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“Miracoli” (1856), la poesia di Walt Whitman da dedicare a chi ha perso la speranza

Cosa sono i miracoli se non tutte quelle piccole cose straordinarie che accadono ogni giorno sotto ai nostri occhi affaticati e indifferenti?

“Perché la gente fa tanto caso ai miracoli?”.

Comincia così “Miracoli“, la straordinaria poesia di Walt Whitman che, scritta nel lontano 1856, ha ancora tanto da insegnare anche a noi che la leggiamo oggi, a distanza di centinaia di anni. Scopriamola.

“Miracoli” di Walt Whitman

Perché la gente fa tanto caso ai miracoli?

Per quanto mi riguarda io non conosco altro che miracoli,
sia che passeggi per le vie di Manhattan,
o levi il mio sguardo sopra i tetti, verso il cielo,
o sguazzi coi piedi nudi lungo la spiaggia, proprio sul filo dell’acqua,
o mi fermi sotto gli alberi, nei boschi,
o parli, di giorno, con chi amo, o dorma, di notte, accanto a chi amo,
o sieda a pranzare a un tavolo insieme ad altri,
o getti uno sguardo agli estranei che viaggiano in tram di fronte a me,
o spii le api che nei pomeriggi d’estate si affaccendano intorno all’alveare,
o gli animali al pascolo nei campi,
o gli uccelli, o gli straordinari insetti dell’aria,

la meraviglia del tramonto, le stelle che brillano placide e luminose,
o la delicata sottile curva della luna nuova in aprile;
queste cose, e le altre, una e tutte, sono miracoli per me,
a tutto si riferiscono anche se ognuna è distinta dalle altre,
e al suo posto.

È un miracolo per me ogni ora di luce e di buio,
è un miracolo ogni centimetro cubo di spazio,
ogni metro della superficie terrestre è impregnato di miracolo,
formicola di miracoli ogni centimetro del sottosuolo.

Il mare è per me un miracolo senza fine,
i pesci che nuotano – gli scogli – il moto delle onde –
le navi che portano gli uomini,
quali i miracoli più strani di questi?

Se hai perso la speranza

La vita, talvolta, sa metterci a dura prova. Nessuno esce indenne dai giorni che abita. Chi per una ragione, chi per un’altra. Chi per la salute che manca, chi per una persona cara che ha perso. Chi si sente solo e abbandonato. Chi piange perché non gli è rimasto niente.

Problemi piccoli, problemi grandi. Che siano lievi o ingenti, i danni si trascinano a lungo, diventando parte di noi, ferite che a volte sembrano non rimarginarsi più e che, anzi, ci fanno disperare definitivamente.

Se ti ritrovi in questa descrizione, se fatichi a trovare la direzione giusta per ricominciare a sperare, “Miracoli” racchiude l’insegnamento che fa per te. Non occorre spiegare le visioni semplici e immediate raccontate dal poeta.

Tutto ciò che ci circonda è un piccolo miracolo: basta saper osservare con occhi sinceri, riempiti della luce di un nuovo giorno che, per quante cose brutte possa trattenere dentro di sé, è pur sempre un giorno che va vissuto e attraversato. Anche qui, nel bel mezzo dell’oscurità, si celano sprazzi di sereno.

Può essere il respiro profondo e sentito dopo minuti di ansia e di apnea, l’abbraccio di una persona che amiamo dopo una giornata faticosa, la timida luce della luna che inaugura i misteri della sera… I miracoli ci circondano, come a ricordarci che anche noi e il nostro sentire siamo miracoli.

Chi è Walt Whitman

Conosciuto come Walt Whitman, l’autore di “Miracoli” si chiama in realtà Walter. Nasce il 31 maggio 1819 nel Suffolk, negli Stati Uniti. Vive un’infanzia irrequieta, segnata dalle ristrettezze economiche e dal trasferimento della famiglia a Brooklyn. A undici anni interrompe gli studi e inizia a lavorare supportando la redazione di un quotidiano locale, il Patriot. 

Grazie a questa esperienza, Whitman impara i trucchi del mestiere e si appassiona al mondo della carta stampata. Nel frattempo, si avvicina alla fazione politica dei whigs e comincia a concepire un’idea libertaria, democratica e progressista che contribuirà a farlo ricordare dai posteri come un “cantore della democrazia e della libertà”.

Vive momenti di sconforto che lo inducono a tornare a vivere con la famiglia. Lavora, oltre che per diversi giornali locali, anche a scuola, dove insegna usando un metodo innovativo e molto attento alle necessità dei discenti. Infine, fonda anche una sua rivista.

Whitman è ricordato per essere il padre della poesia americana, colui che, per la prima volta, si avvicina al verso libero senza paura di stravolgere la tradizione. Muore a Camden, in New Jersey, il 26 marzo 1892.

I suoi versi sono dedicati a tematiche come la storia degli Stati Uniti, il ruolo del poeta nella società, le emozioni, le sensazioni, l’amore – in senso fisico e platonico –, la natura.

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