Una poesia per Beirut

“Nulla impedirà al sole di sorgere di nuovo” di Khalil Gibran, una poesia per abbracciare Beirut e i Libanesi

Mentre da Beirut arrivano immagini di devastazione, noi ci affidiamo alle parole senza tempo di un poeta che in Libano è nato e ha trascorso la sua infanzia, Khalil Gibran
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E’ salito a più di 100 morti, oltre 4 mila feriti e un centinaio di dispersi il bilancio della doppia devastante esplosione di ieri nei pressi del porto di Beirut. Così, mentre dal Libano arrivano immagini di devastazione, noi ci affidiamo alle parole di un poeta che in Libano è nato e ha trascorso la sua infanzia. Stiamo parlando del grandissimo Khalil Gibran, nato a Bisherri il 6 gennaio 1883 ed emigrato negli Stati Uniti all’età di 12 anni. Celebre è la sua raccolta poetica del 1923, “Il profeta“, un lungo testo in cui si intrecciano immagini e simboli di ogni religione e filosofia, dove civiltà occidentale e orientale si mescolano, dando vita a una poesia di grande suggestione. Ed è proprio da questa raccolta che rileggiamo oggi alcuni versi come segno di vicinanza e solidarietà a Beirut e al popolo libanese. 

Nulla impedirà al sole di sorgere ancora

Nulla impedirà al sole di sorgere ancora,
nemmeno la notte più buia.
Perché oltre la nera cortina della notte
c’è un’alba che ci aspetta.

Khalil Gibran

Khalil Gibran nacque il 6 gennaio 1883 a Bisherri, in Libania. Emigrò con i suoi genitori a Boston nel 1895 e, più tardi, si stabilì a New York. Poeta, filosofo, pittore, Khalil Gibran fu considerato nel mondo arabo il genio della sua epoca. Ma la sua fama si diffuse ben presto oltre i confini del Medio e Vicino Oriente: le sue opere furono tradotte in più di venti lingue e i suoi disegni e dipinti furono esposti nelle grandi capitali del mondo. Morì il 10 Aprile 1931, dopo aver scritto dei poemi e delle meditazioni che ebbero in seguito un’enorme risonanza in Occidente e in Oriente. 

Il Profeta

Dopo alcuni anni trascorsi in terra straniera, Almustafa (ovvero l’eletto di Dio), sente che è giunto il momento di fare ritorno all’isola nativa. In procinto di salpare egli affida al popolo della città di Orphalese un prezioso testamento spirituale: una serie di riposte intorno ai grandi temi della vita e della morte, dell’amore e della fede, del bene e del male. Pubblicato a New York nel 1923, “Il Profeta” viene subito accolto con grande favore di pubblico soprattutto presso i giovani, i quali vedono in Gibran un maestro di saggezza. A distanza di tanti anni l’interesse è rimasto immutato: silloge che abbraccia i problemi fondamentali dell’esistenza, il capolavoro del poeta libanese è anche libro di notevole fascino. Il clima sospeso e rarefatto, il ritmo incantatorio di una scrittura lirica di presa immediata, incisiva e visionaria, l’incontro tra due opposte culture, l’orientale e l’occidentale, sono la cifra di uno stile inconfondibile.

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