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“C’è una certa inclinazione di luce”, la natura e i sentimenti nella poesia di Emily Dickinson

In occasione dell’anniversario di Emily Dickinson, condividiamo con voi una delle sue splendide poesie dedicate al tema della natura e dei sentimenti umani,

Il 15 maggio 1886 ci lasciava Emily Dickinson, la grande poetessa americana la cui vita resta avvolta nel mistero. Nata nell’Hampshire nel 1830, per l’esattezza ad Amherst, Emily cresce in una famiglia benestante dalle tradizioni puritane senza mai allontanarsi dal paese d’origine. Anzi, a partire dall’età di 23 anni, la ragazza deciderà di non abbandonare mai la sua stanza, e di dedicarsi strenuamente alla scrittura.
Natalia Ginzburg scriveva che la vita di Dickinson era “simile a quella di tante zitelle che invecchiano nei villaggi; con i fiori, il cane, la posta, la farmacia, il cimitero. Solo che lei era un genio”.

E, in effetti, il genio è perfettamente visibile nelle poesie dell’autrice, che hanno la capacità di scandagliare l’animo umano, di descrivere la bellezza straordinaria della natura e di esprimere emozioni fortissime in modo in modo originale e delicato.

Oggi condividiamo con voi “C’è una certa inclinazione di luce”, una poesia che mescola il tema della natura e quello dei movimenti dell’animo umano.

There’s a certain Slant of light

There’s a certain Slant of light,
Winter Afternoons –
That oppresses, like the Heft
Of Cathedral Tunes –

Heavenly Hurt, it gives us –
We can find no scar,
But internal difference,
Where the Meanings, are –

None may teach it – Any –
‘Tis the Seal Despair –
An imperial affliction
Sent us of the Air –

When it comes, the Landscape listens –
Shadows – hold their breath –
When it goes, ‘tis like the Distance
On the look of Death –

C’è una certa inclinazione di luce

C’è una certa inclinazione di luce,
i pomeriggi d’inverno —
che opprime, come il peso
di musiche di cattedrale —

Una ferita celeste, ci apporta —
non ne troviamo cicatrice,
ma un’interna differenza,
dove stanno i significati —

Nessuno può insegnarla — altrui —
è il sigillo della disperazione —
un’imperiale afflizione
inviataci dall’aria —

Quando viene, il paesaggio ascolta —
le ombre — trattengono il fiato —
quando va, è come la distanza
nell’aspetto della morte –

Emily Dickinson e i mille volti della luce

In questa poesia di Emily Dickinson, che si compone di 4 strofe, la protagonista principale è proprio la luce del primo verso, che dà anche il titolo al componimento. Si tratta di una luce strana, che appare solo nei bui pomeriggi invernali. È un bagliore opprimente, che pesa sullo sguardo e sulle cose come pesano le “musiche di cattedrale”, che con l’organo riempiono asfissianti l’atmosfera.

Intuiamo subito che questa “certa inclinazione di luce” è metafora di qualcos’altro, di un sentimento che si diffonde nell’animo dell’autrice e che la opprime tanto quanto la luce invernale. Ciò che colpisce è che il componimento è quasi un’ode al dolore, un modo per esorcizzarlo e accettarlo, perché anch’esso, come l’inverno e il suo buio, è parte integrante della natura. Perché cercare di allontanarlo, allora? Non resta che viverlo e aspettare che passi, come passano le stagioni, come si alternano i mille volti della luce.

Emily Dickinson

La poetessa statunitense Emily Dickinson nacque il 10 dicembre 1830 ad Amherst, una cittadina del Massachusetts, da una famiglia di estrazione borghese e di solidi principi puritani. Il clima familiare era molto rigido e soprattutto il padre assumeva atteggiamenti austeri e severi con i figli.

Il temperamento insofferente e individualista portò Emily Dickinson a distaccarsi dalla religione di famiglia e a compiere viaggi a Boston e a Filadelfia. Ritornata nella città natale iniziò un progressivo ritiro nella casa paterna, dove visse per i successivi trent’anni, quasi in clausura, non uscendo addirittura più dalla camera da letto e comunicando con gli amici e i familiari attraverso le pareti della camera, poi, attraverso affettuosi bigliettini che inviava loro. Paradossalmente, però, quei muri che la escludevano dal contatto fisico con il mondo esterno finirono per diventare vetri trasparenti dai quali guardare al mondo con occhio limpido e curioso, e fu in quella situazione di volontario isolamento che Emily Dickinson prese a rifugiarsi nella contemplazione della natura, nella meditazione sul senso della vita e, soprattutto a partire dal 1860, nella composizione di versi.

Scrisse 1775 poesie, delle quali solo sette furono pubblicate mentre era in vita e senza il suo consenso. Sarà la sorella, dopo la morte della scrittrice (15 maggio 1886), a trovare chiuse in un cassetto le sue liriche, scritte su piccoli fogli, cuciti a mano a formare un libriccino segreto. Le poesie, così come le numerose lettere, furono pubblicate postume.

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