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“Fulgida stella” di John Keats, il desiderio di un amore eterno come gli astri

In una notte stellata come questa, John Keats osservava il cielo scuro trapunto di luce e dava vita a "Fulgida stella", una poesia in cui si mescolano lirismo, desiderio, contemplazione e amore.

“Fulgida stella, come tu lo sei
fermo foss’io, però non in solingo
splendore alto sospeso nella notte
con rimosse le palpebre in eterno”.

Come sono belle, le stelle. Cantate nella poesia, nell’arte e nella musica dacché esiste l’uomo, sono simbolo della bellezza misteriosa dell’universo e dei sogni più reconditi dell’essere umano.

Rappresentano, al tempo stesso, il mistero che esplode fuori di noi, lontano anni luce, e quello che si cela dentro di noi. Nella poesia “Fulgida stella“, John Keats racconta l’amore servendosi dell’immagine dell’astro luminoso immobile nel cielo scuro.

La stella, metafora dell’amore

Distante, luminosa, immobile, lontana dai mutamenti dell’uomo e del mondo, la stella cantata da John Keats ci osserva solitaria. Inizia così la riflessione che conduce l’autore inglese al tema dell’amore.

Come vorrebbe essere una stella, rubare per un attimo la sua eternità, per poter rimanere tutta la vita avvolto fra le braccia della sua amata.

In questa poesia, infatti, la stella è metafora dell’eterno, della fissità e della costanza che Keats, così come qualsiasi innamorato, desidererebbe nella sua relazione. Vorrebbe preservare per sempre la serenità ed il calore profusi dal corpo della donna amata, risplendere insieme a lei lontano dal resto del mondo, rifugiandosi in un cielo accogliente e rassicurante.

“Fulgida stella” di John Keats

“Fulgida stella, come tu lo sei
fermo foss’io, però non in solingo
splendore alto sospeso nella notte
con rimosse le palpebre in eterno
a sorvegliare come paziente
ed insonne Romito di natura
le mobili acque in loro puro ufficio
sacerdotale di lavacro intorno
ai lidi umani della terra, oppure
guardar la molle maschera di neve
quando appena coprì monti e pianure.

No, – eppure sempre fermo, sempre senza
mutamento sul vago seno in fiore
dell’amor mio, come guanciale; sempre
sentirne il su e giù soave d’onda, sempre
desto in un dolce eccitamento
a udire sempre sempre il suo respiro
attenuato, e così viver sempre,
– o se no, venir meno nella morte”.

“Bright star”

“Bright star, would I were stedfast as thou art—
Not in lone splendour hung aloft the night
And watching, with eternal lids apart,
Like nature’s patient, sleepless Eremite,
The moving waters at their priestlike task
Of pure ablution round earth’s human shores,
Or gazing on the new soft-fallen mask
Of snow upon the mountains and the moors—

No—yet still stedfast, still unchangeable,
Pillow’d upon my fair love’s ripening breast,
To feel for ever its soft fall and swell,
Awake for ever in a sweet unrest,
Still, still to hear her tender-taken breath,
And so live ever—or else swoon to death”.

John Keats

Una vita breve ma intensa di poesia. Nonostante sia stato sottovalutato dai suoi contemporanei, John Keats è stato per moltissimi suoi successori, fonte di forte ispirazione con i suoi versi.

Appartenente alla seconda generazione di poeti romantici inglesi, l’autore di “Fulgida stella” è ritenuto uno dei più importanti rappresentanti del movimento romantico inglese. Le principali tematiche da lui affrontate sono l’amore, carico di passionalità, la natura e la contemplazione della bellezza.

John Keats nasce a Londra il 31 ottobre del 1795 da una famiglia di origini modeste. Primo di cinque figli, John frequenta una scuola privata diretta dal reverendo del posto. Si appassiona alla letteratura ed alla poesia, iniziato dal figlio del reverendo, Charles Cowden Clarke, che rimane un importante amico di Keats anche dopo il periodo scolastico.

L’adolescenza non è un momento felice per John Keats: nel giro di pochi anni muoiono il padre, vittima di una caduta da cavallo che gli è fatale, e la madre, che si ammala di tubercolosi. I giovani Keats vengono affidati alle cure della nonna, e John comincia a lavorare come apprendista in una farmacia per dare una mano a casa.

Dopo un periodo di studi, Keats si avvicina al mondo della medicina e lavora come assistente in un ospedale. L’esperienza gli serve per comprendere quali siano le sue reali inclinazioni, e nel giro di poco tempo lascia il lavoro per dedicarsi agli studi poetici. Così ha inizio la sua carriera, con la pubblicazione dei primi versi nel 1817.

Sebbene non troppo apprezzato dai suoi contemporanei, Keats produce diverse raccolte poetiche, e si avvicina agli intellettuali dell’epoca, stringendo amicizia con P.B. Shelley e sua moglie, e anche Charles LambHorace Smith e William Hazlitt.

Nel 1818 conosce e sposa Fanny Brawne, la donna a cui sono dedicate molte delle poesie che ha composto. Nel 1820, continuamente afflitto da malanni respiratori, John Keats decide di trasferirsi a Roma per provare a curare la sua debolezza approfittando del clima mite.

Non farà più ritorno in Inghilterra: la tubercolosi non gli lascia scampo, e Keats muore il 23 febbraio del 1821, a soli venticinque anni.

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