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L’amico che dorme, la poesia di Cesare Pavese per un amico in difficoltà

Se cercate le parole giuste da rivolgere ad un vostro caro amico in difficoltà, la poesia "L'amico che dorme" di Cesare Pavese fa al caso vostro.

Immaginate di essere in apprensione per un amico che sta vivendo un periodo difficile e di volergli stare accanto, comunicandogli un senso di protezione per concedergli un momento di riposo, in cui il nostro amico può abbassare la guardia senza sentirsi minacciato dagli eventi. Se cercate le parole giuste da rivolgergli, la poesia “L’amico che dorme” di Cesare Pavese fa al caso vostro.

L’amico che dorme

Che diremo stanotte all’amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce. Guarderemo l’amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
La notte avrà il volto
dell’antico dolore che riemerge ogni sera
impassibile e vivo. Il remoto silenzio
soffrirà come un’anima, muto, nel buio.
Parleremo alla notte che fiata sommessa.

Udiremo gli istanti stillare nel buio
al di là delle cose, nell’ansia dell’alba,
che verrà d’improvviso incidendo le cose
contro il morto silenzio. L’inutile luce
svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti
taceranno. E le cose parleranno sommesso

Prendersi cura di una persona cara

Le parole di Pavese tratte da L’amico che dorme, scritta nel 1937, così struggenti e malinconiche, comunicano la volontà di aver cura del proprio amico, vegliando su di lui nei momenti in cui è più vulnerabile. I versi richiamano ad eventi autobiografici del poeta, che rimase scosso dalla morte del padre e di tre fratelli. Il momento del sonno dell’amico rievoca la paura della morte, il timore di perdere una persona cara, l’apprensione nel vederlo fragile e vulnerabile.

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