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poesie contro la guerra

“Canzonetta”, la poesia di Ugo Betti contro la guerra

Con “Canzonetta”, il poeta Ugo Betti si schiera contro la guerra e ricorda questi uomini che si recano al fronte carichi di pensieri e paure.

La guerra è un grande teatro di violenze in cui i soldati, uomini che spesso combattono perché costretti dalle circostanze, sono le prime vittime designate. Hemingway scriveva, a proposito della guerra e del ruolo del soldato:

“Questo si faceva. Si moriva. Non si sapeva di cosa si trattasse. Non si aveva mai il tempo di imparare. Si veniva gettati dentro e si sentivano le regole e la prima volta che vi acchiappavano in fallo vi uccidevano.”

Questa poesia è dedicata a tutti coloro i quali vengono “gettati dentro” il teatro della guerra e sono costretti a mettere da parte tutta la loro quotidianità e le relazioni che hanno coltivato per andare in un non luogo, al fronte, a combattere contro uomini come loro, altrettanto innocenti e altrettanto terrorizzati all’idea di perdere tutto ciò che si sono lasciati alle spalle per andare a fare la guerra.

Canzonetta

I soldati vanno alla guerra.
Vanno come trasognati,
e la notte li rinserra.
La strada cammina, cammina
come una misteriosa pellegrina,
e sulle case addormentate
tutte le stelle si sono affacciate.
Ma i soldati sono quasi fanciulli,
e si mettono a cantare
la ninna nanna, per cullare
una tristezza che non si vuole addormentare.
Le stelle
sono come gocce d’argento
e le fa tremare il vento!
E mentre dormono tutte le belle
noi ce ne andiamo per la bianca strada
a ritrovare un’altra fidanzata!
Ed anche voi, dolcezza, dormite…
e del mio bene nulla sapete!
Volevo parlare, una sera…
ma ogni detto fuggì dal mio cuore
come dalla gabbia una capinera!
E voi, bambini, fate la nanna
e non fate disperare la mamma.
Dormite
col guanciale bianco sotto la testa,
e intanto viaggia la tempesta!
O fratello! Prima di partire
tante cose ti volevo dire…
Ma come foglie portate dal vento
sono fuggite, e non me ne rammento!
O mamma, voi sola non dormite,
come una volta, quand’ero malato!
E voi sola m’avete vegliato,
e non mi potevo addormentare
se voi non eravate al capezzale.
Ma ero un fanciullo!
Ora, mamma, state contenta!
Sentite? il figlio vostro canta!
Canta e cammina per la bianca strada
per ritrovare la sua fidanzata.-
(ma le mamme non possono dormire,
e quella canzone le fa singhiozzare).
Sulle case addormentate
tutte le stelle sono tramontate.
I soldati vanno a testa china
e la strada cammina cammina.

La crudeltà della guerra

“Canzonetta” è un componimento che si legge agevolmente: le rime e la scorrevolezza del lessico ricordano una vera e propria canzone, una ninna nanna carica di tenerezza e innocenza. Il ritmo è regolare, i suoni anche. Nessun tonfo, nessuna variazione improvvisa. Forse per questo, leggere il componimento è ancor più doloroso.

Ci immedesimiamo subito nel gruppo di giovani soldati che si incammina in direzione del fronte e, dove ci immagineremmo la forza e la determinazione, troviamo invece la sconvolgente verità di cui siamo testimoni anche in questo tempo di guerra in tante parti del mondo: chi fa la guerra è innocente, umano quanto noi, né più forte, né più determinato, né più cosciente del ruolo che sta avendo negli eventi bellici.

I soldati sono esseri umani gettati dentro il teatro della guerra. Le loro vittorie e le loro sconfitte determinano, di solito, la vittoria e la sconfitta di interi paesi, ma loro non sono altro che giovani costretti a lasciare, talvolta con qualche rimpianto, le fidanzate, le mogli, le madri.

Cantano per non soccombere alla tristezza e alla paura della guerra (“ma i soldati sono quasi fanciulli,/e si mettono a cantare/la ninna nanna, per cullare/una tristezza che non si vuole addormentare”), e il canto li accompagna nella notte stellata silenziosa, mentre nelle case la gente dorme e il percorso continua lento e regolare (“la strada cammina cammina”).

Una poesia di guerra dolce e malinconica per chiunque abbia sperimentato la sofferenza del percorso silenzioso – e carico di pensieri di ogni sorta – verso il fronte, con la paura di non tornare più indietro e di non aver detto abbastanza ai propri cari.

Ugo Betti

Ugo Betti è stato un poeta e drammaturgo italiano. Nato a Camerino nel 1892, Betti ha composto 27 drammi e numerose poesie, ed è stato fondatore del Sindacato Nazionale Autori Drammatici, creato con l’intento di salvaguardare i drammaturghi e tutti gli scrittori teatrali.

Buona parte della produzione di Ugo Betti è dedicata all’esperienza della guerra: il poeta, infatti, si è arruolato come volontario nella Prima Guerra Mondiale. Dopo la disfatta di Caporetto, è stato imprigionato in un campo per ufficiali, dove ha fatto la conoscenza di Carlo Emilio Gadda e Bonaventura Tecchi, divenuti presto suoi cari amici e confidenti.

La poesia che abbiamo letto è legata a questo periodo della vita di Ugo Betti.  Le sue opere teatrali più celebri sono state pubblicate dopo gli anni ’40, e nascono dalla necessità di comunicare l’impossibilità di discernimento di bene e male e, di conseguenza, di perseguimento della giustizia. Betti è autore di opere che dai critici sono state giudicate pregevoli e cariche di significato, figlie di un’epoca in cui la violenza della guerra ha aperto la strada all’esistenzialismo e alla sperimentazione.

Ugo Betti è morto nel 1953 in una clinica romana, a causa di una malattia incurabile. In suo onore, il Comune di Camerino ha istituito, nel 1963, il Premio Ugo Betti per la Drammaturgia”.

 

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