L’anno nuovo di Gianni Rodari: la poesia che insegna a costruire il futuro

1 Gennaio 2026

Scopri "L’anno nuovo" poesia di Gianni Rodari che insegna come il futuro non è scritto nel destino, ma nasce dalle scelte, dalla volontà e dalla responsabilità.

L'anno nuovo di Gianni Rodari: la poesia che insegna a costruire il futuro

L’anno nuovo è sempre accompagnato dalla stessa domanda: che cosa ci aspetta davvero quando il calendario cambia? Il bisogno di previsioni, auguri e rassicurazioni accompagna da sempre l’inizio di un nuovo anno. Gianni Rodari osserva questo rito collettivo con lucidità e ironia, trasformandolo in una lezione di responsabilità.

L’anno nuovo di Gianni Rodari è una poesia che parla della forza di volontà e della capacità di ogni individuo di incidere sul proprio futuro. Un testo che, dietro il ritmo leggero della filastrocca, custodisce una lezione profonda, valida per i bambini ma soprattutto per gli adulti.

Il Maestro di Omegna è molto più di un autore per l’infanzia. È un vero maestro di vita. Con apparente semplicità ha saputo interpretare i grandi nodi dell’esperienza umana, mettendo sempre al centro i valori più autentici: la responsabilità personale, la fiducia negli altri, la libertà di pensiero.

La poesia fa parte della raccolta Filastrocche in cielo e in terra (Torino, Einaudi, 1960), uno dei libri più rappresentativi della poetica rodariana. Anche qui, come spesso accade nella sua opera, il contenuto è alto, ma il linguaggio resta volutamente accessibile, capace di parlare a tutti senza rinunciare alla profondità.

Leggere e rileggere questa poesia, soprattutto all’inizio di un nuovo anno, significa riscoprire la forza discreta del pensiero di Gianni Rodari e la sua capacità di trasformare un augurio in una lezione di consapevolezza.

L’anno nuovo di Gianni Rodari

Indovinami, indovino
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto, o metà e metà?

Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo del lunedì
avrà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

Il futuro non si predice, si costruisce

L’anno nuovo di Gianni Rodari affida a pochi versi una verità essenziale: il futuro non è scritto in alcun destino misterioso, ma prende forma dalle scelte degli esseri umani. Dietro l’apparenza leggera della filastrocca, la poesia smonta l’illusione della previsione e restituisce centralità alla responsabilità individuale e collettiva.

Rodari non nega l’incertezza del domani, ma rifiuta l’idea che essa debba essere subita. L’anno che verrà sarà esattamente ciò che gli uomini sapranno farne.

L’interrogazione iniziale e il bisogno umano di certezze

La poesia si apre con una domanda che appartiene a ogni epoca. L’invocazione all’indovino rappresenta il desiderio universale di conoscere in anticipo ciò che ci attende. Chiedere se l’anno sarà “bello, brutto o metà e metà” significa cercare rassicurazione di fronte all’ignoto, delegando il senso del futuro a una voce esterna.

Rodari intercetta con precisione questo bisogno, ma lo espone con ironia. L’indovino non è una figura solenne o misteriosa, bensì un interlocutore quasi quotidiano, che rende evidente fin da subito la fragilità di ogni previsione.

Le false certezze e la realtà del tempo che ritorna

Nella seconda parte, l’indovino elenca ciò che davvero è scritto: le stagioni, i mesi, le feste, la successione dei giorni. È un elenco semplice, quasi ovvio, e proprio per questo disarmante. Rodari riduce il destino a ciò che è ciclico e inevitabile, mostrando come le uniche certezze siano quelle già note e condivise da tutti.

Il tempo, in questa poesia, non promette nulla di straordinario. Scorre secondo un ordine che si ripete, indifferente alle speranze e alle paure. Tutto ciò che viene spesso spacciato come rivelazione del futuro si dissolve in una constatazione elementare.

Il nuovo anno ha responsabilità umana

Il senso profondo della poesia si concentra negli ultimi versi, quando Rodari afferma che, per il resto, l’anno nuovo “sarà come gli uomini lo faranno”. Qui la filastrocca si trasforma in una lezione civile. Il destino non è una forza esterna, ma una costruzione quotidiana fatta di scelte, comportamenti, relazioni.

Gianni Rodari affida questa verità a un linguaggio accessibile, perché il messaggio non resti confinato alla riflessione astratta. Ogni lettore, bambino o adulto, è chiamato a riconoscersi come parte attiva del tempo che verrà. L’anno nuovo non arriva già definito: prende forma attraverso le azioni umane.

In questo senso, L’anno nuovo è molto più di una poesia augurale. È un invito alla consapevolezza, un richiamo etico che ricorda come il cambiamento non si attenda, ma si realizzi.

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