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La poesia

“Natale 1989”, la poesia di Alda Merini sulla solitudine natalizia

“Natale 1989” è una poesia di Alda Merini contenuta nella raccolta “Le briglie d’oro” che racconta la mancanza d’amore a Natale

 “Natale 1989” è una poesia di Alda Merini contenuta nella raccolta “Le briglie d’oro” che parla della solitudine e della mancanza d’amore durante questo gioioso periodo di festa.

“Natale 1989”

Natale senza cordoglio
e senza false allegrie…
Natale senza corone
e senza nascite ormai:
l’inverno che già sfiorisce
non vede il suo “capitale”,
non vede un tacito figlio che forse un giorno d’inverno
buttò i suoi abiti ai rovi.
Marina cara,
la giovinezza ti lambisce le spalle
ed è onerosa come la poesia:
portare la giovinezza
è portare un peso tremendo,
sognare fughe e fardelli d’amore
e amare uomini senza capirne il senso.
Il divario di una musica
Il divario della tua fantasia
non possono che prendere spettri,
perciò ogni tanto te ne vai lontana
in cerca di una perduta ragione di vita
in cerca certamente della tua anima.

Un Natale senza amore

La poesia è divisa in due parti, nella prima la mancanza come senso generale riempie la poesia “Natale 1989”. La ripetizione della parola “senza” spoglia la festività natalizia di tutta la sua gioia ed entusiasmo. Il dolore di Alda Merini non cambia a seconda del periodo dell’anno, è un sentimento perenne. La solitudine divora ogni cosa, giorno e notte e perfino a Natale soffoca qualsiasi emozione felice. Nella seconda parte della poesia la protagonista diventa una figura precisa, ovvero Marina. La ragazza porta sulle spalle il peso della giovinezza, la ricerca di un amore non doloroso, ma continuando ad amare uomini sbagliati. In questa seconda parte Alda Merini sembra provare pena ma anche grande ammirazione per Marina.

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“Natale”, la malinconica poesia di Giuseppe Ungaretti

“Natale” è una poesia di Giuseppe Ungaretti scritta nel 1916 e successivamente pubblicata nella raccolta “Allegria di naufragi”

 

Alda Merini

Alda Merini, poetessa troppo a lungo incompresa. Gettata nella morsa dei manicomi perché considerata pazza in un’epoca che ancora non voleva vedere la profondità delle donne. L’unica sua colpa era la sensibilità, la troppa empatia, forse. Una capacità più profonda di sentire il dolore che l’ha resa matta agli occhi degli altri. Ma pazzo era solo il suo bisogno di scrivere, la sua arte poetica di cui oggi non potremmo fare a meno. È nata il 21 marzo 1931 Alda Merini, il primo giorno di primavera, e se ne è andata il 1° novembre del 2009, un fiore calpestato troppe volte che chiedeva solo un po’ d’amore.

Alice Turiani

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