Giovanna d’Arco, la donna che voleva liberare la Francia

Giovanna d'Arco fu colei che liberò la città di Orléans dagli inglesi durante la Guerra dei Cent'Anni, e poi bruciata al rogo per eresia
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MILANO – Nel 1412, quando a Domrémy, in Lorena, nacque Giovanna d’Arco, la Francia era un Paese sprofondato nel caos. La Guerra dei Cent’Anni era iniziata nel 1337, e a contendersi la sovranità sono il re e i feudatari che tentano di soverchiarlo, appoggiati dalla monarchia inglese. Nel 1420 la situazione precipitò, quando il re inglese si proclamò sovrano del Regno unito di Francia e d’Inghilterra.

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Giovanna d’Arco, la pulzella di Orléans

Quando Giovanna aveva tredici anni iniziarono le visioni. Durante il processo per eresia del 1431 raccontò di udire “voci celestiali“, accompagnate da un bagliore e da visioni dell’arcangelo Michele, di santa Caterina e di santa Margherita. La prima volta che queste “voci” le si palesarono, secondo il suo stesso racconto, Giovanna si trovava nel giardino della casa dei genitori, a mezzogiorno di una giornata estiva. Sebbene sorpresa e impaurita da quell’esperienza, Giovanna decise di consacrarsi interamente a Dio facendo voto di castità.

Convinta di essere stata scelta da Dio, Giovanna d’Arco, umile pastorella analfabeta e diciassettenne, partì nel 1429 per offrire il suo aiuto al Delfino di Francia, Carlo VII. Giunta alla corte del Delfino, chiese e ottenne di poter guidare l’esercito che andava in soccorso di Orléans, stretta d’assedio dalle truppe inglesi di Enrico VI. Infiammati i cuori dei francesi e sostenuta dal popolo, Giovanna partì insieme al suo esercito, liberò Orléans e sconfisse i nemici. Carlo VII il 7 luglio 1429 venne finalmente incoronato re.

La condanna al rogo

L’anno dopo Giovanna d’Arco si diresse verso Compiègne per difendere la città dagli anglo-borboni ma cadde in un’imboscata, venne catturata e consegnata a Giovanni di Lussemburgo, che la cedette agli inglesi come bottino di guerra. Il re Carlo VII non fece nulla per tentare di liberarla. Fu incarcerata e processata da un tribunale di ecclesiastici che la incolpano di eresia ed empietà, senza menzionare le ragioni politiche di questa incarcerazione. La accusarono di mentire sulle sue visioni mistiche, di aver disobbedito ai genitori, di indossare abiti maschili, di essere un emissario del diavolo. Il 30 maggio 1431, a Rouen, fu condannata a morte sul rogo. Dalle fiamme urlò “Gesù”, poco prima di chinare la testa ed esalare l’ultimo respiro.

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