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La Poesia

“Cose nascoste” di Kavafis, essere se stessi nonostante gli ostacoli

In "Cose nascoste", Konstantinos Kavafis esprime la difficoltà di essere se stessi in un mondo che non sempre è pronto a comprenderci.

Konstantinos Kavafis è fra i poeti greci più amati di tutti i tempi. Con i suoi versi, ha raccontato l’amore per la Grecia, la nostalgia, la morte, la malinconia scandita dal tempo che passa, la paura e la passione che consuma l’anima come fuoco vivo. “Cose nascoste”, che oggi leggiamo nella versione tradotta da Andrea Di Gregorio, è un breve componimento che racconta di come spesso le cose non siano come appaiono: il poeta chiede di non essere giudicato per ciò che ha detto o fatto, perché talvolta la verità si cela dietro a parole mai dette e gesti mai compiuti, a causa di “ostacoli” che l’autore spera in futuro non si ripresentino più. 

Volendo leggere questi bellissimi versi tenendo presente la vita di Kavafis, ci rendiamo subito conto del fatto che il poeta, in “Cose nascoste”, fa riferimento alla sua omosessualità, alla mancata accettazione di questa caratteristica da parte della società, del mondo, con cui potremmo identificare appunto l'”ostacolo”. Ce lo illustra in modo magistrale Andrea De Gregorio, in una nota in calce alla poesia:

“Il geloso gioielliere della poesia Cose di bottega spiega, nel 1908, che senso ha quel suo produrre senza poi mostrare. In quello stesso anno, Kavafis approfondisce il tema in questa poesia in endecasillabi sciolti che non pubblica: il gioielliere è sdegnoso, e nasconde le sue cose per orgoglio, ma qui la cosa è diversa; c’è un ostacolo. Ed è commovente, nel penultimo verso, quell’altro che sia fatto come me. In una sua nota, Kavafis scrive di voler dare luce ed emozione a quanti sono come me, e questo, come nota Dimitris Papanikolaou in un interessante saggio incentrato proprio sulla poetica dell’omosessualità, diventa un punto nodale”. 

Nota a “Cose nascoste” in Poesie di Kavafis, Garzanti, 2017

Cose nascoste di Konstantinos Kavafis

Da quel che ho fatto e da quel che ho detto
non si provi a capire chi sono stato.
Un ostacolo c’era che alterava
le mie azioni e il modo in cui vivevo.
Un ostacolo c’era ad arrestarmi
quando ero sul punto di parlare.
Dai gesti passati inosservati,
dagli scritti più di altri appartati…
solo da lì mi si potrà comprendere.
Ma poi non vale la pena di spendere
tanta cura e impegno per conoscermi.
Un giorno, in una società perfetta,
un altro che sia fatto come me
di certo apparirà e sarà libero.

Konstantinos Kavafis

Konstantinos Petrou Kavafis nasce ad Alessandria d’Egitto il 29 aprile 1863 da genitori greci originari di Istanbul. Il padre è un ricco commerciante che non fa mancare nulla alla famiglia ma, purtroppo, muore inaspettatamente nel 1870, quando Konstantinos è ancora solo un bambino.

A seguito dell’evento luttuoso, la famiglia è costretta a trasferirsi nel Regno Unito, prima a Liverpool e poi a Londra. L’ennesimo trasferimento avviene nel 1879, quando Konstantinos ritorna ad Alessandria d’Egitto. Pochi anni dopo, la famiglia è obbligata a lasciare Alessandria per rifugiarsi in un luogo più sicuro: le rivolte nazionaliste del 1885, infatti, infuriano e preoccupano tutti.

Kavafis si trasferisce perciò per un breve periodo a Istanbul, ma ben presto rientra nella sua città natale, dove rimane per tutta la vita. Ad Alessandria, Konstantinos scrive ininterrottamente e sperimenta diverse professioni: fa il giornalista, poi diventa agente di Borsa, e infine ottiene un incarico al Ministero egiziano dei lavori pubblici, dove esercita la professione di interprete.

Fra il 1891 e il 1904, Konstantinos Kavafis scrive e pubblica molte poesie, che nell’immediato non lo rendono celebre, ma che concorreranno a farlo divenire uno fra i poeti greci più conosciuti e amati dal grande pubblico – greco e non – dopo la sua morte, avvenuta il 29 aprile 1933 – nel giorno esatto del suo settantesimo compleanno – a seguito di un tumore alla laringe.

Poesie di Kavafis

Nato in esilio da una grecità decadente, cresciuto nel cuore dell’Europa, Costantino Kavafis, come l’argentino Borges e il portoghese Pessoa, è un poeta di periferia. Meglio: un poeta di periferie. Non religiose, sociali o culturali, ma umane e individuali: la tragedia di avere un’inclinazione e un desiderio al tempo stesso insopprimibili e destinati alla sconfitta, dà in lui origine a una poesia singolarmente quieta, serena, teneramente ironica.

Componimenti brevi, vivide evocazioni di scene e momenti di tono sensuale e intimo, schizzi appena abbozzati e al tempo stesso raffinatissimi, sono la cifra inconfondibile di una delle voci liriche più originali del Novecento. Quest’antologia raccoglie le più belle poesie di Kavafis in itinerari tematici, facendone i capitoli di un romanzo esistenziale profondamente segnato dalla dimensione del tragico ma allo stesso tempo ironico, e, proprio per questo, particolarmente vicino alla sensibilità contemporanea.

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