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La poesia

“Carme XXXI”, Catullo e la poesia per Sirmione

Il “Carme XXXI” è un componimento scritto dal poeta latino Gaio Valerio Catullo in saluto a Sirmione, la sua città natale

In questa calda giornata di fine luglio vogliamo proporvi il “Carme XXXI” di Gaio Valerio Catullo. Un componimento, contenuto nel “Liber catulliano“, che il poeta latino scrisse in saluto a Sirmione, la sua città natale tanto amata. Sirmione è tutt’oggi una meta amata dai turisti che, in tutte le stagioni, approfittano della sua bellezza e delle sue terme.

“Carme XXXI”

Sirmione, perla delle penisole e delle isole,
di tutte quante, sulla distesa di un lago trasparente o del mare
senza confini, offre il Nettuno delle acque dolci e delle salate, con quale piacere, con quale gioia torno a rivederti;
a stento mi persuado d’aver lasciato la Tinia e le contrade di Bitinia,
e di poterti guardare in tutta pace.
Ma c’è cosa più felice dell’essersi liberato dagli affanni,
quando la mente depone il fardello e stanchi
di un viaggio in straniere regioni siamo tornati al nostro focolare
e ci stendiamo nel letto desiderato?
Questa, in cambio di tante fatiche, è l’unica soddisfazione.
Salve, amabile Sirmione, festeggia il padrone,
e voi, onde del lago di Lidia, festeggiatelo:
voglio da voi uno scroscio di risate, di tutte le risate che avete.

Il ritorno al posto del cuore

Il ritorno del poeta Catullo in patria, dopo la deludente esperienza della guerra in Bitinia, viene da lui celebrato con questo carme. La felicità del rientro a casa porta Catullo a descrivere i suoi luoghi del cuore in maniera quasi mistica. Simbolo della patria, e quindi della serenità, ritrovata dopo tante peripezie, Sirmione ci viene presentata come un luogo d’incanto insieme al suo lago. Il luogo è così caro al poeta che quasi si aspetta un saluto personale per il suo ritorno. Questa poesia ci presenta un Catullo nostalgico, sofferente, ma che può finalmente godere di un po’ di pace guardando il magnifico panorama di casa sua.

 

Gaio Valerio Catullo

Gaio Valerio Catullo nasce a Verona nell’84 A.C. da una famiglia molto agiata. Catullo riceve la migliore istruzione si trasferisce a Roma intorno al 60 A.C. per completare i suoi studi. Lì entra a far parte di un circolo letterario, i neoteroi o poetae novi, e conosce la donna che sarà il suo grande amore: Clodia, moglie del proconsole Metello Celere. Alla morte del fratello Catullo torna a Verona per poi ritornare a Roma quando viene a sapere di un altro tradimento di Clodia. Per dominare la gelosia Catullo segue, nel 57 A.C., il pretore Caio Memmio in Bitinia. Al ritorno da questo viaggio crea i suoi poemi migliori. Muore poi poco dopo a Roma, nel 54 A. C.

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