poesia d'amore

“Eterna presenza” di Pedro Salinas, la richiesta di vicinanza di un amor perduto

In questa poesia Pedro Salinas traduce la nostalgia della persona amata che prima c'era e adesso non c'è più come il vento invisibile che dà luce alla candela
"Eterna presenza" di Pedro Salinas, la richiesta di vicinanza di un amor perduto

Un amore che non c’è più fisicamente, ma la cui anima vuol che diventi “Eterna Presenza”.  Sono versi toccanti quelli che il poeta spagnolo Pedro Salinas utilizza in questa poesia. Un viaggio alla ricerca persona assente o scomparsa diviso in più fasi: il “prima” della ricerca fisica, l’ “oggi non chiedo più nulla” e il futuro in cui “quello che ti chiedo adesso è .. che tu stia vicina a me, dentro”. 

Eterna presenza dell’anima

La poesia è una preghiera che l’autore fa alla sua amata, affinché diventi “anima della mia anima, sangue del mio sangue”, il cuore “i cui battiti non si stancano mai” almeno per tutto il tempo in cui si avrà la vita. Un amore che il poeta supplica da corporea passeggera assenza” di faccia “terna presenza dell’anima”, sostegno del peso umano e corporeo, invisibile agli occhi.

La poesia

Non importa che non ti abbia,
non importa che non ti veda.
Prima ti abbracciavo,
prima ti guardavo,
ti cercavo tutta,
ti desideravo intera.
Oggi non chiedo più
né alle mani, né agli occhi,
le ultime prove.
Di starmi accanto
ti chiedevo prima,
sì, vicino a me, sì,
sì, però lì fuori.
E mi accontentavo
di sentire che le tue mani
mi davano le tue mani,
che ai miei occhi
assicuravano presenza.

Quello che ti chiedo adesso
è di più, molto di più,
che bacio o sguardo:
è che tu stia più vicina
a me, dentro.
Come il vento è invisibile, pur dando
la sua vita alla candela.

Come la luce è
quieta, fissa, immobile,
fungendo da centro
che non vacilla mai
al tremulo corpo
di fiamma che trema.

Come è la stella,
presente e sicura,
senza voce e senza tatto,
nel cuore aperto,
sereno, del lago.

Quello che ti chiedo
è solo che tu sia
anima della mia anima,
sangue del mio sangue
dentro le vene.

Che tu stia in me
come il cuore
mio che mai
vedrò, toccherò
e i cui battiti
non si stancano mai
di darmi la mia vita
fino a quando morirò.

Come lo scheletro,
il segreto profondo
del mio essere, che solo
mi vedrà la terra,
però che in vita
è quello che si incarica
di sostenere il mio peso,
di carne e di sogno,
di gioia e di dolore
misteriosamente
senza che ci siano occhi
che mai lo vedano.

Quello che ti chiedo
è che la corporea
passeggera assenza,
non sia per noi dimenticanza,
né fuga, né mancanza:
ma che sia per me
possessione totale
dell’anima lontana,
eterna presenza.

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