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La poesia

“Dove la luce”, l’inno all’amore incondizionato di Giuseppe Ungaretti

In occasione dell’anniversario della scomparsa di Giuseppe Ungaretti, vi proponiamo “Dove la luce”, un componimento che il poeta dedica all’amore incondizionato.

Il 1° giugno 1970 ci lasciava Giuseppe Ungaretti, fra i più grandi poeti italiani di tutti i tempi. Le sue opere hanno accompagnato generazioni di lettori alla scoperta del Simbolismo e dell’Ermetismo, di cui Ungaretti è considerato l’antesignano, e delle atmosfere della Prima Guerra Mondiale.

Infatti, Giuseppe Ungaretti nasce nel 1888 ad Alessandria d’Egitto e, dopo aver studiato alla Sorbona e vissuto a Parigi – dove ha la possibilità di conoscere il Simbolismo e i grandi poeti francesi dell’epoca -, si reca volontario a combattere nel corso della Prima Guerra Mondiale. Ungaretti presta servizio come soldato semplice in Francia e sul Carso. L’esperienza lo segna per la vita. La sua poetica è profondamente intrisa delle tracce della guerra e del dolore vissuto in quegli anni strazianti.

Tuttavia, la poesia che condividiamo oggi, risulta diversa da quelle che più ricordiamo quando si parla di Giuseppe Ungaretti. Si tratta, infatti, di versi che trattano la tematica dei sentimenti. In occasione dell’anniversario della scomparsa di Giuseppe Ungaretti, vogliamo proporvi la lettura di “Dove la luce”, un componimento interamente dedicato all’amore, un amore incondizionato, che trascende il tempo e lo spazio.

Dove la luce di Giuseppe Ungaretti

Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.
Ci scorderemo di quaggiù,
E del male e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d’ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov’è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d’oro.

L’ora costante, liberi d’età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo

L’amore sopra ogni cosa

Siamo avvezzi ad associare la figura di Ungaretti alla realtà della guerra, per via delle innumerevoli poesie che il poeta ha riservato alla tematica. In effetti, la Prima Guerra Mondiale ha segnato in modo indelebile le vite di chi l’ha vissuta in prima persona, divenendo tema imprescindibile degli uomini e delle donne del Novecento.

Così, se pensiamo alle poesie di Ungaretti, ci sovvengono immediatamente, quasi senza pensarci, i titoli di “Soldati”, “San Martino del Carso”, “Non gridate più”, “Veglia”. La poesia che abbiamo appena letto, invece, appare diversa, tanto nell’atmosfera, quanto nel soggetto.

“Dove la luce”, infatti, è ambientata in un luogo e in un tempo che sembrano trascendere la realtà, in uno spazio in cui dapprima tutto si muove come accarezzato da una brezza leggera – è questa l’immagine che traspare dalla prima strofa, pervasa di un ondeggiare leggero ed etereo –, e in cui poi tutto il movimento cessa all’improvviso, come se anche il tempo si fosse fermato del tutto – è il caso della seconda strofa, che ci fa sprofondare in una quieta immobilità –.

Il componimento è tratto dalla raccolta “Sentimento del tempo”, pubblicata per la prima volta nel 1933 e incentrata sulla relazione fra presente, passato ed eterno. Leggendo “Dove la luce”, abbiamo l’impressione di essere proiettati appunto in uno sprazzo di eternità, dove la luce è perenne, l’ora è “costante” e i protagonisti sono “liberi d’età”.

L’amore che Giuseppe Ungaretti canta in questa poesia è un amore incondizionato, un sentimento talmente forte da trascendere il legame terreno e tutte le cose ad esso legato: “Ci scorderemo di quaggiù,/E del male e del cielo,/E del mio sangue rapido alla guerra,/Di passi d’ombre memori/Entro rossori di mattine nuove”. Il poeta invita la donna amata a seguirlo in una dimensione nuova, dove non vi sono altro che luce, quiete e serenità. Uno splendido componimento che costituisce un autentico inno all’amore sopra ogni cosa.

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