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La maschera

La Maschera, la poesia di Pirandello sulla frantumazione dell’identità

L'identità frammentata dell'io è uno dei temi fondamentali affrontati nei testi di Luigi Pirandello. Non solo romanzi: l'autore riprende questa teoria anche nei versi della poesia "La maschera"

 La maschera è uno dei temi fondamentali affrontati nei testi di Luigi Pirandello. Essa è una sorta di metafora dell’uomo che è abituato ad assumere comportamenti diversi a seconda delle diverse situazioni e circostanze. Curioso il fatto che oggi 28 giugno 2021, anniversario della nascita dello scrittore, ricorra anche il non più obbligo in Italia di indossare la mascherina all’aperto.

La maschera e la frantumazione dell’io

Per Luigi Pirandello le maschere rappresentano la frantumazione dell’io in identità molteplici ed un adattamento dell’individuo sulla base del contesto e della situazione sociale in cui si trova. Pirandello faceva la distinzione tra l’essere e l’apparire di ciascun uomo. L’autore parlava di “recita del mondo”: l’umanità viveva in un perenne palcoscenico, costretta a comportarsi in un certo modo. Ciò comportava secondo Pirandello una schizofrenia tra l’essere e l’apparire.

La finzione pirandelliana oggi

A 100 anni di distanza da questi discorsi, nell’ultimo anno e mezzo siamo costretti per necessità a portare delle maschere sul viso. Al di là del tema sanitario, questa emergenza ci ha messo davanti il tema del mascherarsi, di apparire parzialmente all’esterno, o comunque diversamente da come si è in realtà. Ad esempio, durante le lauree effettuate in videoconferenza su Skype o durante il lavoro in smart working, avviene una sorta di mascheramento. Una parte del corpo o del volto esibita attraverso la videocamera di un tablet o un computer è valorizzato e curato, mentre l’altra non visibile all’esterno spesso viene non curato, lasciato in tenuta casalinga. Tutto ciò ci ricorda il tema della finzione pirandelliana.

Non solo maschere, finzione e apparenza. L’altro lato della medaglia consiste nel fatto che oggi l’umanità con questa emergenza coronavirus è stata in un certo senso messa a nudo. La pandemia ha “smascherato” sia nella nostra fragilità, il nostro essere fragili e non intoccabili, sia le nostre paure, facendoci capire ciò che è importante nella vita e ciò che è invece secondario.  

La poesia di Luigi Pirandello

Il concetto di maschera torna più volte nelle opere di Luigi Pirandello: una su tutte, il romanzo “Uno, nessuno e centomila” . non solo libri: Luigi Pirandello ha voluto analizzare il tema delle maschere umane anche in una poesia, i cui versi raccontano il dialogo immaginario dell’autore con un teschio, invitato a rappresentare insieme alla luna “la comedia de la vita.”

Leggiamo i suggestivi versi della poesia.

 

La Maschera

Io non ti prego, o vuoto cranio umano,
che il gran nodo mi voglia distrigar.
Follie d ‘Amleto! Io sto co ‘l Lenau: è vano
de la vita la Morte interrogar.

A che avventarti questa malacia
che in van mi rode, in stolidi perché?
Non vo ‘ sapere a qual mai uom tu sia
appartenuto – ora, appartieni a me.

Tu nulla forse m ‘avresti insegnato
quando un cervel chiudevi ed un pensier;
ora m ‘insegni a ridere del fato,
e a vivere la vita – unico ver.

Vogliam noi oggi, amico teschio, un poco
rifarci de le noje aspre del dí?
Io ho pensato di prenderci gioco…
Amico teschio, indovina di chi?

De la luna, di lei… Non ti se ‘ accorto
ch ‘ella ti fa da un pezzo l ‘occhiolin?
Anch ‘ella è morta, come tu sei morto,
e vi potreste intendere un pochin.

Quando sorge dai monti e le gioconde
acque del Reno incande e le città,
co ‘l primo raggio suo ti circonfonde,
da la finestra, e a contemplarti sta.

Vogliamo la comedia de la vita
rappresentar stasera tutti e tre?
Io tu e la Luna (sarà presto uscita);
la miglior parte la riserbo a te.

Ho comprato una maschera di cera,
che un volto finge di donna gentil,
una parrucca che par chioma vera,
e velo nero d ‘ordito sottil.

Vedrai bel gioco! Scambio de la Luna,
temo di te non m ‘abbia a innamorar…
Tu sembrerai un ‘andalusa bruna
a le carezze del raggio lunar.

E allora dal mio tavolin vicino
un bel canto d ‘amore io comporrò;
e quindi a te, facendo un grave inchino,
al lume de la Luna il leggerò.

Tu certamente non me ‘l loderai,
e allora io ti dirò con molto ardor:
“Bella fanciulla, che lode non dài,
lodi io non voglio, ma voglio il tuo cor”

Né sí, né no. Ma in questo caso, è noto,
val sí il tacere; ed io cadrò al tuo piè,
e ti dirò… Tu ridi, o teschio vuoto
che sciocca vita! io rido al par di te.

Se volete scoprire di più sull’amore tra Luigi Pirandello e l’attrice Marta Abba, cliccate qui.

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