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La poesia

“Inno alla bellezza”, la poesia di Baudelaire sull’origine del bello

Nella poesia “Inno alla bellezza” Charles Baudelaire canta luci e ombre della bellezza che domina il mondo

La poesia “Inno alla bellezza” è contenuta nella raccolta “I fiori del male” del 1857. In questo componimento Charles Baudelaire racconta cosa sia la vera bellezza usando però un modo diverso per presentarcela. Con “Inno alla bellezza” il poeta infatti attraversa tutti gli stati della bellezza e della forma. Ne sottolinea luci e ombre senza idealizzarla come è stato fatto durante l’età classica.

“Inno alla bellezza”

Vieni dal cielo profondo o esci dall’abisso,

Bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale,

dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine,

ed in questo puoi essere paragonata al vino.

 

Racchiudi nel tuo occhio il tramonto e l’aurora;

profumi l’aria come una sera tempestosa;

i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un’anfora

che fanno vile l’eroe e il bimbo coraggioso.

 

Esci dal nero baratro o discendi dagli astri?

Il Destino irretito segue la tua gonna

come un cane; semini a caso gioia e disastri,

e governi ogni cosa e di nulla rispondi.

 

Cammini sui cadaveri, o Bellezza, schernendoli,

dei tuoi gioielli l’Orrore non è il meno attraente,

l’Assassinio, in mezzo ai tuoi più cari ciondoli

sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente.

 

Verso di te, candela, la falena abbagliata

crepita e arde dicendo: Benedetta la fiamma!

L’innamorato ansante piegato sull’amata

pare un moribondo che accarezza la tomba.

 

Che tu venga dal cielo o dall’inferno, che importa,

Bellezza! Mostro enorme, spaventoso, ingenuo!

Se i tuoi occhi, il sorriso, il piede m’aprono la porta

di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?

 

Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,

tu ci rendi -fata dagli occhi di velluto,

ritmo, profumo, luce, mia unica regina!

L’universo meno odioso, meno pesante il minuto?  

 

L’origine della bellezza?

In “Inno alla bellezza” Baudelaire si domanda quale sia l’origine della bellezza e vuole descriverla come è realmente percepita. La bellezza, infatti, può arrivare da qualsiasi cosa, trasformare la morte e il degrado essere trovata da chi la cerca e la guarda nelle situazioni più diverse. “Inno alla bellezza” è ovviamente divisa tra tormento ed esaltazione, amore e desiderio e morte. La bellezza è contraddizione, ma pur sapendolo è impossibile rinunciarvi o difendersi da essa, perché rende la vita più sopportabile. La bellezza è sì un elemento positivo delle persone e delle cose, ma può essere anche pericolosa, può ingannare, può portare alla follia.

 

Charles Baudelaire

Possiamo considerare Charles Baudelaire uno dei poeti più importanti del XIX secolo. La modernità della sua scrittura influenzò tutta la letteratura dell’epoca e quella successiva. La vita tormentata lo rese un personaggio unico; la fama di poeta maledetto, che lo accompagna ancora oggi, rappresenta non solo la sua vita, ma anche il suo stile poetico. Baudelaire diventa giornalista e critico d’arte. Traduce vari autori, tra cui Edgar Allan Poe e inizia a frequentare gli intellettuali dell’epoca. Nel 1848 fonda il giornale Il saluto pubblico. Dopo “I fiori del male” uscito nel 1857, nel 1862 pubblica “Lo spleen di Parigi”. Morirà solo e coperto di debiti nel 1867.

Alice Turiani

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