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Elio Pagliarani

“Se facessimo un conto delle cose”, la poesia d’amore di Elio Pagliarani

Il 25 maggio 1927 nasceva Elio Pagliarani, poeta e critico teatrale. Per l’occasione, vi proponiamo la lettura di “Se facessimo un conto delle cose”.

Nato a Viserba il 25 maggio 1927, Elio Pagliarani è stato un grande autore del Novecento, capace di mantenere il legame con la tradizione poetica e, al contempo, di sfruttare immagini e linguaggi nuovi. Nel giorno in cui ricorre l’anniversario della nascita del poeta, vi proponiamo la lettura di “Se facessimo un conto delle cose”, il componimento che apre la raccolta “Inventario privato”, pubblicata nel 1959.

Se facessimo un conto delle cose di Elio Pagliarani

Se facessimo un conto delle cose
che non tornano, come quella lampada
fulminata nell’atrio alla stazione
e il commiato allo scuro, avremmo allora
già perso, e il secolo altra luce esplode
che può farsi per noi definitiva.

Ma se ha forza incisiva sulla nostra
corteccia questa pioggia nel parco
da scavare una memoria – compresente
il piano d’assedio cittadino in tutto il quadrilatero –
e curiosi dei pappagalli un imbarazzo
ci rende, per un attimo, dicendoti dei fili di tabacco
che hai sul labbro, e perfino una scoperta
abbiamo riserbata: anche a te piace
camminare? (e te non stanca? che porti
tacchi alti, polsi, giunture fragili
che il mio braccio trova a fianco,
il tuo fianco, le mani provate sopra i tasti
milanese signorina)
se ci pare che quadri tutto questo
con l’anagrafe e il mestiere, non il minimo buonsenso

un taxi se piove / separé da Motta
Ginepro e Patria / poltrone alla prima

ci rimane, o dignità, se abbiamo solo in testa
svariate idee d’amore e d’ingiustizia.

“Inventario privato”, le opere giovanili di Elio Pagliarani

Restiamo ammaliati e anche un po’ spiazzati dopo aver letto questi versi. Abbiamo la sensazione che la Grande Storia e quella privata si intreccino, in una narrazione particolare, capace di servirsi di tradizione e innovazione, di pubblico e privato contemporaneamente.

“Se facessimo un conto delle cose” introduce l’incontro fra l’io lirico e la ragazza amata, ed è la poesia che apre la raccolta “Inventario privato”, pubblicata nel 1959, quando Elio Pagliarani aveva poco più di 30 anni. La raccolta si divide in 3 sezioni: Il primo foglio, A riporto, Totale S.E. & O. Ciascuna di esse contiene 7 poesie. “Inventario privato” è dunque una raccolta di 21 componimenti, tutti equamente suddivisi.

I versi che abbiamo appena letto, oltre ad essere molto suggestivi, risultano esemplificativi dello stile e dei contenuti della produzione di Elio Pagliarani, le cui opere più note sono il poemetto “La ragazza Carla” (1960) e il romanzo in versi “La ballata di Rudi” (1995), con cui l’autore ha vinto il Premio Viareggio. “Inventario privato” si configura come il punto di partenza di un percorso all’insegna del superamento della corrente ermetica e del raggiungimento di un nuovo modo di poetare che sia in grado di coniugare passato e presente.

Un canzoniere moderno, fra tradizione e innovazione

Infatti, possiamo considerare “Inventario privato” un vero e proprio canzoniere della tradizione – in cui figura spesso l’endecasillabo, fra l’altro –, poiché il tema principale consiste nel cantare l’amore per una donna, la “milanese signorina” del nostro componimento.

Dall’altra parte, invece, notiamo elementi nuovi, come i riferimenti a luoghi precisi di Milano, le immagini tipiche della modernità (la luce del progresso che “esplode”, i “fili di tabacco” sulle labbra della donna amata, i tacchi alti, il taxi), il lessico adoperato da Elio Pagliarani, che ci rimanda subito ad un’atmosfera buia, un po’ malinconica e a tratti squallida: quella della città scura di fumi progressisti, della stazione semibuia, con le luci fulminate.

Si tratta quindi di un canzoniere atipico, con cui Elio Pagliarani cerca di andare incontro alla modernità mediante l’inserimento di diversi piani testuali – la toponomastica, gli stralci di giornale, le insegne dei negozi –, l’ambientazione metropolitana e l’atmosfera da Guerra Fredda, dove spesso figura una luce accecante, quella della bomba.

 

 

 

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