Poesia

Perché la poesia è il miglior farmaco anti-depressivo che esista

Lo scrittore Dario Pisano ci illustra il valore salvifico della poesia, traendo spunto dall'analisi di alcune celebri liriche
Perché la poesia è il miglior farmaco anti-depressivo che esista

La poesia è il miglior farmaco anti-depressivo che esista. Vorrei, per cominciare, offrire alla vostra attenzione una breve lirica di Giovanni Campus (poeta del secondo Novecento in via di di riscoperta) che apre il suo primo libro di poesie (Salmo Notturno, Laterza, 1983)

«Prosa avara del vivere, ne leggi

ogni giorno una pagina. Tu stesso

devi aggiungerei versi, per resistere.»

In pochissimi versi ci viene consegnata una meditazione sul ruolo che compete alla Poesia nell’esistenza: quello di alleggerire il peso della vita. Lo scrittore latino Ovidio, impegnato a descrivere la sintomatologia e la fenomenologia dell’Amore, aveva offerto al lettore una serie di remedia amoris. Si tratta di ricette in grado di neutralizzare l’infelicità amorosa. Anche la Poesia è un remedium, una reparatio, un antidoto al male di vivere. Il sogno di ogni artista è sempre stato quello di fondere la bellezza del sogno e la realtà della vita in un solo colore di felicità.

Il sostegno della Poesia

Molti uomini hanno raccontato come, nei momenti di sconforto più lancinante, siano riusciti attraverso il sostegno della Poesia a tutelare loro stessi e a tenere a mente il proprio disegno esistenziale.

Il piacere di accarezzare nella mente un verso amato, la gioia di custodire un tesoro di bellezza letteraria nelle stanze del proprio edificio interiore, è espresso mirabilmente in questa breve lirica del poeta primo novecentesco Angelo Barile:

«In compagnia di un bel verso
ora cammino solo e leggero.
Forse ho strappato un ramo sincero
nel bosco dell’Universo.»

Ho aperto con Giovanni Campus e voglio chiudere con un’ altra citazione dalla sua opera, dalla raccolta Poeti in assemblea ( 2010 ), dedicata a riflettere sul valore della poesia come esigenza interiore ineludibile, che accompagna da sempre l’avventura dell’uomo sulla terra:

«Sfortunato quell’uomo che nella sua fatica terrestre non sentisse il bisogno del canto, suo o d’altri, sventurato e destinato ad appassire quel mondo dove si fosse inaridita o spenta, nelle stagioni della sua storia, la voce della poesia.»

Dario Pisano

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