Sei qui: Home » Poesie » Antonin Artaud e i contrasti di cui si nutre il poeta
la poesia

Antonin Artaud e i contrasti di cui si nutre il poeta

Il 4 settembre del 1896 nasceva a Marsiglia il celebre drammaturgo Antonin Artaud. Lo ricordiamo attraverso "Poeta nero", un componimento in cui l'autore fa trasparire tutti i contrasti di cui si nutre il genio poetico.

Antonin Artaud è stato un importante drammaturgo, attore, saggista e regista teatrale francese. La sua raccolta di saggi “Il teatro e il suo doppio“, pubblicata nel 1938, che ha riscosso un enorme successo, ha avuto il merito di scardinare le regole proprie del teatro e di far conoscere al grande pubblico le forme orientali di teatro, in particolare quella balinese. 

Nel giorno in cui ricorre l’anniversario della sua nascita, avvenuta il 4 settembre 1896, vogliamo ricordare Antonin Artaud leggendo una delle sue splendide poesie, “Poeta nero”, in cui il drammaturgo descrive l’anima del poeta e rende manifesti tutti i contrasti di cui si nutre l’ispirazione. “Poeta nero” è tratta dalla raccolta “L’ombelico dei limbi” (in versione originale “L’ombilic des limbes”), pubblicata nel 1925 da Gallimard.

Poeta nero di Antonin Artaud

Poeta nero, un seno di vergine
ti assilla,
poeta inacidito, la vita ribolle
e la città arde,
e il cielo si riassorbe in pioggia,
la tua penna graffia al cuore della vita.

Foresta, foresta, degli occhi brulicano
sui pinoli disseminati;
capelli di bufera, i poeti
inforcano cavalli e cani.

Gli occhi si infuriano, le lingue svoltano
il cielo affluisce nelle narici
come un latte nutriente e azzurro;
io sono appeso alle vostre bocche
donne, cuori di aspro aceto.

(Trad. di Marie Laure Colasson)

Poète noir 

Poète noir, un sein de pucelle
te hante,
poète aigri, la vie bout
et la ville brûle,
et le ciel se résorbe en pluie,
ta plume gratte au coeur de la vie.

Forêt, forêt, des yeux fourmillent
sur les pignons multipliés ;
cheveux d’orage, les poètes
enfourchent des chevaux, des chiens.

Les yeux ragent, les langues tournent
le ciel afflue dans les narines
comme un lait nourricier et bleu ;
je suis suspendu à vos bouches
femmes, coeurs de vinaigre durs.

Chi è Antonin Artaud

Antonin Artaud nasce a Marsiglia il 4 settembre del 1896, da una famiglia agiata: il padre è capitano, mestiere comune per gli abitanti di Marsiglia, mentre la madre è una donna di origine turca. Artaud racconta spesso la sua infanzia, e le parole che usa parlano di ricordi felici, spensierati, in cui il contatto con gli affetti familiari si mescola alla gioia dei giochi e delle prime esperienze. L’unica vena di tristezza che attraversa questo periodo della vita di Antonin Artaud è data dalla malattia che lo colpisce all’età di 4 anni.

Il piccolo, infatti, viene colpito da una grave meningite, che gli causerà problemi per tutta la vita: la nevralgia, la balbuzie e le continue crisi di depressione verranno sempre imputati alla patologia infantile. Sin da giovane, Artaud subisce il ricovero in diversi sanatori. Sono queste le occasioni in cui il giovane legge Rimbaud, Poe e Baudelaire. In occasione di una delle tante visite in sanatorio, un medico gli prescrive il laudano. 

Da questo momento in poi, Antonin Artaud sviluppa la dipendenza da oppiacei che si trascinerà dietro per tutta la vita. Dopo un vano tentativo di entrare a far parte dell’esercito – da cui viene allontanato per via di frequenti episodi di sonnambulismo -, il giovane decide di trasferirsi a Parigi, dove entra in contatto con il Surrealismo e, in particolare, con il teatro, che diventa la sua più grande passione e con cui ha l’occasione di sperimentare e di mettere a frutto il suo potenziale. 

A partire dagli anni ’20, Artaud teorizza il concetto che poi sarà noto come “Teatro della crudeltà“, per mettere al centro della rappresentazione teatrale il dramma in sé, e privare del suo potere tirannico il testo, con le sue norme e il suo rigore. Le pièces che originano dal “teatro della crudeltà” non hanno un buon riscontro: “Les Cenci” viene rappresentato non più di una decina di volte. Intanto, l’autore si dedica anche alla scrittura di sceneggiature per il cinema, fino al 1935, anno in cui la sua malattia diventa ancor più invalidante. 

Dopo anni di interminabili sofferenze e irriducibili dipendenze, Antonin Artaud muore il 4 marzo del 1948, pochi giorni dopo aver terminato il suo testamento spirituale, “Van Gogh il suicidato della società“, in cui rivendica la sua alienazione dal mondo circostante e la ferma opposizione ad ogni forma di conformismo. 

 

© Riproduzione Riservata