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La poesia

“Estiva”, la poesia di Cardarelli sulla stagione più bella

Nella poesia “Estiva”, Vincenzo Cardarelli fa un elogio all’estate e alla sua forza di rendere più bello il mondo

Nella poesia “Estiva”, scritta nel 1915 e contenuta nella raccolta “Prologhi” del 1916, Vincenzo Cardarelli ci racconta la magia della stagione più bella. La capacità dell’estate di regalare felicità anche agli animi più cupi, grazie al calore del sole e allo splendore delle lunghe giornate. L’estate è la stagione dell’amore, in grado di regalare serenità e pace interiore con i suoi profumi e sapori.

“Estiva”

Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell’albe senza rumore
ci si risveglia come in un acquario
dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d’oscuramento e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell’ordine che procede
qualche cadenza dell’indugio eterno.

La stagione che porta luce

Questa poesia di Cardarelli è un vero e proprio elogio all’estate, un’ode a quel periodo dell’anno che risveglia e placa gli animi. “Nessuna promessa terrena/ può dare pace al mio cuore/ quanto la certezza di sole/ che dal tuo cielo trabocca”, quale modo per esprimere meglio la meraviglia della stagione più bella che regala lunghe giornate di sole in grado di scaldare il cuore e dare vita ad amori fugaci e passionali. L’estate descritta da Cardarelli ha il potere di rendere felici, di sollevare il peso della vita, almeno per un breve periodo dell’anno. Il caldo, i profumi e i sapori della stagione estiva sono una ricetta perfetta per risollevare lo spirito.

 

Vincenzo Cardarelli

Vincenzo Cardarelli (il vero nome è Nazareno Cardarelli) nasce a Corneto Tarquinia, un borgo della maremma laziale, nel 1887. Consegue solo la licenza elementare ma poi continua gli studi come autodidatta. Si trasferisce non ancora ventenne a Roma dove per mantenersi intraprende vari mestieri per dedicarsi infine al giornalismo professionale. Collabora con varie testate, tra cui l’Avvenire, la Voce, la Ronda, di cui fu il fondatore insieme a Cecchi e Bacchelli. Ha un’esistenza inquieta, bohemienne e solitaria. Vive per tutta la vita in condizioni economiche precarie, in camere d’affitto. Muore nel 1959.

Alice Turiani

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