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“All’Estate” (1783) la poesia di William Blake sul piacere della stagione estiva

Vivi i magici versi di "All'Estate" poesia di William Blake che offre un'immagine regale e divina della stagione estiva per celebrarne gli effetti sulle persone e sulla Terra.

All’Estate (To Summer)di William Blake è una poesia che celebra la stagione estiva, con lo stile unico e visionario del grande poeta inglese. Il poema personifica l’estate cogliendone gli effetti sul paesaggio e sulle persone.

Il poema descrive come la bella stagione, nel momento in cui arriva, plasma ogni cosa presente sulla Terra, diventando la giusta conseguenza del risultato maturato in primavera.

La lirica apre la raccolta  Poetical Sketches (traduzione potrebbe essere Bozzetti Poetici), il primo libro di poesie e prose di William Blake, scritta tra il 1769 e il 1777. Quaranta copie furono stampate nel 1783, per poi trovare più ampia diffusione solo nel 1868, grazie alla riedizione curata dal bibliografo inglese Richard Herne Shepherd.

Ma, leggiamo questa poetica celebrazione dell’estate di William Blake.

All’Estate di William Blake

O Tu che passi per le nostre valli
La tua forza, argina i tuoi impetuosi destrieri, placa il calore
Che divampa dalle loro grandi narici! tu, o Estate,
Hai spesso piantato qui la tua tenda dorata, e spesso
Hai dormito sotto le nostre querce, mentre noi guardavamo
Con gioia, le tue membra rubiconde e i tuoi capelli rigogliosi.

Sotto le nostre ombre più fitte abbiamo spesso udito
la tua voce, quando il mezzogiorno, con la sua macchina fervida
Cavalcava gli abissi del cielo; di lato alle nostre sorgenti
Siediti, e nelle nostre valli muschiose, su
qualche riva accanto a un fiume limpido, getta i tuoi
drappeggi di seta, e tuffati nella corrente:
Le nostre valli amano l’estate nel suo orgoglio.

I nostri bardi sono noti per aver suonato corde d’argento:
I nostri giovani sono più coraggiosi dei guardiani del sud:
Le nostre fanciulle sono più belle nelle danze:
Non ci mancano canti, né strumenti di gioia,
Né echi dolci, né acque chiare come il cielo,
Né corone di alloro contro il caldo afoso.

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To Summer, William Blake

O Thou who passest thro’ our vallies in
Thy strength, curb thy fierce steeds, allay the heat
That flames from their large nostrils! thou, O Summer,
Oft pitched’st here thy golden tent, and oft
Beneath our oaks hast slept, while we beheld
With joy, thy ruddy limbs and flourishing hair.

Beneath our thickest shades we oft have heard
Thy voice, when noon upon his fervid car
Rode o’er the deep of heaven; beside our springs
Sit down, and in our mossy vallies, on
Some bank beside a river clear, throw thy
Silk draperies off, and rush into the stream:
Our vallies love the Summer in his pride.

Our bards are fam’d who strike the silver wire:
Our youth are bolder than the southern swains:
Our maidens fairer in the sprightly dance:
We lack not songs, nor instruments of joy,
Nor echoes sweet, nor waters clear as heaven,
Nor laurel wreaths against the sultry heat.

Una magica visione dell’arrivo dell’Estate

All’Estate di William Blake è una celebrazione dell’arrivo della stagione più calda, che diventa sinonimo di gioia, bellezza e successo. L’estate è rappresentata come una figura divina, come un grande condottiero, che visita la Terra ogni anno e porta piacere ai giovani, alle donne, agli artisti.

Una stagione piena di vita che porta ardore, positività, forza. Blake l’associa all’immagine di un grande condottiero, una divinità regia, che con la forza dei suoi “destrieri” arriva nei campi della vallata a ridosso del fiume, piantando le tende. 

È chiaro che i riferimenti di Blake sono legati alla sua epoca e nella poesia si esalta la grande Inghilterra e il paesaggio della campagna inglese che attraverso i versi del grande poeta ci appare come un dipinto. 

Nella seconda strofa della poesia Blake sottolinea l’importanza di questa stagione per gli abitanti della zona. Tutti gli abitanti della vallata vivono la presenza dell’estate.

Il poeta rivolge uno sguardo al passato e ricorda la ciclicità dell’arrivo dell’estate, che “sulla sua fervida macchina”, è sempre portatrice di gioia e felicità per tutti coloro che hanno la fortuna di incontrarla.

L’ultima strofa appare come la più suggestiva. L’arte prende forma e vigore attraverso i bardi, i cantanti, gli scrittori, che pizzicano corde d’argento offrendo suono attraverso i loro strumenti.

I giovani sono audaci nel loro calore e nella loro gioia. Più di quanto non lo siano, dice Blake, “i guardiani del sud”. Naturalmente, questo fa riferimento alla calore che porta l’estate in un territorio più rigido rispetto ai paesi più a sud. Le fanciulle condividono la loro bellezza mentre danzano.

Quando il “caldo afoso” arriva in Inghilterra, gli uomini e le donne del Paese festeggiano come tutti gli altri. Alcuni studiosi hanno associato questa poesia, e in particolare questo passaggio, a una comprensione più ampia dell’Impero britannico.

Questa poesia è stata scritta mentre l’impero stava sorgendo, il che potrebbe benissimo essere rappresentato come un’estate afosa in cui il calore e la felicità o il potere dell’inghilterra stanno aumentando.

Emerge un chiaro nazionalismo nei versi di William Blake, anzi tutta la poesia è improntata nell’associare la “potenza”, la “forza” dell’estate, alla forza dell’Inghilterra e della sua voglia di imperare sul Mondo.  

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