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“Durante tutto il viaggio”, la poesia di Hikmet per combattere la nostalgia

I versi della poesia di Nazim Hikmet rappresentano un ottimo modo per spronarci a vivere il tempo presente senza farci trascinare dalla nostalgia del passato

A volte la nostalgia è una presenza ingombrante che non ci permette di vivere serenamente le nostre esperienze, si appropria della nostra attenzione fino a quando nella nostra mente non resta altro che la malinconia della nostalgia. I versi della poesia “Durante tutto il viaggio” di Nazim Hikmet rappresenta un ottimo modo per spronarci a vivere il tempo presente senza farci trascinare dalla nostalgia del passato, poiché potremmo perdere dei momenti preziosi.

Durante tutto il viaggio

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
quando si dorme si perdono le mani e i piedi
io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno

durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio
del fresco nell’afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.

La nostalgia secondo Hikmet

In italiano nostalgia, in portoghese saudade, persino la lingua sicula ha una parola per descrivere la nostalgia. Che sia rivolta al passato o al futuro, di sicuro Nazim Hikmet ce la descrive benissimo coi suoi versi. Quando Hikmet scrisse Durante tutto il viaggio era in viaggio a causa dell’esilio dalla sua terra poiché iscritto al Partito Comunista di Turchia, un viaggio che il poeta visse con enorme malinconia e nostalgia. Hikmet, infatti, per motivi politici fu prima detenuto nelle carceri turche per dodici anni; poi, una volta scarcerato, per fuggire allo stretto controllo del governo al quale era sottoposto decise di espatriare nell’ Unione Sovietica, vivendo in una dacia vicino Mosca, nel quale morì nel giugno del 1963. Nell’espatriare, non solo dovette lasciare la sua Turchia, ma lasciò anche l’amatissima moglie Munevvèr che all’epoca aspettava un bambino. 

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