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Come decifrare il politichese, la guida alla comunicazione politica

Babbel ha creato un vademecum per comprendere alcune delle strategie comunicative più utilizzate in politica e quindi decifrare meglio i discorsi politici.

Il gergo dei politici viene spesso definito in modo dispregiativo politichese. In Francia e in Spagna si parla di langue de bois e lenguaje de madera, letteralmente “lingua di legno”, dal russo дубовый язык (“lingua di quercia”), mentre in Germania si utilizza il termine Betonsprache, “lingua di cemento”. Che sia quercia, legno o cemento, la metafora si basa sul fatto che il linguaggio della politica sia “pesante” e ambigua, piena di tecnicismi e figure retoriche. 

Ecco perché Babbel, la app che porta le tue conoscenze linguistiche ad un livello superior, ha creato un vademecum per comprendere alcune delle strategie comunicative più utilizzate e quindi decifrare meglio i discorsi politici.

Politici e social media, come è cambiato il linguaggio?

Politici e social media, come è cambiato il linguaggio?

I social media hanno cambiato la comunicazione politica degli ultimi anni. Dopo il Tweet dell’ Azzolina, riflettiamo su questo cambiamento.

Alternative facts e misspeak: come non dire “ho esagerato”

Una delle figure retoriche più utilizzate in politica è l’eufemismo, che mira ad attenuare l’asprezza di un concetto troppo crudo con vocaboli neutri o positivi, per non ledere l’immagine dell’oratore o per introdurre una manovra vista poco favorevolmente. Con il tempo le espressioni eufemistiche diventano sinonimi del concetto negativo, bisogna quindi trovarne di nuove: un circolo vizioso chiamato euphemism treadmill (“il tran tran dell’eufemismo”). Ecco qualche esempio:

Tagli strategici nella forza lavoro, ovvero licenziamenti di massa, o alla spesa pubblica, ovvero meno investimenti per l’istruzione, la salute, le infrastrutture. Realtà che viene tuttavia addolcita dall’uso dell’aggettivo “strategici”

Danno collaterale, in inglese collateral damage: eufemismo che viene utilizzato per rendere più accettabile l’idea di vittime innocenti

Alternative facts e misspeak (inglese): nel 2016 il consigliere dell’allora neo-eletto Trump ha parlato di “fatti alternativi”, per contrastare le accuse secondo le quali l’addetto stampa alla Casa Bianca avrebbe mentito sul numero delle persone presenti all’inaugurazione di Trump. Nello schieramento opposto, Hillary Clinton ha affermato di aver “misspoken” mentre descriveva un suo viaggio in Bosnia, nel quale sosteneva di essersi trovata in mezzo al fuoco dei cecchini, informazione rivelatasi non veritiera. In entrambi i casi dire “ho deliberatamente ingrandito la situazione” sarebbe stata una piena ammissione di colpevolezza

Enhanced interrogation (inglese): “interrogatorio rafforzato” per acquisire informazioni da sospetti e detenuti al posto di “interrogatorio che utilizza tecniche di tortura”

Plan social (francese): espressione che significa licenziamenti collettivi, da non confondere con l’interpretazione più immediata di “piano sociale” che parrebbe far riferimento a qualche politica sociale, per esempio a tutela dei giovani

Redressement de comptes publics (francese): letteralmente “risanamento delle finanze pubbliche” che implica tagli di bilancio e aumenti fiscali. In maniera simile in Italiano si parla di aggiustamento fiscale o rimodulazione delle imposte e in tedesco di Beitragsanpassung, ma “l’aggiustamento” o “rimodulazione” non è (quasi) mai al ribasso

Devaluación competitiva de salarios (spagnolo): “svalutazione competitiva dei salari” ovvero una riduzione dei salari, presentata a Bruxelles dal governo spagnolo, resa meno amara dall’inclusione di una parola come “competitivo”, tipicamente associato a concetti positivi

Migrationsmanagement (tedesco): fondamentalmente si tratta di rimpatrio dei migranti, ma il concetto è reso meno crudo dall’uso dell’espressione “gestione dei migranti”

L’ossimoro della crescita negativa

Tra gli eufemismi più eclatanti e abusati vi è la locuzione crescita negativa (negative growth in inglese, croissance negative in francese, crecimiento negativo in spagnolo e Nullwachstum in tedesco). Al suo posto si potrebbe usare il termine “recessione”; tuttavia, l’uso di “crescita”, seppure associata a “negativa” o, in tedesco, a “zero” (“null”), conferisce una connotazione meno drastica. Questa espressione è anche un ossimoro, dato l’accostamento dei due termini che esprimono concetti opposti come “crescita” e “negativa.

Anchor baby: un esempio di disfemismo

In politica sono sempre più diffusi anche i disfemismi, l’esatto contrario degli eufemismi, ovvero un peggioramento voluto di un fatto o di una situazione, tramite la sostituzione di una parola neutra o positiva con un’altra avente un’accezione negativa. Un esempio molto famoso viene dall’inglese.

Si tratta di anchor baby, un’espressione usata per indicare un bambino nato da una madre senza documenti in un Paese in cui il bambino diventa cittadino alla nascita (ius soli). Il termine deriva dalla convinzione che il parto sia programmato per facilitare l’eventuale residenza legale della famiglia, “anchor” infatti significa “ancora” ma anche, in senso figurato, “ancora di salvataggio”. Il termine neutro, privo di pregiudizi e non politicizzato sarebbe birthright citizenship.

Da flat tax a caregiver

Un fenomeno tutto italiano è l’utilizzo da parte dei politici di anglicismi (anche definiti inglesismi) o pseudoanglicismi, quest’ultimi sono termini utilizzati in Italia ed erroneamente ritenuti inglesi come smart working (in inglese remote working o working from home). In questo modo spesso si utilizzano parole o locuzioni non note a buona parte della popolazione italiana.

Tanti sono gli esempi: da flat tax (“imposta ad aliquota fissa”) a cashback (“rimborso”), da jobs act (“legge sul lavoro”) a spending (in realtà spending review, ovvero “revisione della spesa pubblica”) o tra i più recenti vaccination hub (“centro vaccinale”), tracking (“tracciamento”) e caregiver (colui o colei che assiste una persona malata o anziana). Da notare inoltre che usare il participio presente spending, omettendo review, potrebbe far credere che si parli di un aumento della spesa pubblica, proprio il contrario del suo vero significato.

Un gergo ricco di figure retoriche

Dall’iperbole alle metafore, dall’anafora all’allitterazione, le figure retoriche sono una parte fondamentale della comunicazione politica. Particolarmente interessanti sono le metafore: un esempio consiste nell’uso nel Regno Unito e negli Stati Uniti di “flood” (che significa “inondare” o “inondazione”) o “tide” (“marea”) per descrive il flusso di migranti. L’accostamento non casuale a due fenomeni naturali distruttivi vuole sottolineare l’aspetto incontrollabile e travolgente dell’immigrazione e ne trasmette quindi una visione molto critica. Allo stesso modo la metafora “an army of immigrant” crea una polarizzazione tra i migranti, potenzialmente pericolosi, e la popolazione del Paese ospitante.

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