maestro della parola e osservatore attento della sua Sicilia, ha saputo cogliere perfettamente questo passaggio in una poesia che trasforma una semplice pioggia settembrina in un affresco emotivo. nei suoi versi infatti ci sono le emozioni tipiche del cambiamento di stagione. Una poesia che ci regala un magico momento, il racconto del cambiamento di stagione attraverso l’attimo di un temporale di fine stagione.

Leonardo Sciascia ha sempre avuto uno sguardo attento, illuminato, profondo che gli ha permesso di raccontare il meglio e il peggio della sua terra.  In questa poesia, lo sguardo di Sciascia viene fuori in tutta la sua potenza riuscendo a trasformare il racconto in qualcosa di meraviglioso.

Pioggia di settembre è contenuta nella raccolta di poesie La Sicilia, il suo cuore di Leonardo Sciascia, pubblicata per la prima volta nel 1952. Un libro unico nella produzione di Sciascia, in cui già si intravede la sua inconfondibile cifra narrativa, quella capacità di unire precisione di sguardo e asciuttezza di parola. Nei suoi versi, brevi e intensi, ogni immagine è ridotta all’essenziale, ma riesce a evocare mondi interi.

La Sicilia, il suo cuore diventa cuore pulsante di ulivi, mandorli, roveti, zolfare. Una terra austera e sensuale allo stesso tempo, dove persino il passo degli zolfatari risuona come eco ancestrale. In La pioggia di settembre, questo talento si esprime in modo esemplare. Una tempesta campestre diventa specchio dell’anima di un’isola e metafora della vita che si rinnova.

Pioggia di settembre, Leonardo Sciascia

Le gru rigano lente il cielo,
più avido è il grido dei corvi;
e il primo tuono rotola improvviso
tra gli scogli lividi delle nuvole,
spaurisce tra gli alberi il vento.
La pioggia avanza come nebbia,
urlante incalza il volo dei passeri.
Ora scroscia sulla vigna, tra gli ulivi;
per la rabbia dei lampi preghiere
cercano le vecchie contadine.

Ma ecco un umido sguardo azzurro
aprirsi nel chiuso volto del cielo;
lentamente si allarga fino a trovare
la strabica pupilla del sole.
Una luce radente fa nitido
Il solco dell’aratro, le siepi s’ingemmano;
tra le foglie sempre più rade
splende il grappolo niveo dei pistacchi.

Un canto di speranza. La vita continua malgrado la fine dell’estate

In Pioggia di settembre, si può scoprire Leonardo Sciascia come poeta. Lo conosciamo meglio come autore di prose forti e intense, la cui capacità di analisi lascia il lettore attaccato alla realtà dei fatti. Sciascia poeta, invece è molto simile a quello romanziere. La sua capacità di tenere in equilibrio la ricchezza dettagliata delle immagini descritte e la sintesi chiara e specifica dei versi brevi.

Nella poesia emerge con forza la capacità di saper “osservare” tipica di Sciascia. Un momento, un racconto della natura che prende vita attraverso una poetica cronaca di ciò che sta avvenendo. Il linguaggio per immagine è tipico della cultura siciliana. Ma, Leonardo Sciascia riesce ad esserne l’interprete più alto.

Sciascia racconta la tempesta con immagini vivide: il cielo “livido” solcato dalle gru, i corvi che gridano, il vento che “spaurisce tra gli alberi”. Il temporale diventa un evento teatrale, quasi sacro, che rompe il torpore estivo. È come se la natura stessa accompagnasse l’uomo verso una nuova stagione, tra paura e meraviglia.

La pioggia non è solo acqua che cade. È un’energia che scuote la terra e i suoi abitanti. L’immagine delle contadine che pregano restituisce un mondo rurale in cui il rapporto con la natura è intimo, fatto di rispetto e timore.

Dopo il fragore, il cielo si apre lentamente. Il sole, definito con ironia come una “pupilla strabica”, illumina la campagna che brilla di gocce come di pietre preziose. Sciascia ci mostra la bellezza che segue il caos: le siepi “s’ingemmano”, i pistacchi splendono tra le foglie sempre più rade. Settembre diventa il mese in cui la natura si rivela nella sua ciclicità, in cui ogni tempesta porta nuovi frutti.

Non bisogna essere tristi. Tutto è destinato a rinascere

Ogni anno c’è un momento preciso in cui l’estate sembra rallentare. Le giornate sono ancora calde, ma più brevi; le sere si fanno fresche, e nell’aria c’è un sentore di cambiamento. Agosto finisce, settembre arriva, e con lui tornano la routine, le scuole, il lavoro, la vita che riprende il suo ritmo quotidiano. È una soglia delicata dell’anno, che porta con sé una malinconia dolce, ma anche una promessa di rinascita.

La poesia di 29 diventa un inno alla ciclicità della natura: il temporale settembrino non è solo segno di malinconia, ma promessa di rinnovamento. Il cielo che si apre dopo la tempesta e i pistacchi che brillano tra le foglie rade raccontano una Sicilia autentica, fatta di lavoro, fede e bellezza.

La fine dell’estate, con il suo velo di nostalgia, lascia spazio a una nuova energia. È un invito a guardare il cambio di stagione non come perdita, ma come occasione di rinascita, proprio come fa la terra che, dopo la pioggia, si illumina di frutti.

Ma, nella poesia emerge un messaggio universale: i momenti di oscurità e cambiamento non sono mai definitivi, ma preparano il terreno alla rinascita. Così come settembre segna la fine dell’estate e l’inizio di nuovi cicli, la vita ci insegna che ogni “temporale” è una fase necessaria per ritrovare la luce.

Leonardo Sciascia ci regala una Sicilia che diventa metafora universale: la bellezza della natura, il rispetto per i suoi ritmi, il ritorno del sole dopo la tempesta sono immagini che parlano a ogni lettore. È un invito a osservare il mondo con pazienza e fiducia, sapendo che ogni stagione porta i suoi doni e che, anche dopo il caos, la vita trova sempre il modo di rigenerarsi.

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