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La poesia

“Alla Vittoria”, la poesia di Carducci sulla libertà

“Alla Vittoria" è una poesia di Giosuè Carducci scritta nel maggio del 1877 e contenuta nella raccolta “Delle odi barbare”

Questa sera abbiamo pensato di proporvi la poesia “Alla Vittoria” di Giosuè Carducci. Un componimento lirico, un’ode, scritta per ricordare le imprese della città di Brescia durante l’insurrezione delle Dieci Giornate contro l’oppressione austriaca avvenuta tra il 23 marzo e il 1° aprile 1849. Vogliamo presentarvela proprio oggi, il giorno dopo la vittoria della nostra Nazionale agli Europei di calcio, per ricordarci una delle grandi imprese che ha compiuto il nostro Paese per la libertà.

“Alla Vittoria”

Scuotesti, vergin divina, l’auspice

ala su gli elmi chini de i pèltasti,

poggiasti il ginocchio a lo scudo,

aspettanti con l’aste protese?

 

o pur volasti davanti l’aquile,

davanti i flutti de’ marsi militi,

co ‘l miro fulgor respingendo

gli annitrenti cavalli de i Parti?

 

Raccolte or l’ali, sopra la galea

del vinto insisti fiera co ‘l poplite,

qual nome di vittorïoso

capitano su ‘l clipeo scrivendo?

 

È d’un arconte, che sovra i despoti

gloriò le sante leggi de’ liberi?

d’un consol, che il nome i confini

e il terror de l’impero distese?

 

Vorrei vederti su l’Alpi, splendida

fra le tempeste, bandir ne i secoli:

“O popoli, Italia qui giunse

vendicando il suo nome e il diritto.”

 

Ma Lidia intanto de i fiori ch’èduca

mesti l’ottobre da le macerie

romane t’elegge un pio serto,

e, ponendol soave al tuo piede,

 

– Che dunque – dice – pensasti, o vergine

cara, là sotto ne la terra umida

tanti anni? sentisti i cavalli

d’Alemagna su ‘l greco tuo capo? –

 

– Sentii – risponde la diva, e folgora –

però ch’io sono la gloria ellenica,

io sono la forza del Lazio

traversante nel bronzo pe’ tempi.

 

Passâr l’etadi simili a i dodici

avvoltoi tristi che vide Romolo

e sursi “O Italia” annunziando

“i sepolti son teco e i tuoi numi!”

 

Lieta del fato Brescia raccolsemi,

Brescia la forte, Brescia la ferrea,

Brescia leonessa d’Italia

beverata nel sangue nemico.

 

L’unione fa la forza

Carducci nell’ode “Alla Vittoria” canta la forza e il coraggio di un popolo contro l’oppressione degli avversari. Da questa poesia, Brescia prende proprio il nome di “Leonessa d’Italia”, simbolo di resistenza e unità verso qualcosa che sembrava invincibile. Sono tanti gli avvenimenti storici in cui l’Italia intera o singole regioni o città hanno dato dimostrazione di quanto sia importante essere uniti e coesi per vincere gli avversari. L’ode “Alla Vittoria” racconta di un popolo, di una comunità e del loro impegno verso la libertà. Oggi l’Italia è unita e unica grazie anche a queste importanti lotte. Un’Italia unita sotto tanti aspetti e davanti al resto del mondo che, da sempre, ammira e loda le nostre bellezze e la nostra esemplarità.

 

Giosuè Carducci

Giosuè Carducci nasce il 27 luglio 1835 a Valdicastello, vicino Lucca. Dopo i primi studi, nel 1853, Carducci viene ammesso alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove uscirà, laureato in Filologia, nel 1856. Partecipa agli incontri della società “Amici Pedanti” che si batteva per un immediato ritorno al classicismo della letteratura contro la modernità e le nuove idee del Romanticismo. Dopo la morte del fratello, nel 1870 Carducci perde la madre e uno dei figli avuti nel primo matrimonio. Carducci diventa il vate dell’Italia umbertina e viene nominato, nel 1890, senatore del Regno. Giosuè Carducci vince il premio Nobel per la letteratura nel 1904 e a pochissimi anni da questo meritato successo muore a Bologna, per una broncopolmonite, il 16 febbraio del 1907.

 

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